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Art. 127 FN 89 Novembre 2016 – Smart city e sicurezza urbana

LA SICUREZZA URBANA DI UNA SMART CITY NON PUÒ PRESCINDERE DAL COINVOLGIMENTO ATTIVO DEI CITTADINI E DALL’UTILIZZO DI TECNOLOGIE MODERNE

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Oggi più che mai le città si trovano ad affrontare il problema della sicurezza che, se gestito in modo inadeguato, può tradursi in un aggravio dei costi economici che gravano maggiormente sulla spesa pubblica. I sistemi urbani sono in continua e profonda trasformazione, lo sviluppo tecnologico ottimizzato è l’unico strumento in grado di offrire alla cittadinanza servizi sostenibili, indispensabili per garantire uno sviluppo economico e sociale globale. La diffusione della banda larga, supportata da tecnologie avanzate, rappresenta oggi più che mai un fattore chiave per lo sviluppo della società dell’informazione, integrando servizi innovativi in diversi scenari e ambienti applicativi. Una città per essere definita ‘smart’ deve essere a misura d’uomo, più sicura, con una comunicazione efficace grazie all’uso combinato di tecnologie moderne. La città ‘intelligente’ è un progetto urbanistico in grado di connettere tecnologia e capitale umano, capace di rendere più sostenibile l’ambiente in cui si vive, migliorando la vita dei cittadini, riducendo l’impatto ambientale dello sviluppo e rendendo più accessibili i servizi. Sotto il profilo della sicurezza anticrimine, le città del futuro hanno la possibilità di sfruttare soluzioni tecnologiche sempre più intelligenti. Ma servono infrastrutture di comunicazione efficienti e una visione ampia e intelligente da parte delle pubbliche amministrazioni. Se dunque, da un lato, le città del futuro hanno la possibilità di sfruttare nuove soluzioni tecnologiche, dall’altro, il più delle volte la loro adozione si trova a essere limitata da infrastrutture di comunicazione inefficienti, associate a una visione ‘miope’. Le amministrazioni, in particolare, dovrebbero cambiare il modo di considerare e progettare la sicurezza dei propri cittadini, passando dalla cultura dell’emergenza a quella della prevenzione, puntando a un effettivo miglioramento della sicurezza, anziché semplicemente della percezione. Di contro, i professionisti della sicurezza hanno un ruolo altrettanto importante, che non può semplicemente limitarsi a quello di comparsa, ma deve estendersi al ruolo di autentici artefici del cambiamento. Intellisystem Technologies punta a realizzare progetti e soluzioni in cui, mettendo al centro le persone, si riesca a interpretare le percezioni alla sicurezza nel contesto in cui vivono. Le soluzioni vanno oltre i tipici messaggi della protezione civile e le allerte meteo, puntando a realizzare una cultura della prevenzione e della sicurezza. Ci siamo infatti resi conto che i problemi che interessano le grandi città sono in scala gli stessi delle piccole comunità, ma con esigenze diverse. La visione di Intellisystem si focalizza dunque sulla sicurezza intesa come bene fondamentale e primario poiché alla base della coesione sociale. Per questa ragione le tecnologie sviluppate non solo puntano al coinvolgimento attivo dei cittadini, ma agevolano anche gli interventi delle forze dell’ordine.

Un uso accorto delle telecamere

Malgrado oggi siano già installate diverse migliaia di telecamere nelle nostre città, di fatto esse supportano il servizio d’ordine pubblico in modo inefficiente, poiché nella maggior parte dei casi non sono interconnesse a un unico centro servizi, limitandosi a effettuare delle semplici registrazioni, tra l’altro difficili da consultare. Da qui la necessità di ricondurre la sicurezza di una città non tanto all’esplosione numerica delle telecamere installate, quanto alla loro integrazione, alla gestione e all’analisi delle immagini, a favore di un impiego più efficace delle nuove tecnologie. Per migliorare la sicurezza di una città, contrastando i crimini e assicurando l’ordine pubblico, bisogna intervenire in modo capillare partendo dalle strade, utilizzando le telecamere di rete, più comunemente note come telecamere IP o network camere, quali strumento di prevenzione e di indagine dei reati commessi. Negli anni l’evoluzione della videosorveglianza ha potenziato il valore di tale tecnologia migliorando non solo la sicurezza, ma anche il ‘Decision Support System’, offrendo ulteriori strumenti a supporto della pianificazione degli interventi in tempo reale. Grazie alle nuove modalità di visione, tipologie di registrazione e di connessione, la video sorveglianza 2.0 è largamente apprezzata in ogni ambito della sicurezza delle persone e delle cose. Il fulcro di tale evoluzione è intrinseco nell’utilizzo delle telecamere di rete che, unitamente a una migliore gestione delle informazioni associate alle immagini, con un maggiore livello di dettaglio e di analisi diventa uno strumento fortemente strategico se applicato nell’ottica dei Big Data. I più moderni sistemi di ripresa IP integrati con una nuova intelligenza applicativa, potenziano ancor più il valore della videosorveglianza. Le telecamere di rete più moderne, infatti, devono essere considerate alla stregua di veri e propri sensori hi-tech, capaci non solo di catturare immagini a una qualità superiore, ma anche di integrare al proprio interno degli algoritmi di analisi che oggi rappresentano un tassello fondamentale della moderna tecnologia definita con l’Internet of Things (IoT). Facendo leva su queste tecnologie è possibile incrementare la qualità dei servizi associati alle attività di monitoraggio e di controllo, introducendo una nuova capacità di identificazione e tracciabilità delle informazioni, atte a favorire uno sviluppo virtuoso delle smart city. Da quando i sistemi di videosorveglianza fanno di Internet un elemento strutturale è possibile acquisire informazioni interpretabili con un orizzonte di comprensione contestuale più ampio, che spazia dal miglioramento del flusso del traffico al sostegno dei servizi on-demand. Per creare una città intelligente non bastano però le telecamere intelligenti, se queste non sono interconnesse tra loro al fine di convergere in una piattaforma operativa centralizzata, in cui processare tutte le informazioni acquisiste in campo. È pertanto essenziale che i dati registrati vengano analizzati e trasformati in informazioni interattive, che sappiano coinvolgere appieno non solo le istituzioni pubbliche, ma anche i cittadini chiamati a essere parte attiva dell’ecosistema intelligente della città. Grazie ai moderni smartphone e tablet tutti i cittadini più ‘evoluti’ possono interagire con le istituzioni fornendo informazioni preziose in tempo reale relative allo stato di sicurezza e alla gestione della città. Ponendo al centro i cittadini le amministrazioni locali potranno contare su una rete di sensori dinamica, in movimento e soprattutto a costo zero per essere informate in anticipo in merito a tutte le possibili allerte. Grazie alla decentralizzazione dell’intelligenza basata su di una piattaforma di collaborazione comune, tutti i diversi device potranno dialogare tra loro, innescando un ciclo virtuoso di opportunità e vantaggi per tutti. Grazie a una maggiore interattività è poi possibile prevedere scenari molteplici di collaborazione tra cittadini, trasformandoli di fatto da semplici fruitori ad autentici fornitori di informazioni, al servizio di tutte le persone presenti nella medesima area metropolitana.

