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143 Ingegneri.info Maggio 2018 – Ingegneria della Business Continuity: una nuova opportunità

143 Ingegneri.info Maggio 2018 – Ingegneria della Business Continuity: una nuova opportunità

Business Continuity

Nell’era dell’Industria 4.0 che si focalizza nella digitalizzazione, l’operatività delle organizzazioni sono sempre più legate a un patrimonio informativo e di know how affidato non solo a supporti hardware soggetti a guasti ma anche a rapida obsolescenza.Da tutto ciò si evince che l’operatività e il patrimonio delle conoscenze aziendali sono legate a doppio filo con la tecnologia adoperata. E’ proprio attorno a questa riflessione che ruota il concetto di Business Continuity che nel settore TLC può essere tradotto in continuità operativa o aziendale delle infrastrutture di rete atte a garantire il normale flusso dei dati aziendali.

 

Business Continuity: di cosa stiamo parlando

In generale con il termine di Business Continuity s’intende quel processo atto a individuare le potenziali minacce alle quali è esposta una data organizzazione e a definire i processi necessari per assicurare la resilienza della struttura a seguito del verificarsi delle condizioni avverse, al fine di garantirne l’operatività, la capacità produttiva e quindi gli interessi e l’immagine dell’azienda. Per tale motivo, è fondamentale essere in grado di pianificare processi e ricorrere a soluzioni in grado di gestire tale problematica ponendo rimedio a quelli che possono essere definiti “attacchi o agli eventi disastrosi” che purtroppo possono danneggiare e distruggere i supporti di raccolta dei dati aziendali.

Business Continuity Plan e Disaster Recovery

Al fine di concretizzare una valida strategia di continuità operativa, le organizzazioni stilano il cosiddetto Business Continuity Plan: una sorta di “manuale” in cui ad ogni possibile minaccia corrispondono delle soluzioni da intraprendere, fondamentale per prevenire rischi e garantire un pronto interventi nei casi concreti di eventi avversi.
Parte integrante di un Business Continuity Plan è la strategia meglio definita col termine di Disaster Recovery: soluzione per mettere al sicuro il proprio patrimonio digitale al quale le organizzazioni in genere sono sempre maggiormente (e purtroppo non sempre coscientemente) legate. Seppur terminologicamente simili i due concetti di Business Continuity e Disaster Recovery possiedono delle differenze intrinseche che li contraddistinguono.

Per individuazione tali differenze e specificità, conviene partire dalla definizione formale delle relative strategie che li contraddistinguono meglio individuate con i termini di:

– Piano di Business Continuity: processi e procedure nell’ambito di un’organizzazione volte ad assicurare l’operatività delle funzioni base durante e a seguito di un evento disastroso.

– Piano di Disaster Recovery: parte del processo di Business Continuity che specifica, a livello tecnico, le precauzioni da prendere e le attività da svolgere per mettere al sicuro i dati e le funzioni aziendali da attacchi o eventi disastrosi.
Partendo dalle definizioni è facile capire quali sono le differenze tra i due concetti:
• Business Continuity è la strategia più ampia che ha l’obiettivo di assicurare la “sopravvivenza” di tutte le funzioni essenziali dell’organizzazione;
• Disaster Recovery è la strategia che ha come obiettivo la salvaguardia di funzioni specifiche dell’organizzazione ed è parte di un piano di Business Continuity.

 

Business Continuity nella Pubblica amministrazione

La Business Continuity assume un significato ancor più importante quando la sicurezza della continuità operativa e la tutela del patrimonio di dati riguarda una pubblica amministrazione. In questo contesto unitamente alla dematerializzazione della PA, il piano di continuità operativa ICT delle pubbliche amministrazioni è divenuta un’esigenza normativa regolamentata da:

  • Art. 50 bis CAD
  • Circolare DigitPA 1° dicembre 2011, n. 58

Purtroppo i dati dimostrano che negli ultimi cinque anni è cresciuta la percentuale di aziende che hanno adottato soluzioni di continuità operativa non tanto (come sarebbe logico aspettarsi) nel settore pubblico soggetto a norme e regolamentazioni sempre più stringenti, ma soprattutto nel settore privato e no profit. A causa del continuo aumento delle minacce ambientali a cui è soggetto il nostro paese (alluvioni, terremoti ecc.) e dei crimini informatici, diventa sempre più cruciale la presenza di manager che siano in grado di coordinare gli specialisti per prevenire le minacce, assicurare la continuità aziendale evitando il rischio concreto di un effetto domino potenzialmente disastroso. Si tratta di una figura innovativa nata dall’evoluzione dei responsabili della sicurezza fisica di asset aziendali e di dipendenti (spesso di estrazione militare) e di sicurezza logica che riguarda la disponibilità, confidenzialità e integrità dei dati (funzione in mano a tecnici It, talvolta ex-hacker) per adeguarsi alle necessità del millennio.

L’importanza del Business Continuity Manager Officer

Il ruolo della Business Continiuty dal semplice concetto di intervento sul rischio operativo e contingente sta mutando verso una strategia più sottile e complessa che riguarda la gestione totale del rischio aziendale. Proprio per questo motivo la figura ricercata deve essere in grado di coordinare la prevenzione e la cura delle minacce che oggi si muovono sia in modo tradizionale sia con metodi tecnologicamente avanzati. Da ciò si evince che le aziende sono sempre più alla ricerca di nuove figure professionali quali il Business Continuity Manager Officier (BCMO).

E’ proprio per questo motivo per arrivare alla posizione di BMCO occorre un approccio multidisciplinare coadiuvato da competenze specifiche e spiccate capacità manageriali interattive, adattative ed analitiche. Il BMCO è quindi non solo un coordinatore ma anche un integratore di risorse. L’ingresso di una simile figura nell’ambito aziendale non è stato peraltro ancora pienamente sviluppato. Tant’è che una delle difficoltà maggiori riscontrate sul campo è stata quella di integrare i processi di Business Continuity in ambito aziendale, facendo percepire la funzione di servizio al business nel suo complesso. Una volta superato questo primo l’ostacolo, non mancano ulteriori sfide, tra cui quelle che riguardano l’identificazione delle infrastrutture cruciali tlc e quelle che riguardano la progressiva introduzione di dispositivi mobili dei dipendenti all’interno della società che dovranno garantire i diversi standard di sicurezza aziendali.

Cosa fa il BMCO

La figura del BMCO deve essere in grado di gestire processi gestionali olistici atti ad identificare, in anticipo, il potenziale impatto di un’ampia varietà di interruzioni alla abilità dell’organizzazione di rimanere in funzione, consentendo ad essa di tollerare in parte o in tutto la sua capacità operativa.

Gli elementi chiave dell’operato del BCMO includono la comprensione del contesto nel quale è inserita l’organizzazione, ma non solo:

  • la comprensione dei prodotti e servizi critici che l’organizzazione deve consegnare (i suoi obiettivi);
  • capire quali ostacoli od interruzioni possono opporsi alla consegna dei prodotti e servizi critici;
  • capire al meglio e con quali mezzi l’organizzazione possa continuare a raggiungere i suoi obiettivi in caso di interruzioni;
  • comprendere quali risultati si ottengono qualora siano resi operativi i controlli ed altre azioni di mitigazione;
  • comprendere quali sono i criteri e i presupposti che fanno scattare la risposta all’incidente e all’emergenza e le relative procedure di ripristino e ripartenza;
    • assicurare la comprensione del proprio ruolo e delle responsabilità da parte del personale, qualora dovesse avvenire una catastrofe; creare consensi generalizzati alla partecipazione e realizzazione, diffusione ed esercizio della Business Continuity. In altre parole, integrare la Business Continuity in tutte le attività quotidiane che riguardano il business.

