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(Italiano) Art. 126 FN 89 Novembre 2016 – Comunicare in wireless

(Italiano) Art. 126 FN 89 Novembre 2016 – Comunicare in wireless

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it-2601-4g-m12-con-sfondo-treno-intellisystem-technologiesIntellisystem Technologies (www.intellisystem.it) presenta un router wireless compatibile con la normativa EN 50155, relativa al settore trasporti, progettato per applicazioni wireless industriali e ferroviarie. In particolare, il router wireless 4G IT-2601-4G-M12 è stato sviluppato per soddisfare a pieno lo standard Ieee 802.11 a/b/ g/n per veicoli e applicazioni ferroviarie. Si tratta di un router wireless 4G affidabile con due porte LAN pienamente compatibile con la certificazione EN 50155. Facilmente configurabile per operare in tre modalità di funzionamento di routing (routing IP dinamico e statico, autenticazione PPPoE e modem cellulare dial-up), garantisce la massima flessibilità. Gli utenti possono impostare l’ambiente Wlan in modo flessibile e rapido, al fine di soddisfare le varie esigenze di applicazioni di diversa natura, mediante una semplice connessione modem cellulare dial-up. Il punto di forza del dispositivo è rappresentato dall’utilizzo dei connettori della serie M, appositamente progettati per garantire connessioni robuste e un funzionamento affidabile contro i disturbi ambientali, quali vibrazioni e urti. Inoltre, la variante 4GS del modello IT-2601-4GSM12 monta a bordo un dispositivo GPS. Grazie all’integrazione di una porta ETH2 compatibile con lo standard Ieee 802.3af PoE P.D. e alle due connessioni digitali su connettori M12, che garantiscono ciascuna quattro porte in ingresso e altrettante in uscita, il router wireless rappresenta una scelta valida per tutte le applicazioni che richiedono più alta affidabilità e versatilità.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Fieldbus & Networks N. 89 – Novembre 2016

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito http://www.intellisystem.it/it/portfolio/fn-novembre-2016

(Italiano) 148 Industry Design 4.0 Nov 2018 – La comunicazione via satellite per la business continuity ed il disaster

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E’ ormai un dato di fatto che le moderne applicazioni IT non possono più prescindere dalla rete mediante la quale sono garantiti i collegamenti a sedi remote, i software gestionali centralizzati, la posta elettronica, le operazioni bancarie, le applicazioni CLOUD, i sistemi IoT, e così via.

Purtroppo alla crescente domanda di servizi e traffico di rete non è seguita un’analoga crescita delle relative infrastrutture, tantoché l’attuale ecosistema Internet non è più sostenibile a causa di un traffico dati sempre più gravoso, per lo più generato da applicazioni e servizi fondamentali per ogni azienda. In pochissimo tempo è variato notevolmente l’utilizzo della rete, passando da un sistema che sino a qualche anno fa si basava sulla trasmissione di testi ad un sistema con una forte componente multimediale, circostanza che ha causato un aumento indiscriminato del traffico dati caratterizzato dallo scambio di file multimediali di grandi dimensioni. Sfortunatamente questa mole di traffico è destinata crescere sempre più negli anni, rendendo necessari nuovi investimenti in infrastrutture che tardano a venire, di conseguenza la quasi totalità della rete è oggi gestita in modalità “Best Effort”; ossia la maggior parte degli operatori di telecomunicazione Italiani (ma anche esteri) non garantiscono il loro servizio offerto in termini di interruzione di servizio (cadute di rete). E’ anche vero che la minoranza di essi contrattualizza secondo il concetto di SLA (Service Level Agreement), garantendo al cliente un risarcimento indipendentemente dal danno subito in caso di disservizi della rete. Malgrado ciò nella maggior parte dei casi il danno subito supera di gran lunga in mero risarcimento offerto dall’operatore. Anche il tempo d’intervento di un operatore non po’ essere valutato a priori perché il controllo della rete è frammentato spesso tra i diversi operatori. Tutte queste complessità ci fanno capire che nella maggior parte dei casi i tempi di risoluzione dei problemi saranno certamente più lunghi di quelli che la nostra attività aziendale si può permettere.