Soluzioni integrate

Solo a partire da un’attenta analisi contestuale e storica dei dati sarà possibile attivare nuove applicazioni, per esempio di gestione ottimizzata dell’energia, del traffico, del rumore e della sicurezza. Le telecamere di rete più moderne possono eseguire delle applicazioni molto complesse, capaci di interagire con altri sensori esterni e algoritmi che permettono, per esempio, la gestione ottimale dell’illuminazione pubblica in base alle esigenze di illuminazione reali, per ridurre il consumo di energia elettrica. Proprio per questo motivo le telecamere di rete costituiranno la spina dorsale dell’Internet delle Cose cittadina, a condizione che siano progettate per essere facilmente integrate con architetture aperte e scalabili. Pur essendo la tecnologia pienamente matura, purtroppo gli installatori non sono ancora sufficientemente preparati in termini di ‘Intelligent Content Management’, dove la security non si limita semplicemente al controllo e monitoraggio degli ambienti, ma si riferisce soprattutto all’analisi dei comportamenti, per definire servizi ottimali di supporto ai cittadini. Nell’immediato futuro le telecamere di rete intelligenti avranno dunque un ruolo fondamentale nella definizione di una piattaforma aperta per lo sviluppo di nuove applicazioni nel contesto smart city. Occorrerà lavorare per mettere a punto a livello normativo la standardizzazione della piattaforma di comunicazione tra i vari sistemi. La videosorveglianza del futuro sarà basata sul concetto di ‘Data Enrichment’, ovvero la capacità di migliorare i dati grezzi acquisiti dalle telecamere, superando tutte le limitazioni in cui i dati raccolti vengano semplicemente salvati.

La città vista nel futuro

Siamo fermamente convinti che la sicurezza delle smart city non possa prescindere dalla capacità di mettere in correlazione infrastrutture diverse e tra loro eterogenee facendo leva sulla raccolta e analisi dei cosiddetti Big Data. In tale scenario, la videosorveglianza è chiamata a giocare un ruolo primario, che non si limita alla semplice trasmissione dell’allarme o dell’immagine, ma deve creare una base di dati e di conoscenza utilizzabile per migliorare la vivibilità di una città. Le tecnologie esistono già, ma occorre aumentare la consapevolezza e competenza degli amministratori in merito alle potenzialità ad esse offerte.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Fieldbus & Networks N. 89 – Novembre 2016.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito http://www.intellisystem.it/it/portfolio/fn-novembre-2016-2

143 Ingegneri.info Maggio 2018 – Ingegneria della Business Continuity: una nuova opportunità

Business Continuity

Nell’era dell’Industria 4.0 che si focalizza nella digitalizzazione, l’operatività delle organizzazioni sono sempre più legate a un patrimonio informativo e di know how affidato non solo a supporti hardware soggetti a guasti ma anche a rapida obsolescenza.Da tutto ciò si evince che l’operatività e il patrimonio delle conoscenze aziendali sono legate a doppio filo con la tecnologia adoperata. E’ proprio attorno a questa riflessione che ruota il concetto di Business Continuity che nel settore TLC può essere tradotto in continuità operativa o aziendale delle infrastrutture di rete atte a garantire il normale flusso dei dati aziendali.

 

Business Continuity: di cosa stiamo parlando

In generale con il termine di Business Continuity s’intende quel processo atto a individuare le potenziali minacce alle quali è esposta una data organizzazione e a definire i processi necessari per assicurare la resilienza della struttura a seguito del verificarsi delle condizioni avverse, al fine di garantirne l’operatività, la capacità produttiva e quindi gli interessi e l’immagine dell’azienda. Per tale motivo, è fondamentale essere in grado di pianificare processi e ricorrere a soluzioni in grado di gestire tale problematica ponendo rimedio a quelli che possono essere definiti “attacchi o agli eventi disastrosi” che purtroppo possono danneggiare e distruggere i supporti di raccolta dei dati aziendali.