Tutto ciò è da intendersi a carattere ciclico poiché se da un lato l’organizzazione aziendale e gli scenari possono cambiare, dall’altro anche il piano di Business Continuity deve essere in grado di adattarsi alle nuove esigenze.
Riferendoci alla figura del BMCO, una parte di rilievo assume la comprensione dell’ambiente circostante. È su questo punto che ritengo opportuno soffermare l’attenzione in quanto se il BMCO, coinvolgendo tutte le funzioni aziendali, riesce a rappresentare in modo attendibile i rischi e gli impatti nei quali l’Azienda può incorrere e ad aggiornarli tempestivamente al mutare dell’ambiente, la metà del lavoro è già fatto. Con ciò non si vuole dire che la scelta delle soluzioni di mitigazione dei rischi sia così semplice da trascurarla, ma si vuol sottintendere che, una volta che siano stati fissati e concordati a tutti i livelli aziendali i possibili danni nei quali l’azienda può incorrere, le soluzioni possibili poggeranno su una base solida, credibile.

Ci saranno quindi ottime possibilità che siano realizzate in modo adeguato per efficienza e bilanciamento costi/rischi. I recruiter, ovvero i cosiddetti “cacciatori di teste”, sono pronti a scommettere che il BCMO sia uno dei più richiesti lavori del futuro nel campo manageriale. La figura tipica del BCMO è rappresentata da un ingegnere che sia in possesso di un mix di competenze fisiche e concettuali unite alla capacità di coordinare vari segmenti aziendali. Indipendentemente dalla crisi o meno, il progresso tecnologico impone una corretta gestione di ogni ambito legato alla sicurezza aziendale. Garantire la continuità del business infatti significa prevenire ogni tipo di rischio di un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, gestire le crisi e difendere fatturato e i margini da atti concorrenza sleale e da attacchi reputazionali.

Un ruolo cruciale che tendenzialmente si riconduce ai vertici aziendali e che al momento, in Italia, offre un livello remunerativo medio compreso tra i 120 e i 180 mila euro annui. La domanda di BMCO è elevata ed in crescita nei settori più strategici del nostro paese, quali “energia, infrastrutture, tlc, trasporti, finanza oltre che nel campo alimentare e farmaceutico”. Da ciò si evince che in tempi di tagli il ruolo il manager in capo della Business Continuity della singola impresa è più che ricercato.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista INGEGNERI.info – Maggio 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ingegneri-info-maggio-2018.

132 EMB 63 Feb 2017 – Soluzioni satellitari integrate

Le soluzioni satellitari integrate (SSI) per il monitoraggio da remoto degli apparati elettronici dei sistemi di radiodiffusione installati in aree non presidiate sviluppate da Intellisystem Technologies permettono agli operatori broadcaster di gestire in maniera sempre più efficiente la propria rete, grazie alla possibilità di conoscere in tempo reale lo stato dei propri impianti e di intervenire su essi a distanza

Ad oggi la comunicazione dati bidirezionale via satellite è l’unica in grado di garantire la trasmissione dati nei siti più remoti fornendo anche un servizio di ridondanza implementabile in pochis-simo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati satellitari moderne è notevolmente cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi di trasmissione ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni esclusivamente militari. L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha consentito di migliorare nettamente le prestazioni proporzionalmente ad una notevole diminuzione dei costi di esercizio, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che professionale. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 Km dalla Terra, i nuovi satelliti sono in grado di offrire collegamenti a Internet ad alta velocità in qualunque parte del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema a una fonte di energia. Con i recenti lanci del 2013, la connessione satellitare è diventata addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni in fibra ottica terrestri. I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture, denominate Teleporti, connesse alle dorsali terrestri in fibra ottica. Grazie a queste ultime, è possibile estendere a largo raggio le comunicazioni internet dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto.

Soluzioni nate dalle richieste del mercato

La nuova linea di prodotti Hi-tech di Intellisystem Technologies nasce da una costante collaborazione tecnico commerciale con i più noti provider satellitari di tutto il mondo. Tra le nostre soluzioni satellitari integrate abbiamo messo a punto un moderno sistema di controllo remoto atto a utilizzare al meglio la rete satellitare per il monitoraggio permanente degli impianti broadcast. Tipicamente, le postazioni radiotelevisive di ricetrasmissione sono installate in luoghi remoti difficilmente accessibili in cui non è presente alcuna infrastruttura di rete di comunicazione dati terrestre. Anche nel caso in cui ci fosse copertura in termini di segnali di telefonia mobile (quali GPRS, UMTS, 3G e 4G), la presenza dei trasmettitori ad alta potenza in prossimità di tali dispositivi di fatto ne limiterebbe l’utilizzo a causa delle elevate interferenze generate. Alla luce di queste considerazioni, sino a qualche anno fa il principale mezzo di comunicazione per il controllo remoto di tali impianti rimaneva solamente quello radio che, operando in particolari frequenze, presentava tutte le limitazioni del caso. Il recente diffondersi nel settore broadcast di sistemi e dispositivi controllabili da remoto mediante Internet ha suscitato una maggiore sensibilità da  parte  degli  operatori del settore, in merito alla scelta mirata di un canale di comunicazione più idoneo a queste nuove esigenze. La soluzione messa a punto da Intellisystem Technologies nasce per soddisfare le esigenze dei clienti che hanno richiesto al centro di R&S della società di realizzare un sofisticato sistema integrato, capace di trasferire via satellite tutte le misure effettuate in più impianti ripetitori al relativo centro di controllo, garantendo al tempo stesso continuità nel servizio e affidabilità al fine di poter gestire con estrema certezza e rapidità eventuali allarmi occorsi in campo.

SSI Broadcasting - Intellisystem

Fig. 1 – Installazione tipica di un Sistema Integrato Satellitare per il monitoraggio e la tele-gestione degli apparati di una stazione video broadcasting installata in un sito remoto

Il sistema è stato progettato per raccogliere e gestire i dati dalle postazioni remote, informando i tecnici di eventuali anomalie rilevate, spingendosi in alcuni casi addirittura a prendere decisioni autonome in funzione di particolari condizioni in cui si dovesse trovare l’impianto stesso. La connettività satellitare unitamente alle opportune interfacce Ethernet ha reso possibile la completa tele-gestione da remoto che il controllo del corretto funzionamento, permettendo ai tecnici addetti alla gestione dei vari impianti di monitorare ed operare da remoto sui medesimi. Grazie a ciò, è possibile effettuare tutte le diagnosi programmate a priori per garantire la massima funzionalità e continuità di servizio. In particolare, è possibile monitorare in tempo reale lo stato, le funzioni e le prestazioni dei vari dispositivi installati nelle postazioni e che effettuano la ricezione-trasmissione dei segnali radiotelevisivi, tipicamente dei ponti radio detti “ripetitori”. Ad esempio, possono essere costantemente monitorati sia i parametri relativi alla qualità del segnale trasmesso (in termini di MER/BER), sia tutti gli altri parametri funzionali (tensioni, correnti, temperature, livello del segnale) con la possibilità di intervenire a distanza apportando modifiche, ottimizzazioni e variazioni delle configurazioni degli apparati assicurando  la  massima  operatività ed efficienza di gestione dell’intera rete broadcast. I sistemi SSI integrano la tecnologia Web Embedded Server basata sul sistema operativo Linux garantendone affidabilità, scalabilità e robustezza. Utilizzando la rete di comunicazione bidirezionale via satellite, è stato possibile utilizzare il protocollo SNMP, semplicemente collegandosi mediante una rete ethernet alle singole apparecchiature, quali ad esempio: gli apparati di trasmissione, ponti radio, sistemi per la misurazione della qualità del servizio DVB-T e così via. Grazie a questa tipologia di connettività, è stato possibile utilizzare particolari software per controllare da remoto direttamente ogni singolo strumento installato in campo, permettendo di archiviarne in un unico data-base centralizzato tutte le misure effettuate secondo le più moderne tecniche di Cloud Computing. Grazie a tutto ciò l’operatore broadcaster riesce a ridurre drasticamente i disservizi garantendo la conoscenza in tempo reale dello stato degli impianti permettendo di applicare tutte le tecniche di manutenzione preventiva disponibili sul mercato atte a garantire interventi mirati e programmati per la prevenzione dei possibili guasti.