Quando si parla di disater recovery e business continuity di norma ci si riferisce a quelle tecniche che assicurano la capacità aziendale nel continuare ad esercitare il proprio business a fronte di eventi avversi che possono colpirla. In particolare oggi la tecnologia offre la possibilità di realizzare varie soluzioni di continuità e Disaster Recovery atte a garantire l’erogazione continua dei servizi IT definiti col termine “mission critical”. La business continuity occupandosi della pianificazione della continuità operativa e di servizio è responsabile del ripristino dei processi aziendali essenziali anche in caso di eventi disastrosi che hanno una probabilità molto bassa di accadere, ma le cui conseguenze possono essere estremamente gravose per il business. Mediante la definizione del Business Continuity Plan (BCP) devono essere identificati i pericoli potenziali che minacciano l’organizzazione; suggerendo e fornendo una struttura che consente di aumentare la capacità di adattamento alle condizioni d’uso con una capacità di risposta la più veloce possibile; in maniera da salvaguardare gli interessi delle parti in causa, le attività produttive, l’immagine, riducendo i rischi e le conseguenze sul piano gestionale, amministrativo e legale. In pratica, di norma i sistemi e i dati considerati “primari” vengono ridondati in un sito secondario denominato “Disaster Recovery Site” per far sì che in caso di disastro tale da rendere inutilizzabili i sistemi informativi del sito primario, sia possibile ripristinare le attività sul sito secondario nel più breve tempo e con la minima perdita di dati possibile.

Per ottemperare a ciò i manager della medio-grandi aziende e grandi aziende guardano sempre più le problematiche della sicurezza informatica con occhi diversi cercando sempre di trovare nuove soluzioni tipicamente basate su componenti hardware e software ma difficilmente viene preso seriamente in considerazione il caso più estremo in cui possa avvenire una catastrofe naturale per cui si ha il cedimento di tutte le infrastrutture terrestri di comunicazione. Tutti quanti sperimentiamo banalmente il collasso delle reti cellulari nei minuti che precedono e susseguono la mezzanotte di ogni nuovo anno. In questi minuti è quasi impossibile riuscire a comunicare con un altro interlocutore a cause del sovraccarico delle linee che non sono progettate per gestire una così grande moltitudine di comunicazioni simultanee. Se adesso per un attimo provassimo ad immaginare un caso concreto di calamità naturale ecco che ci rendiamo subito conto di quanto siano vulnerabili i nostri sistemi di comunicazione. Anche se alcune compagnie stanno seriamente studiando polizze assicurative specifiche, al momento non esistono assicurazioni che possano coprire i danni provocati da un attacco informatico e tanto meno da un evento catastrofico, sia esso naturale che ad opera dell’uomo, che metta in ginocchio tutti i sistemi di telecomunicazioni comunemente adoperati quali ad esempio internet e la telefonia sia essa fissa che mobile.

D’altro canto anche l’art. 32 del GDPR che si occupa nello specifico della sicurezza del trattamento dei dati personali (“Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio”) ci ricorda che quest’ultima dovrà essere garantita attraverso l’adozione di una serie di misure concrete. Secondo questa norma, infatti, il titolare e il responsabile del trattamento dei dati personali dovranno predisporre ed attuare delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.

Più nello specifico, alcune delle misure che il titolare o il responsabile del trattamento dei dati potranno concretamente adottare sono, come stabilito dall’art. 32, paragrafo 1:

  1. la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali;
  2. la capacità di assicurare la continua riservatezza, integrità, disponibilità e resilienza dei sistemi e dei servizi che trattano i dati personali;
  3. la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati in caso di incidente fisico o tecnico;
  4. una procedura per provare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.

In particolare il punto 3. attribuisce rilievo anche al concetto di disaster recovery, che come già detto, consiste nella capacità di reagire in modo efficace e tempestivo ad eventuali criticità dovute ad incidenti fisici o tecnici, allo scopo di ripristinare la disponibilità e l’accesso dei dati personali oggetto di trattamento. Considerando che le misure richieste sono improntate sulla tutela dei diritti di privacy, è evidente che tali misure coinvolgono molti degli aspetti operativi della maggior parte delle aziende strettamente legati alla connettività. Qualora infatti il back-up periodico, non possa aver luogo, per motivi di connettività dovuti a disastri (ad esempio alla gestione cloud di database remoti), qualsiasi azienda si troverebbe con le proprie informazioni non allineate. Ne consegue che è importantissimo, anche dal punto di vista giuridico, premunirsi contro il rischio di perdita dati anche in caso di disastri. Per far ciò unitamente ai sistemi di memorizzazione è d’obbligo ridondare anche la connettività.

Ridondare le infrastrutture di rete terrestri con altre terrestri, è una soluzione da scartare in caso di disastri poiché anche se le linee dati sono differenziate è molto probabile che un terremoto o una inondazione possa mettere fuori servizio tutte le centrali della zona; indipendentemente dall’operatore che le gestisce. La stessa cosa vale anche per tutte le reti wireless (siano esse Wi-Fi che cellulari) che poggiano su infrastrutture terrestri (la quasi totalità). Poiché le catastrofi possono verificarsi inaspettatamente in qualsiasi momento, ed ovunque, la capacità aziendale di mantenere in essere le comunicazioni dati in queste situazioni di criticità è una chiave di successo per mantenere in vita una complessa infrastruttura IT aziendale. All’occorrenza di una catastrofe è richiesto un team di persone esperte nel campo delle telecomunicazioni che siano in grado di mantenere in funzione tutti i sistemi IT aziendali. Ad oggi la soluzione via satellite è l’unica che garantisce una la continuità delle telecomunicazioni, anche nei casi più drammatici, fornendo un servizio di ridondanza ed implementabile in pochissimo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati Satellitari è molto cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni prettamente militari. Il lancio di nuovi satelliti e l’innovazione tecnologica degli ultimi giorni hanno permesso l’incremento delle prestazioni proporzionale ad un notevole abbassamento dei costi inerenti i servizi ad essi connessi, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che civile. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 km dalla Terra, la connessione satellitare «bidirezionale» è in grado di offrire collegamenti alla rete ad alta velocità in qualunque zona del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema ad una fonte di energia. Con i recenti satelliti lanciati alla fine del 2013, la connessione satellitare è diventa addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni terrestri in fibra ottica.