Business Continuity Plan e Disaster Recovery

Al fine di concretizzare una valida strategia di continuità operativa, le organizzazioni stilano il cosiddetto Business Continuity Plan: una sorta di “manuale” in cui ad ogni possibile minaccia corrispondono delle soluzioni da intraprendere, fondamentale per prevenire rischi e garantire un pronto interventi nei casi concreti di eventi avversi.
Parte integrante di un Business Continuity Plan è la strategia meglio definita col termine di Disaster Recovery: soluzione per mettere al sicuro il proprio patrimonio digitale al quale le organizzazioni in genere sono sempre maggiormente (e purtroppo non sempre coscientemente) legate. Seppur terminologicamente simili i due concetti di Business Continuity e Disaster Recovery possiedono delle differenze intrinseche che li contraddistinguono.

Per individuazione tali differenze e specificità, conviene partire dalla definizione formale delle relative strategie che li contraddistinguono meglio individuate con i termini di:

– Piano di Business Continuity: processi e procedure nell’ambito di un’organizzazione volte ad assicurare l’operatività delle funzioni base durante e a seguito di un evento disastroso.

– Piano di Disaster Recovery: parte del processo di Business Continuity che specifica, a livello tecnico, le precauzioni da prendere e le attività da svolgere per mettere al sicuro i dati e le funzioni aziendali da attacchi o eventi disastrosi.
Partendo dalle definizioni è facile capire quali sono le differenze tra i due concetti:
• Business Continuity è la strategia più ampia che ha l’obiettivo di assicurare la “sopravvivenza” di tutte le funzioni essenziali dell’organizzazione;
• Disaster Recovery è la strategia che ha come obiettivo la salvaguardia di funzioni specifiche dell’organizzazione ed è parte di un piano di Business Continuity.

 

Business Continuity nella Pubblica amministrazione

La Business Continuity assume un significato ancor più importante quando la sicurezza della continuità operativa e la tutela del patrimonio di dati riguarda una pubblica amministrazione. In questo contesto unitamente alla dematerializzazione della PA, il piano di continuità operativa ICT delle pubbliche amministrazioni è divenuta un’esigenza normativa regolamentata da:

  • Art. 50 bis CAD
  • Circolare DigitPA 1° dicembre 2011, n. 58

Purtroppo i dati dimostrano che negli ultimi cinque anni è cresciuta la percentuale di aziende che hanno adottato soluzioni di continuità operativa non tanto (come sarebbe logico aspettarsi) nel settore pubblico soggetto a norme e regolamentazioni sempre più stringenti, ma soprattutto nel settore privato e no profit. A causa del continuo aumento delle minacce ambientali a cui è soggetto il nostro paese (alluvioni, terremoti ecc.) e dei crimini informatici, diventa sempre più cruciale la presenza di manager che siano in grado di coordinare gli specialisti per prevenire le minacce, assicurare la continuità aziendale evitando il rischio concreto di un effetto domino potenzialmente disastroso. Si tratta di una figura innovativa nata dall’evoluzione dei responsabili della sicurezza fisica di asset aziendali e di dipendenti (spesso di estrazione militare) e di sicurezza logica che riguarda la disponibilità, confidenzialità e integrità dei dati (funzione in mano a tecnici It, talvolta ex-hacker) per adeguarsi alle necessità del millennio.

L’importanza del Business Continuity Manager Officer

Il ruolo della Business Continiuty dal semplice concetto di intervento sul rischio operativo e contingente sta mutando verso una strategia più sottile e complessa che riguarda la gestione totale del rischio aziendale. Proprio per questo motivo la figura ricercata deve essere in grado di coordinare la prevenzione e la cura delle minacce che oggi si muovono sia in modo tradizionale sia con metodi tecnologicamente avanzati. Da ciò si evince che le aziende sono sempre più alla ricerca di nuove figure professionali quali il Business Continuity Manager Officier (BCMO).

E’ proprio per questo motivo per arrivare alla posizione di BMCO occorre un approccio multidisciplinare coadiuvato da competenze specifiche e spiccate capacità manageriali interattive, adattative ed analitiche. Il BMCO è quindi non solo un coordinatore ma anche un integratore di risorse. L’ingresso di una simile figura nell’ambito aziendale non è stato peraltro ancora pienamente sviluppato. Tant’è che una delle difficoltà maggiori riscontrate sul campo è stata quella di integrare i processi di Business Continuity in ambito aziendale, facendo percepire la funzione di servizio al business nel suo complesso. Una volta superato questo primo l’ostacolo, non mancano ulteriori sfide, tra cui quelle che riguardano l’identificazione delle infrastrutture cruciali tlc e quelle che riguardano la progressiva introduzione di dispositivi mobili dei dipendenti all’interno della società che dovranno garantire i diversi standard di sicurezza aziendali.

Cosa fa il BMCO

La figura del BMCO deve essere in grado di gestire processi gestionali olistici atti ad identificare, in anticipo, il potenziale impatto di un’ampia varietà di interruzioni alla abilità dell’organizzazione di rimanere in funzione, consentendo ad essa di tollerare in parte o in tutto la sua capacità operativa.

Gli elementi chiave dell’operato del BCMO includono la comprensione del contesto nel quale è inserita l’organizzazione, ma non solo:

  • la comprensione dei prodotti e servizi critici che l’organizzazione deve consegnare (i suoi obiettivi);
  • capire quali ostacoli od interruzioni possono opporsi alla consegna dei prodotti e servizi critici;
  • capire al meglio e con quali mezzi l’organizzazione possa continuare a raggiungere i suoi obiettivi in caso di interruzioni;
  • comprendere quali risultati si ottengono qualora siano resi operativi i controlli ed altre azioni di mitigazione;
  • comprendere quali sono i criteri e i presupposti che fanno scattare la risposta all’incidente e all’emergenza e le relative procedure di ripristino e ripartenza;
    • assicurare la comprensione del proprio ruolo e delle responsabilità da parte del personale, qualora dovesse avvenire una catastrofe; creare consensi generalizzati alla partecipazione e realizzazione, diffusione ed esercizio della Business Continuity. In altre parole, integrare la Business Continuity in tutte le attività quotidiane che riguardano il business.