SUBURBAN on the road - ISS - Intellisystem

Fig. 2 – Mezzo dotato di un Sistema Integrato Satellitare mobile per garantire la connettività satellitare “On the fly” per tutte le situazioni d’intervento in particolari situazioni di emergenza

Un insieme di funzionalità avanzate

Di seguito sono riassunti i punti forza della soluzione SSI:

  • Totale indipendenza dalle varie infrastrutture di rete locali, sia in termini contrattuali che di affidabilità.
  • Riduzione dei costi e tempi per la messa in opera dei Occorre solamente effettuare il puntamento dell’antenna paraboloide e interfacciare il sistema con altri impianti.
  • Estesa portabilità. All’interno della stessa area geografica di competenza del transponder satellitare selezionato non occorre altro che riposizionare l’antenna paraboloide senza modificare i
  • Riduzione drastica dei disservizi grazie alla conoscenza in tempo reale dello stato degli impianti
  • Utilizzo di un’architettura integrata e connessione VPN su rete Internet per garantire la massima sicurezza dei dati

 

Quanto evidenziato si traduce in una notevole riduzione dei costi, che permette una maggiore efficienza e scalabilità della soluzione, a favore dell’ottimizzazione degli investimenti sia di setup sia degli sviluppi futuri, senza particolari impatti sui costi di realizzazione e gestione. Grazie alla copertura globale dei nostri servizi, è possibile creare dei Data Center remoti mirati alla gestione di più impianti dislocati nei punti più disparati del territorio nazionale ed estero. Sfruttando appieno l’elevata banda passante della comunicazione satellitare, è possibile prendere in considerazione anche operazioni di tipo real-time, capaci di effettuare interventi di diagnosi predittiva sulle parti soggette a normale usura secondo le più moderne tecniche di Predictive Analisys e Big Data. È possibile anche veicolare all’interno della connessione un canale telefonico VoIP e remotizzare i sistemi di videosorveglianza eventualmente già presenti nel luogo d’installazione, offrendo maggiore supporto al cliente in termini di security e per tutte le inevitabili attività di manutenzione ordinare da effettuare on-site. Le installazioni già effettuate su diversi impianti di ripetizione/diffusione broadcasting hanno permesso alle postazioni remote di avere una connettività permanente per il loro monitoraggio e telecontrollo remoto, garantendo nel contempo la protezione dell’investimento della soluzione messa a punto. In futuro, sono previste nuove integrazioni al sistema, per esempio l’utilizzo di termocamere IP in grado di ‘mappare’, da remoto, il calore in immagini, permettendo una più accurata individuazione delle anomalie termiche, meccaniche ed elettroniche dei componenti installati on-site. Questa tipologia di telecamere è particolarmente adatta al monitoraggio di impianti non presidiati totalmente privi di illuminazione, caratterizzati da condizioni climatiche in cui sono spesso presenti nebbia, neve e forte vento, dove le telecamere tradizionali non possono essere utilizzate. Sarà anche possibile assicurare il controllo visivo in condizioni particolarmente critiche, quali forte controluce, chiarore poco visibile, condizioni di scarsa visibilità in generale e così via. In una seconda fase, si intende integrare il sistema con un apparato di automazione di processo che, mediante opportuni algoritmi di ‘image processing’, sarà capace di riconoscere in automatico eventi particolari, quali ad esempio la presenza di sovraccarichi di tensione nelle linee di alimentazione. Le soluzioni offerte da Intellisystem Technologies garantiscono il servizio di monitoraggio e telecontrollo via satellite ai broadcaster radiotelevisivi, dimostrando quanto la soluzione satellitare sia la più mirata in questo settore. Le soluzioni satellitari di trasmissione dati sono sinonimo di sicurezza e affidabilità, punto cardine in cui sono incentrati le soluzioni e i servizi della nostra azienda. I nuovi metodi progettuali, d’integrazione, produzione e di test posizionano Intellisystem Technologies come uno dei più importanti produttori di Sistemi Satellitari Integrati per la gestione remota di impianti non solo per il broadcasting ma per qualsiasi altra esigenza a livello industriale.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 63 – Febbraio 2017.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-febbraio-2017

138 AO 399 Giugno/Luglio 2017 – Identificazione e tracciabilità nell’era dell’IoT

Rfid, NFC e BLE intervengono a monte della filiera del dato, acquisendolo con peculiarità tecniche e prestazionali uniche e adattandosi al contesto dell’IoT, divenendo così la scintilla per l’interconnessione di persone, oggetti, servizi e processo

Intellisystem Technologies presenta una soluzione che utilizzando la tecnologia Rfid si pone l’obiettivo di garantire il miglioramento dei flussi logistici aziendali, facendo leva sull’eliminazione di diverse operazioni sino a oggi svolte manualmente. Il sistema denominato Logistics Rfid Scanner permette di dotare i reparti logistici di opportuni varchi elettronici intelligenti, definiti col termine ‘Gate Scanner’ che installati nei punti più nevralgici semplificano il controllo delle merci in ingresso e uscita di ogni magazzino o area di produzione. Ogni Gate Scanner è dotato di opportune antenne per l’identificazione e la tracciatura automatica di tutti gli oggetti a cui sono applicati i TAG Rfid che lo attraversano. Questa tecnologia offre uno strumento di identificazione e tracciatura ‘intelligente’ che memorizza e comunica le informazioni relative ai materiali e merci identificate in tempo reale grazie a uno scambio centralizzato delle informazioni. Il Logistics RFId Scanner, nel suo insieme, permette di automatizzare i processi di riordino delle merci e materie prime semplificando le attività di controllo, spunta e inventario senza provocare interruzioni nelle normali attività aziendali. Il controllo della tracciatura dei flussi logistici permette anche di riconoscere le difformità della merce in ingresso ai vari reparti aziendali consentendo una riduzione degli errori umani. Da tutto ciò scaturisce una netta ottimizzazione e velocizzazione dei percorsi a favore di un naturale innalzamento dei livelli di produttività aziendale grazie a meno errori nelle consegne, unitamente ad un migliore livello di servizio offerto. Il sistema Logistics RFId Scanner permette non solo di recuperare i cosiddetti tempi di “Stand-by” riutilizzabili a fini della produzione, ma anche di ottenere un “Payback Time” dell’ordine di pochi mesi. La forte adattabilità e scalabilità che caratterizza la soluzione proposta permette di realizzare soluzioni verticali progettate ad hoc per tutte le realtà industriali, anche le più differenti ed eterogenee.