Tutto ciò è da intendersi a carattere ciclico poiché se da un lato l’organizzazione aziendale e gli scenari possono cambiare, dall’altro anche il piano di Business Continuity deve essere in grado di adattarsi alle nuove esigenze.
Riferendoci alla figura del BMCO, una parte di rilievo assume la comprensione dell’ambiente circostante. È su questo punto che ritengo opportuno soffermare l’attenzione in quanto se il BMCO, coinvolgendo tutte le funzioni aziendali, riesce a rappresentare in modo attendibile i rischi e gli impatti nei quali l’Azienda può incorrere e ad aggiornarli tempestivamente al mutare dell’ambiente, la metà del lavoro è già fatto. Con ciò non si vuole dire che la scelta delle soluzioni di mitigazione dei rischi sia così semplice da trascurarla, ma si vuol sottintendere che, una volta che siano stati fissati e concordati a tutti i livelli aziendali i possibili danni nei quali l’azienda può incorrere, le soluzioni possibili poggeranno su una base solida, credibile.

Ci saranno quindi ottime possibilità che siano realizzate in modo adeguato per efficienza e bilanciamento costi/rischi. I recruiter, ovvero i cosiddetti “cacciatori di teste”, sono pronti a scommettere che il BCMO sia uno dei più richiesti lavori del futuro nel campo manageriale. La figura tipica del BCMO è rappresentata da un ingegnere che sia in possesso di un mix di competenze fisiche e concettuali unite alla capacità di coordinare vari segmenti aziendali. Indipendentemente dalla crisi o meno, il progresso tecnologico impone una corretta gestione di ogni ambito legato alla sicurezza aziendale. Garantire la continuità del business infatti significa prevenire ogni tipo di rischio di un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, gestire le crisi e difendere fatturato e i margini da atti concorrenza sleale e da attacchi reputazionali.

Un ruolo cruciale che tendenzialmente si riconduce ai vertici aziendali e che al momento, in Italia, offre un livello remunerativo medio compreso tra i 120 e i 180 mila euro annui. La domanda di BMCO è elevata ed in crescita nei settori più strategici del nostro paese, quali “energia, infrastrutture, tlc, trasporti, finanza oltre che nel campo alimentare e farmaceutico”. Da ciò si evince che in tempi di tagli il ruolo il manager in capo della Business Continuity della singola impresa è più che ricercato.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista INGEGNERI.info – Maggio 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ingegneri-info-maggio-2018.

132 EMB 63 Feb 2017 – Soluzioni satellitari integrate

Le soluzioni satellitari integrate (SSI) per il monitoraggio da remoto degli apparati elettronici dei sistemi di radiodiffusione installati in aree non presidiate sviluppate da Intellisystem Technologies permettono agli operatori broadcaster di gestire in maniera sempre più efficiente la propria rete, grazie alla possibilità di conoscere in tempo reale lo stato dei propri impianti e di intervenire su essi a distanza

Ad oggi la comunicazione dati bidirezionale via satellite è l’unica in grado di garantire la trasmissione dati nei siti più remoti fornendo anche un servizio di ridondanza implementabile in pochis-simo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati satellitari moderne è notevolmente cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi di trasmissione ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni esclusivamente militari. L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha consentito di migliorare nettamente le prestazioni proporzionalmente ad una notevole diminuzione dei costi di esercizio, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che professionale. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 Km dalla Terra, i nuovi satelliti sono in grado di offrire collegamenti a Internet ad alta velocità in qualunque parte del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema a una fonte di energia. Con i recenti lanci del 2013, la connessione satellitare è diventata addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni in fibra ottica terrestri. I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture, denominate Teleporti, connesse alle dorsali terrestri in fibra ottica. Grazie a queste ultime, è possibile estendere a largo raggio le comunicazioni internet dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto.

Soluzioni nate dalle richieste del mercato

La nuova linea di prodotti Hi-tech di Intellisystem Technologies nasce da una costante collaborazione tecnico commerciale con i più noti provider satellitari di tutto il mondo. Tra le nostre soluzioni satellitari integrate abbiamo messo a punto un moderno sistema di controllo remoto atto a utilizzare al meglio la rete satellitare per il monitoraggio permanente degli impianti broadcast. Tipicamente, le postazioni radiotelevisive di ricetrasmissione sono installate in luoghi remoti difficilmente accessibili in cui non è presente alcuna infrastruttura di rete di comunicazione dati terrestre. Anche nel caso in cui ci fosse copertura in termini di segnali di telefonia mobile (quali GPRS, UMTS, 3G e 4G), la presenza dei trasmettitori ad alta potenza in prossimità di tali dispositivi di fatto ne limiterebbe l’utilizzo a causa delle elevate interferenze generate. Alla luce di queste considerazioni, sino a qualche anno fa il principale mezzo di comunicazione per il controllo remoto di tali impianti rimaneva solamente quello radio che, operando in particolari frequenze, presentava tutte le limitazioni del caso. Il recente diffondersi nel settore broadcast di sistemi e dispositivi controllabili da remoto mediante Internet ha suscitato una maggiore sensibilità da  parte  degli  operatori del settore, in merito alla scelta mirata di un canale di comunicazione più idoneo a queste nuove esigenze. La soluzione messa a punto da Intellisystem Technologies nasce per soddisfare le esigenze dei clienti che hanno richiesto al centro di R&S della società di realizzare un sofisticato sistema integrato, capace di trasferire via satellite tutte le misure effettuate in più impianti ripetitori al relativo centro di controllo, garantendo al tempo stesso continuità nel servizio e affidabilità al fine di poter gestire con estrema certezza e rapidità eventuali allarmi occorsi in campo.

SSI Broadcasting - Intellisystem

Fig. 1 – Installazione tipica di un Sistema Integrato Satellitare per il monitoraggio e la tele-gestione degli apparati di una stazione video broadcasting installata in un sito remoto

Il sistema è stato progettato per raccogliere e gestire i dati dalle postazioni remote, informando i tecnici di eventuali anomalie rilevate, spingendosi in alcuni casi addirittura a prendere decisioni autonome in funzione di particolari condizioni in cui si dovesse trovare l’impianto stesso. La connettività satellitare unitamente alle opportune interfacce Ethernet ha reso possibile la completa tele-gestione da remoto che il controllo del corretto funzionamento, permettendo ai tecnici addetti alla gestione dei vari impianti di monitorare ed operare da remoto sui medesimi. Grazie a ciò, è possibile effettuare tutte le diagnosi programmate a priori per garantire la massima funzionalità e continuità di servizio. In particolare, è possibile monitorare in tempo reale lo stato, le funzioni e le prestazioni dei vari dispositivi installati nelle postazioni e che effettuano la ricezione-trasmissione dei segnali radiotelevisivi, tipicamente dei ponti radio detti “ripetitori”. Ad esempio, possono essere costantemente monitorati sia i parametri relativi alla qualità del segnale trasmesso (in termini di MER/BER), sia tutti gli altri parametri funzionali (tensioni, correnti, temperature, livello del segnale) con la possibilità di intervenire a distanza apportando modifiche, ottimizzazioni e variazioni delle configurazioni degli apparati assicurando  la  massima  operatività ed efficienza di gestione dell’intera rete broadcast. I sistemi SSI integrano la tecnologia Web Embedded Server basata sul sistema operativo Linux garantendone affidabilità, scalabilità e robustezza. Utilizzando la rete di comunicazione bidirezionale via satellite, è stato possibile utilizzare il protocollo SNMP, semplicemente collegandosi mediante una rete ethernet alle singole apparecchiature, quali ad esempio: gli apparati di trasmissione, ponti radio, sistemi per la misurazione della qualità del servizio DVB-T e così via. Grazie a questa tipologia di connettività, è stato possibile utilizzare particolari software per controllare da remoto direttamente ogni singolo strumento installato in campo, permettendo di archiviarne in un unico data-base centralizzato tutte le misure effettuate secondo le più moderne tecniche di Cloud Computing. Grazie a tutto ciò l’operatore broadcaster riesce a ridurre drasticamente i disservizi garantendo la conoscenza in tempo reale dello stato degli impianti permettendo di applicare tutte le tecniche di manutenzione preventiva disponibili sul mercato atte a garantire interventi mirati e programmati per la prevenzione dei possibili guasti.

SUBURBAN on the road - ISS - Intellisystem

Fig. 2 – Mezzo dotato di un Sistema Integrato Satellitare mobile per garantire la connettività satellitare “On the fly” per tutte le situazioni d’intervento in particolari situazioni di emergenza

Un insieme di funzionalità avanzate

Di seguito sono riassunti i punti forza della soluzione SSI:

  • Totale indipendenza dalle varie infrastrutture di rete locali, sia in termini contrattuali che di affidabilità.
  • Riduzione dei costi e tempi per la messa in opera dei Occorre solamente effettuare il puntamento dell’antenna paraboloide e interfacciare il sistema con altri impianti.
  • Estesa portabilità. All’interno della stessa area geografica di competenza del transponder satellitare selezionato non occorre altro che riposizionare l’antenna paraboloide senza modificare i
  • Riduzione drastica dei disservizi grazie alla conoscenza in tempo reale dello stato degli impianti
  • Utilizzo di un’architettura integrata e connessione VPN su rete Internet per garantire la massima sicurezza dei dati

 

Quanto evidenziato si traduce in una notevole riduzione dei costi, che permette una maggiore efficienza e scalabilità della soluzione, a favore dell’ottimizzazione degli investimenti sia di setup sia degli sviluppi futuri, senza particolari impatti sui costi di realizzazione e gestione. Grazie alla copertura globale dei nostri servizi, è possibile creare dei Data Center remoti mirati alla gestione di più impianti dislocati nei punti più disparati del territorio nazionale ed estero. Sfruttando appieno l’elevata banda passante della comunicazione satellitare, è possibile prendere in considerazione anche operazioni di tipo real-time, capaci di effettuare interventi di diagnosi predittiva sulle parti soggette a normale usura secondo le più moderne tecniche di Predictive Analisys e Big Data. È possibile anche veicolare all’interno della connessione un canale telefonico VoIP e remotizzare i sistemi di videosorveglianza eventualmente già presenti nel luogo d’installazione, offrendo maggiore supporto al cliente in termini di security e per tutte le inevitabili attività di manutenzione ordinare da effettuare on-site. Le installazioni già effettuate su diversi impianti di ripetizione/diffusione broadcasting hanno permesso alle postazioni remote di avere una connettività permanente per il loro monitoraggio e telecontrollo remoto, garantendo nel contempo la protezione dell’investimento della soluzione messa a punto. In futuro, sono previste nuove integrazioni al sistema, per esempio l’utilizzo di termocamere IP in grado di ‘mappare’, da remoto, il calore in immagini, permettendo una più accurata individuazione delle anomalie termiche, meccaniche ed elettroniche dei componenti installati on-site. Questa tipologia di telecamere è particolarmente adatta al monitoraggio di impianti non presidiati totalmente privi di illuminazione, caratterizzati da condizioni climatiche in cui sono spesso presenti nebbia, neve e forte vento, dove le telecamere tradizionali non possono essere utilizzate. Sarà anche possibile assicurare il controllo visivo in condizioni particolarmente critiche, quali forte controluce, chiarore poco visibile, condizioni di scarsa visibilità in generale e così via. In una seconda fase, si intende integrare il sistema con un apparato di automazione di processo che, mediante opportuni algoritmi di ‘image processing’, sarà capace di riconoscere in automatico eventi particolari, quali ad esempio la presenza di sovraccarichi di tensione nelle linee di alimentazione. Le soluzioni offerte da Intellisystem Technologies garantiscono il servizio di monitoraggio e telecontrollo via satellite ai broadcaster radiotelevisivi, dimostrando quanto la soluzione satellitare sia la più mirata in questo settore. Le soluzioni satellitari di trasmissione dati sono sinonimo di sicurezza e affidabilità, punto cardine in cui sono incentrati le soluzioni e i servizi della nostra azienda. I nuovi metodi progettuali, d’integrazione, produzione e di test posizionano Intellisystem Technologies come uno dei più importanti produttori di Sistemi Satellitari Integrati per la gestione remota di impianti non solo per il broadcasting ma per qualsiasi altra esigenza a livello industriale.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 63 – Febbraio 2017.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-febbraio-2017