Logistics RFID Scanner - Intellisystem

Articolo pubblicato su Automazione Oggi N. 399 (Giugno/Luglio 2017).

Per scaricare l’Intervista completa pubblicata sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ao-giugno_luglio-2017-2

130 AO 395 Gen-Feb 2017 – Curarsi con la tecnologia

Il mercato dell’health&care è uno dei pochi che attualmente mostra un ottimo andamento in tutto il mondo e che si sta sviluppando con una forza impressionante sia nelle economie sviluppate, sia in quelle emergenti. Negli Stati Uniti, per esempio, si stima che il settore sanitario ricopra circa un sesto dei 18.000 miliardi di dollari del PIL, con costi di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi altro paese, specialmente per i farmaci biotech, che rappresentano la nuova frontiera di questo comparto. Anche in Europa il livello di spesa del settore ha una spiccata tendenza alla crescita dove il rapporto spesa sanitaria/PIL e del 10,3%, con alcune nazioni (Olanda, Francia, Germania) molto al disopra la media e altre (Grecia, Portogallo, Regno Unito, Italia) al di sotto. La crescita è poi dirompente in Paesi emergenti quali la Cina e nel resto dell’Asia, in America Latina e persino Africa. Nei Paesi emergenti la spinta è stata data dallo sviluppo della medicina di base, mentre negli Stati Uniti la rivoluzione informatica, unitamente all’avvento dell’era del Big Data, ha favorito un ‘salto’ spettacolare a favore dell’aumento della produttività della ricerca. Secondo le migliori previsioni, il fatturato totale del segmento biotech, che a oggi è stimato in 120 miliardi di dollari, potrebbe in breve tempo balzare a 400 miliardi, per raggiungere poi i 550-600 nel 2020, grazie al rilascio di nuovi biofarmaci. La diffusione dei dispositivi mobile costituisce del resto una sfida anche per Intellisystem Technologies, che collabora con diversi brand del settore medicale. Già negli anni 2003 l’azienda ha collaborato a un progetto di ricerca con il Policlinico Universitario di Catania per il monitoraggio e la diagnostica da remoto di malattie infantili metaboliche rare, quali il morbo di Krabbe. Negli anni a seguire ha progettato e realizzato un dispositivo per l’health&care dei piccoli prematuri del Policlinico Universitario di Cagliari, che permetteva alle madri di collegarsi da remoto alla nursery e parlare al piccolo: la presenza ‘virtuale’ della madre, con la sua voce, gioca un ruolo fondamentale nel calmare i piccoli prematuri. Altre soluzioni si potrebbero realizzare con i ‘wearable’, ovvero i dispositivi high-tech che possono essere indossati secondo necessità. Si stima che in media nel 2019 un device indossabile incorporerà 4,1 sensori, contro gli 1,4 di quest’anno. Secondo uno studio condotto della società di analisi IHS, nel 2017 si passerà dagli attuali 86 milioni a 175 milioni di sensori per dispositivi indossabili venduti, per arrivare a 466 milioni nel 2019. Si parla inoltre dell’integrazione tra social network, smartphone e tecnologie indossabili, dove il protagonista del social non sarà più la persona bensì il dispositivo. Un esempio per tutti è CureToghether, un social network fatto di pazienti i cui contenuti sono prodotti da dispositivi wearable focalizzati sul monitoraggio della salute. La soluzione che sta mettendo a punto Intellisystem Technologies mira all’interpretazione dei dati provenienti da questa moltitudine di dispositivi IoT più o meno evoluti. La scommessa è applicare le più moderne tecniche di Big Data analitycs per estrapolare informazioni su eventuali patologie silenti, che aspettano un fattore scatenante per manifestarsi. Attualmente, siamo ancora in una fase di ricerca e sviluppo ma contiamo nel prossimo futuro di coinvolgere università e istituti privati. Il vero ‘tallone d’Achille’ per il successo di questi servizi è rappresentato dalle problematiche di sicurezza e privacy. Questi dispositivi possono infatti trasmettere informazioni riservate relative alla vita privata del paziente. In diversi Paesi sono state definite alcune linee guida per la sicurezza e privacy in questo settore, ma rimangono ancora molte lacune.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Automazione Oggi N. 395 – Gennaio/Febbraio 2017.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ao-gennaio_febbraio-2017

148 Industry Design 4.0 Nov 2018 – La comunicazione via satellite per la business continuity ed il disaster

E’ ormai un dato di fatto che le moderne applicazioni IT non possono più prescindere dalla rete mediante la quale sono garantiti i collegamenti a sedi remote, i software gestionali centralizzati, la posta elettronica, le operazioni bancarie, le applicazioni CLOUD, i sistemi IoT, e così via.

Purtroppo alla crescente domanda di servizi e traffico di rete non è seguita un’analoga crescita delle relative infrastrutture, tantoché l’attuale ecosistema Internet non è più sostenibile a causa di un traffico dati sempre più gravoso, per lo più generato da applicazioni e servizi fondamentali per ogni azienda. In pochissimo tempo è variato notevolmente l’utilizzo della rete, passando da un sistema che sino a qualche anno fa si basava sulla trasmissione di testi ad un sistema con una forte componente multimediale, circostanza che ha causato un aumento indiscriminato del traffico dati caratterizzato dallo scambio di file multimediali di grandi dimensioni. Sfortunatamente questa mole di traffico è destinata crescere sempre più negli anni, rendendo necessari nuovi investimenti in infrastrutture che tardano a venire, di conseguenza la quasi totalità della rete è oggi gestita in modalità “Best Effort”; ossia la maggior parte degli operatori di telecomunicazione Italiani (ma anche esteri) non garantiscono il loro servizio offerto in termini di interruzione di servizio (cadute di rete). E’ anche vero che la minoranza di essi contrattualizza secondo il concetto di SLA (Service Level Agreement), garantendo al cliente un risarcimento indipendentemente dal danno subito in caso di disservizi della rete. Malgrado ciò nella maggior parte dei casi il danno subito supera di gran lunga in mero risarcimento offerto dall’operatore. Anche il tempo d’intervento di un operatore non po’ essere valutato a priori perché il controllo della rete è frammentato spesso tra i diversi operatori. Tutte queste complessità ci fanno capire che nella maggior parte dei casi i tempi di risoluzione dei problemi saranno certamente più lunghi di quelli che la nostra attività aziendale si può permettere.

Quando si parla di disater recovery e business continuity di norma ci si riferisce a quelle tecniche che assicurano la capacità aziendale nel continuare ad esercitare il proprio business a fronte di eventi avversi che possono colpirla. In particolare oggi la tecnologia offre la possibilità di realizzare varie soluzioni di continuità e Disaster Recovery atte a garantire l’erogazione continua dei servizi IT definiti col termine “mission critical”. La business continuity occupandosi della pianificazione della continuità operativa e di servizio è responsabile del ripristino dei processi aziendali essenziali anche in caso di eventi disastrosi che hanno una probabilità molto bassa di accadere, ma le cui conseguenze possono essere estremamente gravose per il business. Mediante la definizione del Business Continuity Plan (BCP) devono essere identificati i pericoli potenziali che minacciano l’organizzazione; suggerendo e fornendo una struttura che consente di aumentare la capacità di adattamento alle condizioni d’uso con una capacità di risposta la più veloce possibile; in maniera da salvaguardare gli interessi delle parti in causa, le attività produttive, l’immagine, riducendo i rischi e le conseguenze sul piano gestionale, amministrativo e legale. In pratica, di norma i sistemi e i dati considerati “primari” vengono ridondati in un sito secondario denominato “Disaster Recovery Site” per far sì che in caso di disastro tale da rendere inutilizzabili i sistemi informativi del sito primario, sia possibile ripristinare le attività sul sito secondario nel più breve tempo e con la minima perdita di dati possibile.