130 AO 395 Gen-Feb 2017 – Curarsi con la tecnologia

Il mercato dell’health&care è uno dei pochi che attualmente mostra un ottimo andamento in tutto il mondo e che si sta sviluppando con una forza impressionante sia nelle economie sviluppate, sia in quelle emergenti. Negli Stati Uniti, per esempio, si stima che il settore sanitario ricopra circa un sesto dei 18.000 miliardi di dollari del PIL, con costi di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi altro paese, specialmente per i farmaci biotech, che rappresentano la nuova frontiera di questo comparto. Anche in Europa il livello di spesa del settore ha una spiccata tendenza alla crescita dove il rapporto spesa sanitaria/PIL e del 10,3%, con alcune nazioni (Olanda, Francia, Germania) molto al disopra la media e altre (Grecia, Portogallo, Regno Unito, Italia) al di sotto. La crescita è poi dirompente in Paesi emergenti quali la Cina e nel resto dell’Asia, in America Latina e persino Africa. Nei Paesi emergenti la spinta è stata data dallo sviluppo della medicina di base, mentre negli Stati Uniti la rivoluzione informatica, unitamente all’avvento dell’era del Big Data, ha favorito un ‘salto’ spettacolare a favore dell’aumento della produttività della ricerca. Secondo le migliori previsioni, il fatturato totale del segmento biotech, che a oggi è stimato in 120 miliardi di dollari, potrebbe in breve tempo balzare a 400 miliardi, per raggiungere poi i 550-600 nel 2020, grazie al rilascio di nuovi biofarmaci. La diffusione dei dispositivi mobile costituisce del resto una sfida anche per Intellisystem Technologies, che collabora con diversi brand del settore medicale. Già negli anni 2003 l’azienda ha collaborato a un progetto di ricerca con il Policlinico Universitario di Catania per il monitoraggio e la diagnostica da remoto di malattie infantili metaboliche rare, quali il morbo di Krabbe. Negli anni a seguire ha progettato e realizzato un dispositivo per l’health&care dei piccoli prematuri del Policlinico Universitario di Cagliari, che permetteva alle madri di collegarsi da remoto alla nursery e parlare al piccolo: la presenza ‘virtuale’ della madre, con la sua voce, gioca un ruolo fondamentale nel calmare i piccoli prematuri. Altre soluzioni si potrebbero realizzare con i ‘wearable’, ovvero i dispositivi high-tech che possono essere indossati secondo necessità. Si stima che in media nel 2019 un device indossabile incorporerà 4,1 sensori, contro gli 1,4 di quest’anno. Secondo uno studio condotto della società di analisi IHS, nel 2017 si passerà dagli attuali 86 milioni a 175 milioni di sensori per dispositivi indossabili venduti, per arrivare a 466 milioni nel 2019. Si parla inoltre dell’integrazione tra social network, smartphone e tecnologie indossabili, dove il protagonista del social non sarà più la persona bensì il dispositivo. Un esempio per tutti è CureToghether, un social network fatto di pazienti i cui contenuti sono prodotti da dispositivi wearable focalizzati sul monitoraggio della salute. La soluzione che sta mettendo a punto Intellisystem Technologies mira all’interpretazione dei dati provenienti da questa moltitudine di dispositivi IoT più o meno evoluti. La scommessa è applicare le più moderne tecniche di Big Data analitycs per estrapolare informazioni su eventuali patologie silenti, che aspettano un fattore scatenante per manifestarsi. Attualmente, siamo ancora in una fase di ricerca e sviluppo ma contiamo nel prossimo futuro di coinvolgere università e istituti privati. Il vero ‘tallone d’Achille’ per il successo di questi servizi è rappresentato dalle problematiche di sicurezza e privacy. Questi dispositivi possono infatti trasmettere informazioni riservate relative alla vita privata del paziente. In diversi Paesi sono state definite alcune linee guida per la sicurezza e privacy in questo settore, ma rimangono ancora molte lacune.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Automazione Oggi N. 395 – Gennaio/Febbraio 2017.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ao-gennaio_febbraio-2017