Per ottemperare a ciò i manager della medio-grandi aziende e grandi aziende guardano sempre più le problematiche della sicurezza informatica con occhi diversi cercando sempre di trovare nuove soluzioni tipicamente basate su componenti hardware e software ma difficilmente viene preso seriamente in considerazione il caso più estremo in cui possa avvenire una catastrofe naturale per cui si ha il cedimento di tutte le infrastrutture terrestri di comunicazione. Tutti quanti sperimentiamo banalmente il collasso delle reti cellulari nei minuti che precedono e susseguono la mezzanotte di ogni nuovo anno. In questi minuti è quasi impossibile riuscire a comunicare con un altro interlocutore a cause del sovraccarico delle linee che non sono progettate per gestire una così grande moltitudine di comunicazioni simultanee. Se adesso per un attimo provassimo ad immaginare un caso concreto di calamità naturale ecco che ci rendiamo subito conto di quanto siano vulnerabili i nostri sistemi di comunicazione. Anche se alcune compagnie stanno seriamente studiando polizze assicurative specifiche, al momento non esistono assicurazioni che possano coprire i danni provocati da un attacco informatico e tanto meno da un evento catastrofico, sia esso naturale che ad opera dell’uomo, che metta in ginocchio tutti i sistemi di telecomunicazioni comunemente adoperati quali ad esempio internet e la telefonia sia essa fissa che mobile.

D’altro canto anche l’art. 32 del GDPR che si occupa nello specifico della sicurezza del trattamento dei dati personali (“Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio”) ci ricorda che quest’ultima dovrà essere garantita attraverso l’adozione di una serie di misure concrete. Secondo questa norma, infatti, il titolare e il responsabile del trattamento dei dati personali dovranno predisporre ed attuare delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.

Più nello specifico, alcune delle misure che il titolare o il responsabile del trattamento dei dati potranno concretamente adottare sono, come stabilito dall’art. 32, paragrafo 1:

  1. la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali;
  2. la capacità di assicurare la continua riservatezza, integrità, disponibilità e resilienza dei sistemi e dei servizi che trattano i dati personali;
  3. la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati in caso di incidente fisico o tecnico;
  4. una procedura per provare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.

In particolare il punto 3. attribuisce rilievo anche al concetto di disaster recovery, che come già detto, consiste nella capacità di reagire in modo efficace e tempestivo ad eventuali criticità dovute ad incidenti fisici o tecnici, allo scopo di ripristinare la disponibilità e l’accesso dei dati personali oggetto di trattamento. Considerando che le misure richieste sono improntate sulla tutela dei diritti di privacy, è evidente che tali misure coinvolgono molti degli aspetti operativi della maggior parte delle aziende strettamente legati alla connettività. Qualora infatti il back-up periodico, non possa aver luogo, per motivi di connettività dovuti a disastri (ad esempio alla gestione cloud di database remoti), qualsiasi azienda si troverebbe con le proprie informazioni non allineate. Ne consegue che è importantissimo, anche dal punto di vista giuridico, premunirsi contro il rischio di perdita dati anche in caso di disastri. Per far ciò unitamente ai sistemi di memorizzazione è d’obbligo ridondare anche la connettività.

Ridondare le infrastrutture di rete terrestri con altre terrestri, è una soluzione da scartare in caso di disastri poiché anche se le linee dati sono differenziate è molto probabile che un terremoto o una inondazione possa mettere fuori servizio tutte le centrali della zona; indipendentemente dall’operatore che le gestisce. La stessa cosa vale anche per tutte le reti wireless (siano esse Wi-Fi che cellulari) che poggiano su infrastrutture terrestri (la quasi totalità). Poiché le catastrofi possono verificarsi inaspettatamente in qualsiasi momento, ed ovunque, la capacità aziendale di mantenere in essere le comunicazioni dati in queste situazioni di criticità è una chiave di successo per mantenere in vita una complessa infrastruttura IT aziendale. All’occorrenza di una catastrofe è richiesto un team di persone esperte nel campo delle telecomunicazioni che siano in grado di mantenere in funzione tutti i sistemi IT aziendali. Ad oggi la soluzione via satellite è l’unica che garantisce una la continuità delle telecomunicazioni, anche nei casi più drammatici, fornendo un servizio di ridondanza ed implementabile in pochissimo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati Satellitari è molto cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni prettamente militari. Il lancio di nuovi satelliti e l’innovazione tecnologica degli ultimi giorni hanno permesso l’incremento delle prestazioni proporzionale ad un notevole abbassamento dei costi inerenti i servizi ad essi connessi, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che civile. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 km dalla Terra, la connessione satellitare «bidirezionale» è in grado di offrire collegamenti alla rete ad alta velocità in qualunque zona del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema ad una fonte di energia. Con i recenti satelliti lanciati alla fine del 2013, la connessione satellitare è diventa addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni terrestri in fibra ottica.

I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture connesse alle dorsali in fibra ottica, denominate Teleporti, dislocate in tutto il globo. Grazie a questi ultimi è possibile «prolungare» a largo raggio le comunicazioni internet, dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto: dall’ultimo miglio bidirezionale alla creazione di reti di distribuzione di contenuti, alle connessioni ad Internet a banda larga, alla realizzazione di reti private (VPN), fino all’emissione di segnali radiofonici e televisivi. La ridondanza satellitare è sicuramente uno dei temi che debbono essere affrontati nel BCP di ogni azienda poiché ogni satellite funziona senza alimentazione terrestre; l’unica alimentazione da garantire è quella del modem installato a terra (a bassissimo consumo, e quindi alimentabile con sistemi UPS e batterie tampone). Tutte queste caratteristiche garantiscono la ridondanza a livello di sistema, estrema flessibilità e scalabilità unitamente ad una rapida implementazione. In conclusione possiamo affermare che la tecnologia satellitare, grazie alla sua fisicità, è attualmente il sistema di telecomunicazione più sicuro poiché meno attaccabile e intercettabile da pirati o vandali (motivo per cui è ampiamente usato in ambito militare).