Art. 126 FN 89 Novembre 2016 – Comunicare in wireless

it-2601-4g-m12-con-sfondo-treno-intellisystem-technologiesIntellisystem Technologies (www.intellisystem.it) presenta un router wireless compatibile con la normativa EN 50155, relativa al settore trasporti, progettato per applicazioni wireless industriali e ferroviarie. In particolare, il router wireless 4G IT-2601-4G-M12 è stato sviluppato per soddisfare a pieno lo standard Ieee 802.11 a/b/ g/n per veicoli e applicazioni ferroviarie. Si tratta di un router wireless 4G affidabile con due porte LAN pienamente compatibile con la certificazione EN 50155. Facilmente configurabile per operare in tre modalità di funzionamento di routing (routing IP dinamico e statico, autenticazione PPPoE e modem cellulare dial-up), garantisce la massima flessibilità. Gli utenti possono impostare l’ambiente Wlan in modo flessibile e rapido, al fine di soddisfare le varie esigenze di applicazioni di diversa natura, mediante una semplice connessione modem cellulare dial-up. Il punto di forza del dispositivo è rappresentato dall’utilizzo dei connettori della serie M, appositamente progettati per garantire connessioni robuste e un funzionamento affidabile contro i disturbi ambientali, quali vibrazioni e urti. Inoltre, la variante 4GS del modello IT-2601-4GSM12 monta a bordo un dispositivo GPS. Grazie all’integrazione di una porta ETH2 compatibile con lo standard Ieee 802.3af PoE P.D. e alle due connessioni digitali su connettori M12, che garantiscono ciascuna quattro porte in ingresso e altrettante in uscita, il router wireless rappresenta una scelta valida per tutte le applicazioni che richiedono più alta affidabilità e versatilità.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Fieldbus & Networks N. 89 – Novembre 2016

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148 Industry Design 4.0 Nov 2018 – La comunicazione via satellite per la business continuity ed il disaster

E’ ormai un dato di fatto che le moderne applicazioni IT non possono più prescindere dalla rete mediante la quale sono garantiti i collegamenti a sedi remote, i software gestionali centralizzati, la posta elettronica, le operazioni bancarie, le applicazioni CLOUD, i sistemi IoT, e così via.

Purtroppo alla crescente domanda di servizi e traffico di rete non è seguita un’analoga crescita delle relative infrastrutture, tantoché l’attuale ecosistema Internet non è più sostenibile a causa di un traffico dati sempre più gravoso, per lo più generato da applicazioni e servizi fondamentali per ogni azienda. In pochissimo tempo è variato notevolmente l’utilizzo della rete, passando da un sistema che sino a qualche anno fa si basava sulla trasmissione di testi ad un sistema con una forte componente multimediale, circostanza che ha causato un aumento indiscriminato del traffico dati caratterizzato dallo scambio di file multimediali di grandi dimensioni. Sfortunatamente questa mole di traffico è destinata crescere sempre più negli anni, rendendo necessari nuovi investimenti in infrastrutture che tardano a venire, di conseguenza la quasi totalità della rete è oggi gestita in modalità “Best Effort”; ossia la maggior parte degli operatori di telecomunicazione Italiani (ma anche esteri) non garantiscono il loro servizio offerto in termini di interruzione di servizio (cadute di rete). E’ anche vero che la minoranza di essi contrattualizza secondo il concetto di SLA (Service Level Agreement), garantendo al cliente un risarcimento indipendentemente dal danno subito in caso di disservizi della rete. Malgrado ciò nella maggior parte dei casi il danno subito supera di gran lunga in mero risarcimento offerto dall’operatore. Anche il tempo d’intervento di un operatore non po’ essere valutato a priori perché il controllo della rete è frammentato spesso tra i diversi operatori. Tutte queste complessità ci fanno capire che nella maggior parte dei casi i tempi di risoluzione dei problemi saranno certamente più lunghi di quelli che la nostra attività aziendale si può permettere.

Quando si parla di disater recovery e business continuity di norma ci si riferisce a quelle tecniche che assicurano la capacità aziendale nel continuare ad esercitare il proprio business a fronte di eventi avversi che possono colpirla. In particolare oggi la tecnologia offre la possibilità di realizzare varie soluzioni di continuità e Disaster Recovery atte a garantire l’erogazione continua dei servizi IT definiti col termine “mission critical”. La business continuity occupandosi della pianificazione della continuità operativa e di servizio è responsabile del ripristino dei processi aziendali essenziali anche in caso di eventi disastrosi che hanno una probabilità molto bassa di accadere, ma le cui conseguenze possono essere estremamente gravose per il business. Mediante la definizione del Business Continuity Plan (BCP) devono essere identificati i pericoli potenziali che minacciano l’organizzazione; suggerendo e fornendo una struttura che consente di aumentare la capacità di adattamento alle condizioni d’uso con una capacità di risposta la più veloce possibile; in maniera da salvaguardare gli interessi delle parti in causa, le attività produttive, l’immagine, riducendo i rischi e le conseguenze sul piano gestionale, amministrativo e legale. In pratica, di norma i sistemi e i dati considerati “primari” vengono ridondati in un sito secondario denominato “Disaster Recovery Site” per far sì che in caso di disastro tale da rendere inutilizzabili i sistemi informativi del sito primario, sia possibile ripristinare le attività sul sito secondario nel più breve tempo e con la minima perdita di dati possibile.