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Industry 4.0 Design Magazine N. 4 – Novembre 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/industry-4_0-design-magazine-novembre-2018

140 EMB 66 Novembre 2017 – Droni industriali: un nuovo mercato in evoluzione

Valutare e mappare coltivazioni agricole, estensione di boschi, emissioni di inquinanti, danni subiti a seguito di eventi calamitosi o catastrofici: applicazioni a cui i droni assolvono in modo efficace ed economico

I droni rappresentano oggi uno strumento sempre più versati­le, grazie ai numerosi utilizzi e campi di applicazione, tanto da caratterizzare un mercato in forte crescita anche nel nostro Paese. Secondo un rapporto stilato dall’ENAC nel 2015, in Italia erano già in uso due anni fa più di 1200 velivoli ad uso professionale, con ben 600 aziende specializzate nella loro produzione, e questo numero sta crescendo in modo esponen­ziale, grazie ai reali vantaggi offerti dall’im­piego di queste minuscole macchine. Dalle sue origini militari, questo fenomeno si è spostato all’uso civile e industriale, inve­stendo settori che spaziano dalla sicurez­za all’edilizia, passando per l’architettura, l’agricoltura e la manutenzione predittiva di impianti industriali. Il settore può essere essenzialmente suddiviso in due macro aree, una riguardante i rilievi topografici e l’al­tra orientata a vere e proprie campagne di misura, che prevedono l’installazione a bordo di sofisticati sensori e dispositivi quali ad esempio termocamere e sistemi LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging). Stiamo assistendo ad una progressiva specializzazione del settore, da cui stanno emergendo soluzioni industriali sempre più verticali, che lasciano sempre meno spazio all’im­provvisazione degli hobbisti, puntando verso una maggiore qualificazione, promossa dal contributo della normativa di settore dettata dall’ENAC per regolamentare l’utilizzo dei droni in ambienti aperti. Il reale vantaggio derivante dall’utilizzo dei droni consiste nell’aumento di produttività, poiché consente in poco tempo e i modo più economico di compiere operazioni che in altri tempi prevedevano necessariamente l’impiego di aerei ed elicotteri veri e propri.

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Fig. 1 ll drone Intellisystem Technologies TT1640S-TID-A

La rapidità di accesso, la capacità di avvicinarsi e di spostarsi in tutte le direzioni, di mantenere una posizione per tutto il tempo desiderato ed effettuare riprese da prospettive differenti, tipiche di un drone, consentono di individuare facilmente punti di una struttura in cui risulti necessario un intervento, consentendo una riduzione di costi e tempi in fase di manutenzione. Anche se i droni aerei sono quelli maggiormente dif­fusi nel mercato, il termine “drone” sta assumendo un significato sempre più allargato, comprendendo non solo velivoli, ma anche apparecchiature terrestri (“rover”) e veri e propri sommergibili in miniatura. I velivoli si utilizzano quando si rende necessaria una visione dall’alto per scopi ben precisi: riprese aeree, ispezioni, mappatura, fotogrammetria, campagne di misure. I rover sono droni su ruote che garantiscono grande stabilità e possibilità di caricare pesi mag­giori, equipaggiabili con video-camere e sensori, che consentono riprese stabili dal basso particolarmente utili in situazioni di ispezione e sorveglianza. I droni marini sono invece simili a piccoli sottomarini su cui è possibile installare una telecamera stagna per fare riprese subacquee, molto utili per il monitoraggio am­bientale e per il controllo della flora e della fauna di tutti gli ambienti acquatici quali laghi, fiumi, mari e oceani. Quello dei droni, grazie alla loro flessibilità d’uso, è diventato in poco tempo uno dei trend tecno­logici emergenti e sono in molti a credere e a investire capitali nell’industria dei remote piloted aircraft sy- stems; le prospettive sono ampie, così come le appli­cazioni che vedranno un uso sempre più intensivo di queste tecnologie nelle nostre città e industrie, am­bienti che possono presentare delle criticità comples­se da affrontare.

ThermalTronix TT1640S-TID-A - Camera View 2 - Intellisystem

Fig. 2 – Particolare della telecamera

 

Alla luce di tutte queste considerazioni, l’azienda italiana Intellisystem Technologies ha messo a punto diversi strumenti drone-based denominati TID (acronimo di Thermal Inspection Drone) per la diagnostica e il monitoraggio industriale, mediante l’utilizzo di particolari droni progettati per un utiliz­zo professionale e intensivo. I droni di Intellisystem Technologies possono essere considerati come dei veri e propri strumenti di misura, in grado di librarsi in volo raccogliendo e trasmettendo i dati misurati a terra in modo facile, sicuro e decisamente economico. I sistemi TID vengono spesso equipaggiati con parti­colari termocamere ultra compatte, installate in una piattaforma stabilizzata, grazie alla quale è possibile ottenere le massime prestazioni in termini di stabilità delle riprese, che permettono la misura dei valori di temperatura superficiale senza entrare direttamente in contatto con l’oggetto da misurare, quale ad esem­pio una porzione di impianto o una linea aerea ad alta tensione. Grazie a queste particolari telecamere, è possibile ottenere dall’alto foto termiche d’insieme e mappature termiche a elevata risoluzione con una precisione che raggiunge gli 0,2 0C. Pur non sosti­tuendo certe operazioni settoriali specialistiche dove aerei ed elicotteri rimangono indispensabili, questa soluzione innovativa rende possibile l’ispezione aerea termografica in tutta sicurezza e velocità anche negli ambienti più critici, come strutture e impianti indu­striali difficili da esaminare per collocazione o dimen­sioni, senza la necessità di allestire ponteggi, utilizza­re cestelli o ricorrere a costosi mezzi aerei alternativi. I droni di Intellisystem Technologies sono stati accu­ratamente applicati in diversi campi di utilizzo indu­striale; reti elettriche e ferroviarie, impianti energeti­ci come parchi eolici o distese fotovoltaiche, sono solo alcuni esempi in cui i sistemi TID sono stati utiliz­zati per individuare anomalie e malfunzionamenti, risparmiando tempo utile in fase di pianificazione dell’intervento e tagliando i costi operativi.

Fig. 3 – Esempio di applicazione del Thermal Inspection Drone in situazione di emergenza

 

I sistemi TID possono essere impiegati in tutti quei settori industriali che prevedono l’offerta di servizi e soluzioni orientate alla conoscenza, al monitoraggio e alla governance del territorio attraverso l’utilizzo dei droni attraverso l’identificazione, la caratterizzazio­ne, la qualificazione e la misurazione degli elementi territoriali ripresi con la loro localizzazione, forma, dimensioni e caratteristiche. Recentemente, anche il comparto Oil&Gas ha mo­strato un particolare interesse verso l’utilizzo dei sistemi TID. Quando una compagnia petrolifera ha bisogno di effettuare delle misure termiche superfi­ciali in un impianto di una raffineria o su una piat­taforma petrolifera, deve sostenere enormi spese per la progettazione e costruzione di imponenti strutture di ponteggio che, nel caso delle piattaforme off-shore, possono superare anche i 100 metri di altezza. Utiliz­zando sistemi come quelli di Intellisystem Technolo­gies, è possibile ridurre drasticamente non solo tali costi ma anche il personale impiegato e i tempi di intervento, passando dall’utilizzo di un team di cin­que tecnici specializzati rispetto a una squadra di 100 persone e riducendo i tempi da diverse settimane a un paio di giorni. L’im­piego dei droni per questa tipologia di con­trolli permette alle com­pagnie petrolifere di of­frire anche una migliore sicurezza sul lavoro, contribuendo a ridurre i rischi a cui sono esposti gli operai che di norma si occupano della ma­nutenzione predittiva. Questo tipo di analisi aerea è un metodo che permette di valutare in maniera completa, rapida e affidabile le prestazioni di impianti di grandi dimensioni. Mantenere le strut­ture onshore e offshore in conformità a standard e requisiti normativi è fondamentale per assicurarne la sicurezza e il rispetto per l’ambiente.

Fig. 4 – Esempio di applicazione drone in ambito Oil & Gas

La soluzione offerta rappresenta quindi anche una delle tecnologie più promettenti per migliorare anche la risposta ai disastri ambientali che a volte purtroppo colpiscono il comparto Oil&Gas, proponendosi come valido stru­mento d’ausilio alle relative operazioni di soccorso poiché, grazie alle immagini termiche catturate dai droni, è possibile individuare superstiti, e in caso d’in­cendio è possibile quantificare la presenza dei focolai più attivi per i quali è necessario intervenire più tem­pestivamente. Al tempo stesso, i sistemi TID possono essere usati dai responsabili della sicurezza per avere una visione d’insieme della situazione di emergenza, permettendo una più fa­cile individuazione delle criticità strutturali del­le infrastrutture dan­neggiate e pericolanti. In questo modo, tutte le zone di diffìcile accesso e pericolose per l’uomo possono essere esplora­te e osservate nei detta­gli in tutta sicurezza. In questi scenari, i droni di Intellisystem Technolo­gies possono essere uti­lizzati per assistere la valutazione dei rischi, la mappatura e la pia­nificazione dei soccorsi rendendo le operazioni più sicure e veloci per le squadre di pronto in­tervento. Tra 10 anni, i droni saranno strumen­ti di uso comune grazie alle loro performance sempre più spinte, che faranno leva sulle mo­derne tecniche di In­telligenza Artificiale. Avranno a bordo sistemi avanzati anticollisione e una sensoristica sempre più sofisticata, grazie alla quale saranno in grado di mettersi in volo seguendo rotte sicure in modo del tut­to automatico e senza supervisione di esseri umani. Non saranno solo macchine atte a catturare dati ma saranno capaci di elaborarli in realtime, costituendo di fatto dei sistemi IoT che alimenteranno database in Cloud in modo efficiente, trasparente e fruibile. Intellisystem Technologies sta conducendo, in colla­borazione con altre aziende ed enti, una serie di studi e ricerche finalizzati ad attuare questa vision futura.

A cura di S. Iacobucci. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 66 – Novembre 2017.

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141 EMB 67 Febbraio 2018 – Le reti industriali scelgono IIoT

La connettività al cloud sta cambiando le reti industriali dove i bus di campo perdono terreno travolti dalle applicazioni IIoT che sono riuscite persino a far superare le iniziali ostilità territoriali fra i due principali consorzi IIC e I4.0

Intellisystem propone alcuni nuovi gateway per reti industriali in grado d’interfacciarsi sia ai bus di campo sia alle connessioni Ethernet o Wireless. IT-EMG-1108 può convertire e interfacciare i segnali delle reti Modbus-TCP e Modbus-RTU connettendoli insieme a una connessione 10/100M Ethernet e/o con fino a otto seriali RS-485/422 con velocità di trasferimento fino a 115200 bps. IT-EMG-1104 è simile ma con quattro porte RS-232 mentre l’IT-EMG-1102 ha due porte RS-485/422.

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Fig. 1 – I gateway per reti industriali Intellisystem IT-EMG-1108 interfacciano i protocolli Modbus-TCP, Modbus-RTU e le connessioni Ethernet, RS-485/422 e RS-232

A cura di L. Pellizzari. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 67 – Febbraio 2018.

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Copy 142 I figli di Archimede Marzo/Aprile 2018 – Il Cloud Computing che verrà

Lo stato dell’arte del Cloud Computing 

Il Cloud Computing oggi vive una continua metamorfosi, caratterizzata da un incessante cambiamento che deve essere sfruttato appieno dalle aziende a loro vantaggio. Quest’ultime per rimanere competitive dovranno rispondere alle domande dedicate al mantenimento del loro mercato, facendo i conti con questi mutamenti dinamici ed evitando di rimanere indietro per incompetenza digitale. Nell’epoca della “digital transformation” capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo per consolidare i mercati in cui si opera.  I vantaggi del Cloud Computing sono oramai ben definiti e documentati. Per questo motivo sempre più aziende decidono di affidarsi a questa tecnologia, abbandonando i propri centri di calcolo alla ricerca del contenimento dei costi e della possibilità di usufruire di una struttura IT più performante e innovativa.

Capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo

È proprio il concetto d’innovazione che negli ultimi anni ha spinto gli utenti ad essere sempre più esigenti nei confronti delle soluzioni Cloud portando ad una continua evoluzione del settore, spingendo tale tecnologia a livelli inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Il Cloud Computing, proprio per la sua eterogeneità, è una tecnologia caratterizzata da molteplici sfaccettature che la pone sempre al centro di differenti discussioni IT e che propone scenari tecnologici futuribili. Così, proprio per enfatizzare le possibili applicazioni del Cloud Computing, a volte si specula su ciò che potrebbe essere la prossima evoluzione della nuvola. Si scommette su importanti meccanismi di sicurezza che rendano questa tecnologia più appetibile anche agli scettici che temono per l’incolumità della privacy dei dati. In realtà i servizi Cloud stanno cambiando rapidamente e continueranno a cambiare in maniera repentina nei prossimi anni, portando il Cloud Computing verso un’importante evoluzione, ma gli scenari futuribili sono davvero tanti e per certi versi imprevedibili.

l Cloud Computing: una tecnologia dalle molteplici sfaccettature.

Secondo le ultime ricerche condotte da Gartner, il Cloud Computing diventerà sempre più una soluzione IT di tipo ibrido capace di racchiudere le potenzialità di sicurezza di un Cloud privato con le estensibilità funzionali di un Cloud Computing pubblico. E’ stato stimato che nel biennio 2017-2018 il 75% delle aziende IT si scontreranno con le problematiche di garantire il mantenimento della qualità nei servizi, innovandosi e facendo leva sulla ricerca di nuove soluzione più efficaci ed efficienti. In altre parole, ciò significa che molte aziende italiane nei prossimi anni perderanno le loro attuali posizioni di mercato per incompetenza digitale. E’ proprio il concetto di predizione del futuro delle soluzioni tecnologiche a rappresentare uno dei punti chiave che le nostre aziende devono saper sfruttare per stare al passo con i maggiori competitors.  A mio avviso, il futuro della nuvola è ben più complesso e si giocherà in parallelo su più fronti, tra cui quello della customer experience, della collaborazione online e quello dello storage.

Customer Experience   

In un mercato sempre più saturo di prodotti simili in cui il consumatore è sempre  più evoluto e meno fedele al marchio, le aziende hanno la necessità di spostare l’attenzione del consumatore su altri elementi, come l’esperienza di consumo.  Secondo quest’ottica le aziende iniziano a proporsi come “fornitori di emozioni ed esperienze” dando vita al concetto di Customer Experience che si basa più sulle esperienze di consumo che sul valore d’uso dei prodotti offerti.  Ne segue che la nuova strategia per creare valore non è più incentrata sul prodotto in sé, ma presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente suscitando in esso nuove emozioni e sensazioni a partire dai prodotti stessi. In altri termini, il consumatore non è più interessato solamente all’utilità d’acquisto, ma è alla ricerca di nuove “esperienze d’acquisto” che lo coinvolgano pienamente e che lo rendano protagonista della scelta fatta. Ponendosi come protagonista, acquista un prodotto non solo per soddisfare un bisogno funzionale ma anche per trovare appagamento nel suo utilizzo.

La nuova strategia per creare valore presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente.