Per ottemperare a ciò i manager della medio-grandi aziende e grandi aziende guardano sempre più le problematiche della sicurezza informatica con occhi diversi cercando sempre di trovare nuove soluzioni tipicamente basate su componenti hardware e software ma difficilmente viene preso seriamente in considerazione il caso più estremo in cui possa avvenire una catastrofe naturale per cui si ha il cedimento di tutte le infrastrutture terrestri di comunicazione. Tutti quanti sperimentiamo banalmente il collasso delle reti cellulari nei minuti che precedono e susseguono la mezzanotte di ogni nuovo anno. In questi minuti è quasi impossibile riuscire a comunicare con un altro interlocutore a cause del sovraccarico delle linee che non sono progettate per gestire una così grande moltitudine di comunicazioni simultanee. Se adesso per un attimo provassimo ad immaginare un caso concreto di calamità naturale ecco che ci rendiamo subito conto di quanto siano vulnerabili i nostri sistemi di comunicazione. Anche se alcune compagnie stanno seriamente studiando polizze assicurative specifiche, al momento non esistono assicurazioni che possano coprire i danni provocati da un attacco informatico e tanto meno da un evento catastrofico, sia esso naturale che ad opera dell’uomo, che metta in ginocchio tutti i sistemi di telecomunicazioni comunemente adoperati quali ad esempio internet e la telefonia sia essa fissa che mobile.

D’altro canto anche l’art. 32 del GDPR che si occupa nello specifico della sicurezza del trattamento dei dati personali (“Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio”) ci ricorda che quest’ultima dovrà essere garantita attraverso l’adozione di una serie di misure concrete. Secondo questa norma, infatti, il titolare e il responsabile del trattamento dei dati personali dovranno predisporre ed attuare delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.

Più nello specifico, alcune delle misure che il titolare o il responsabile del trattamento dei dati potranno concretamente adottare sono, come stabilito dall’art. 32, paragrafo 1:

  1. la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali;
  2. la capacità di assicurare la continua riservatezza, integrità, disponibilità e resilienza dei sistemi e dei servizi che trattano i dati personali;
  3. la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati in caso di incidente fisico o tecnico;
  4. una procedura per provare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.

In particolare il punto 3. attribuisce rilievo anche al concetto di disaster recovery, che come già detto, consiste nella capacità di reagire in modo efficace e tempestivo ad eventuali criticità dovute ad incidenti fisici o tecnici, allo scopo di ripristinare la disponibilità e l’accesso dei dati personali oggetto di trattamento. Considerando che le misure richieste sono improntate sulla tutela dei diritti di privacy, è evidente che tali misure coinvolgono molti degli aspetti operativi della maggior parte delle aziende strettamente legati alla connettività. Qualora infatti il back-up periodico, non possa aver luogo, per motivi di connettività dovuti a disastri (ad esempio alla gestione cloud di database remoti), qualsiasi azienda si troverebbe con le proprie informazioni non allineate. Ne consegue che è importantissimo, anche dal punto di vista giuridico, premunirsi contro il rischio di perdita dati anche in caso di disastri. Per far ciò unitamente ai sistemi di memorizzazione è d’obbligo ridondare anche la connettività.

Ridondare le infrastrutture di rete terrestri con altre terrestri, è una soluzione da scartare in caso di disastri poiché anche se le linee dati sono differenziate è molto probabile che un terremoto o una inondazione possa mettere fuori servizio tutte le centrali della zona; indipendentemente dall’operatore che le gestisce. La stessa cosa vale anche per tutte le reti wireless (siano esse Wi-Fi che cellulari) che poggiano su infrastrutture terrestri (la quasi totalità). Poiché le catastrofi possono verificarsi inaspettatamente in qualsiasi momento, ed ovunque, la capacità aziendale di mantenere in essere le comunicazioni dati in queste situazioni di criticità è una chiave di successo per mantenere in vita una complessa infrastruttura IT aziendale. All’occorrenza di una catastrofe è richiesto un team di persone esperte nel campo delle telecomunicazioni che siano in grado di mantenere in funzione tutti i sistemi IT aziendali. Ad oggi la soluzione via satellite è l’unica che garantisce una la continuità delle telecomunicazioni, anche nei casi più drammatici, fornendo un servizio di ridondanza ed implementabile in pochissimo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati Satellitari è molto cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni prettamente militari. Il lancio di nuovi satelliti e l’innovazione tecnologica degli ultimi giorni hanno permesso l’incremento delle prestazioni proporzionale ad un notevole abbassamento dei costi inerenti i servizi ad essi connessi, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che civile. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 km dalla Terra, la connessione satellitare «bidirezionale» è in grado di offrire collegamenti alla rete ad alta velocità in qualunque zona del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema ad una fonte di energia. Con i recenti satelliti lanciati alla fine del 2013, la connessione satellitare è diventa addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni terrestri in fibra ottica.

I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture connesse alle dorsali in fibra ottica, denominate Teleporti, dislocate in tutto il globo. Grazie a questi ultimi è possibile «prolungare» a largo raggio le comunicazioni internet, dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto: dall’ultimo miglio bidirezionale alla creazione di reti di distribuzione di contenuti, alle connessioni ad Internet a banda larga, alla realizzazione di reti private (VPN), fino all’emissione di segnali radiofonici e televisivi. La ridondanza satellitare è sicuramente uno dei temi che debbono essere affrontati nel BCP di ogni azienda poiché ogni satellite funziona senza alimentazione terrestre; l’unica alimentazione da garantire è quella del modem installato a terra (a bassissimo consumo, e quindi alimentabile con sistemi UPS e batterie tampone). Tutte queste caratteristiche garantiscono la ridondanza a livello di sistema, estrema flessibilità e scalabilità unitamente ad una rapida implementazione. In conclusione possiamo affermare che la tecnologia satellitare, grazie alla sua fisicità, è attualmente il sistema di telecomunicazione più sicuro poiché meno attaccabile e intercettabile da pirati o vandali (motivo per cui è ampiamente usato in ambito militare).

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Industry 4.0 Design Magazine N. 4 – Novembre 2018.

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