Secondo quest’ottica, i Servizi di Cloud contribuiranno ad aumentare l’esperienza del cliente e identificare nuovi modi per trattenere il bacino di clienti già acquisiti. Per mettere in atto queste strategie occorre pianificare ogni interazione e relazione col cliente utilizzando strutture organizzative moderne, facendo training e sviluppando nuovi piani d’azione. Attualmente la maggior parte delle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, utilizzano metodi automatici per la gestione dei rapporti con i propri clienti utilizzando sistemi CRM proprietari, che  richiedono investimenti di una certa importanza. Il problema in questo caso è che è necessario mantenerli aggiornati per tenere il passo con la crescita strategica del business. Il caso limite si raggiunge quando si ha un disperato bisogno di un aggiornamento del sistema CRM, ma non è possibile metterlo in atto per indisponibilità economica. Ciò si traduce nel peggiore dei casi nell’incapacità di soddisfare le aspettative dei clienti deteriorandone le relazioni, sicuramente difficilmente recuperabili. L’utilizzo del Cloud Computing migliorerà l’ambito di innovazione grazie alla sua flessibilità operativa e scalabilità, permettendo di trasformare rapidamente i modelli relazionali dei clienti in soddisfazione del cliente target; raccogliendo i dati dei clienti provenienti da varie fonti (utilizzando i Big Data), analizzandoli, valutandoli ed usandoli per creare nuovi processi di coinvolgimento, consentendo di costruire nuove relazioni più solide con i clienti.  In sostanza, la nuvola sarà un valido strumento per tenere il passo con le richieste del mercato, guidando le aziende del futuro verso l’Experience Economy, migliorando l’agilità del business consentendo  di apportare modifiche all’infrastruttura tecnica aziendale, se e quando necessario; innescando a sua volta un ciclo virtuoso per il raggiungimento di nuovi obiettivi aziendali mirati alla Customers Experience.

Collaborazione Online   

Anche se già esistono svariate suite collaborative tipo Google Drive e Office 365, queste non rappresentano ancora la reale evoluzione che il Cloud Computing potrebbe avere in tal senso. In realtà queste piattaforme di collaborazione online attualmente si limitano a  svolgere un compito semplice limitato al  co-tutorato e alla condivisione di file di piccole dimensioni facilmente trattabili dal punto di vista computazionale, come  ad esempio i documenti Word o Excel. Ragion per cui molti sono ancora convinti che il Cloud Computing si limiti solo ad un sistema di archiviazione online dei  file, in ausilio allo storage già disponibile  in locale a cui far ricorso quando si hanno risorse locali non sufficienti, come spesso accade nel caso dei dispositivi portatili di cui si prediligono le dimensioni ed il peso contenuto. In questo contesto la vera sfida che il Cloud Computing dovrà affrontare, è quella di permettere a tutti di creare, modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi a partire da file di complicata gestione computazionale, come potrebbero essere i file di immagini e di processo in formato RAW.

Il Cloud Computing permetterà di modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi.

Questa tipologia di servizi richiede una potenza computazionale non indifferente e significativa che va associata ad un livello di up-time garantito capace di supportare sia i processi molto onerosi che le sessioni collaborative di elaborazione dei file. In realtà, non si è poi così lontani da realizzare anche questo nuovo step del Cloud Computing che sotto certi sensi  si accosta al concetto di Parallel Computing, estendendone le funzionalità. Un esempio embrionale del futuribile potrebbe essere già offerto da ambienti di simulazione Cloud, che permetta agli ingegneri e tecnici di simulare in modo professionale e nel browser i loro modelli e sistemi a partire dai propri dati ed  immagini. Questa piattaforma è ancora in via di evoluzione e la tecnologia su cui si basa è ancora agli inizi, ma potrebbe essere il migliore esempio di quella vera collaborazione a cui il Cloud Computing deve mirare come sua prossima evoluzione.

Efficienza energetica: nuovi processori ARM 

I Cloud provider sono chiamati a soddisfare le richieste sempre più ingenti sia in termini di mole di dati sia in termini di calcolo. È prevedibile quindi che per contenere i costi in termini di efficienza elettrica il prossimo obiettivo sia quello di utilizzare processori specificatamente progettati per il Cloud. In particolare s’intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione quale prossimo passo evolutivo del Cloud Computing. Attualmente la maggior parte dei server Cloud utilizzano processori Intel della famiglia x86 che, essendo stati utilizzati da diversi anni, ancora oggi sono considerati affidabili nel garantire la funzionalità continua del Cloud. Alla luce di ciò è più che ragionevole pensare che nel prossimo futuro i server Cloud possano adottare processori ARM a discapito degli x86.

Si intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione.

Di fatto diversi brand tra cui Dell e Hewlett-Packard, unitamente ai principali fornitori di servizi Cloud, quali Amazon e Microsoft, stanno già studiando nuove  soluzioni che prevedono l’utilizzo di server basati su processori ARM. La partita tra le due tecnologie si giocherà nel campo della maggiore efficienza energetica e della conseguente riduzione dei costi che al momento vede i  server ARM imbattibili rispetto ai cugini X86 in termini di rapporto ingombro-potenza operativa, avvantaggiati nel futuro  del Cloud Computing.

Storage 

Molte infrastrutture Cloud per ottimizzare il loro carico di lavoro utilizzano delle strutture hardware virtualizzate. La nuova esigenza delle architetture Cloud consiste nel voler rinnovare file system e stack software al fine di migliorare l’utilizzo dei rispettivi componenti chiave. Ciò è supportato dal fatto che nel prossimo futuro i carichi di lavoro sostenuti dal Cloud saranno completamente diversi. Occorrono quindi delle soluzioni ottimizzate che possano sfruttare i momenti in cui i processori non effettuano calcoli poiché, quando ciò accade, i fornitori di servizi stanno dissipando risorse a fronte  di una perdita di guadagno.

Le unità disco dovranno lavorare, in futuro, molto di più.

Tutto ciò è riconducibile al classico collo di bottiglia dei sistemi a microprocessore rappresentato dall’inattività delle unità disco di archiviazione dei dati. Dal punto di vista puramente economico, l’optimum si raggiungerebbe se le unità disco eseguissero operazioni di lettura e scrittura continuamente, senza periodi di inattività. Si tratta di un traguardo ambizioso che molti costruttori stanno cercando di perseguire, perché i periodi di inattività dei dischi, di norma, servono per eseguire verifiche e scansioni sui dischi stessi.  Pertanto, oltre a dover essere utilizzate all’interno di ambienti caratterizzati da condizioni più rigide, le unità disco dovranno lavorare molto di più. I costruttori che per primi riusciranno in questo  intento saranno coloro che deterranno  il mercato del futuro sistema InterCloud  che prevede la convergenza dei tre servizi Cloud quali IaaS (Infrastructure as a Service), PaaS (Platform as a Service) e  SaaS (Software as a Service) in un unico  servizio accessibile da ogni luogo.

Conclusioni 

Le sfide del Cloud Computing del futuro spingono ad interrogarsi sul potenziale  trasformativo e sull’impatto che questa tecnologia potrà avere all’interno delle aziende, quale punto di partenza nel  percorso di comprensione dei trend e  dei driver per l’adozione di questo moderno modello di delivery tecnologico che si espande continuamente in nuove  direzioni. Come per il business, l’innovazione che nel prossimo futuro il Cloud Computing porterà passa dall’ICT, ma è prima di tutto una questione di “vision”. Bisogna avere conoscenza ed esperienza, oltre alla necessaria intuizione per essere protagonisti dell’evoluzione della competitività del nostro sistema Paese.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista I figli di Archimede N. 1 – Marzo/Aprile  2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/i-figli-di-archimede-marzo-aprile-2018.

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