I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture connesse alle dorsali in fibra ottica, denominate Teleporti, dislocate in tutto il globo. Grazie a questi ultimi è possibile «prolungare» a largo raggio le comunicazioni internet, dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto: dall’ultimo miglio bidirezionale alla creazione di reti di distribuzione di contenuti, alle connessioni ad Internet a banda larga, alla realizzazione di reti private (VPN), fino all’emissione di segnali radiofonici e televisivi. La ridondanza satellitare è sicuramente uno dei temi che debbono essere affrontati nel BCP di ogni azienda poiché ogni satellite funziona senza alimentazione terrestre; l’unica alimentazione da garantire è quella del modem installato a terra (a bassissimo consumo, e quindi alimentabile con sistemi UPS e batterie tampone). Tutte queste caratteristiche garantiscono la ridondanza a livello di sistema, estrema flessibilità e scalabilità unitamente ad una rapida implementazione. In conclusione possiamo affermare che la tecnologia satellitare, grazie alla sua fisicità, è attualmente il sistema di telecomunicazione più sicuro poiché meno attaccabile e intercettabile da pirati o vandali (motivo per cui è ampiamente usato in ambito militare).

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Industry 4.0 Design Magazine N. 4 – Novembre 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/industry-4_0-design-magazine-novembre-2018

(Italiano) 140 EMB 66 Novembre 2017 – Droni industriali: un nuovo mercato in evoluzione

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Valutare e mappare coltivazioni agricole, estensione di boschi, emissioni di inquinanti, danni subiti a seguito di eventi calamitosi o catastrofici: applicazioni a cui i droni assolvono in modo efficace ed economico

I droni rappresentano oggi uno strumento sempre più versati­le, grazie ai numerosi utilizzi e campi di applicazione, tanto da caratterizzare un mercato in forte crescita anche nel nostro Paese. Secondo un rapporto stilato dall’ENAC nel 2015, in Italia erano già in uso due anni fa più di 1200 velivoli ad uso professionale, con ben 600 aziende specializzate nella loro produzione, e questo numero sta crescendo in modo esponen­ziale, grazie ai reali vantaggi offerti dall’im­piego di queste minuscole macchine. Dalle sue origini militari, questo fenomeno si è spostato all’uso civile e industriale, inve­stendo settori che spaziano dalla sicurez­za all’edilizia, passando per l’architettura, l’agricoltura e la manutenzione predittiva di impianti industriali. Il settore può essere essenzialmente suddiviso in due macro aree, una riguardante i rilievi topografici e l’al­tra orientata a vere e proprie campagne di misura, che prevedono l’installazione a bordo di sofisticati sensori e dispositivi quali ad esempio termocamere e sistemi LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging). Stiamo assistendo ad una progressiva specializzazione del settore, da cui stanno emergendo soluzioni industriali sempre più verticali, che lasciano sempre meno spazio all’im­provvisazione degli hobbisti, puntando verso una maggiore qualificazione, promossa dal contributo della normativa di settore dettata dall’ENAC per regolamentare l’utilizzo dei droni in ambienti aperti. Il reale vantaggio derivante dall’utilizzo dei droni consiste nell’aumento di produttività, poiché consente in poco tempo e i modo più economico di compiere operazioni che in altri tempi prevedevano necessariamente l’impiego di aerei ed elicotteri veri e propri.

tid-in-volo-intellisystem

Fig. 1 ll drone Intellisystem Technologies TT1640S-TID-A

La rapidità di accesso, la capacità di avvicinarsi e di spostarsi in tutte le direzioni, di mantenere una posizione per tutto il tempo desiderato ed effettuare riprese da prospettive differenti, tipiche di un drone, consentono di individuare facilmente punti di una struttura in cui risulti necessario un intervento, consentendo una riduzione di costi e tempi in fase di manutenzione. Anche se i droni aerei sono quelli maggiormente dif­fusi nel mercato, il termine “drone” sta assumendo un significato sempre più allargato, comprendendo non solo velivoli, ma anche apparecchiature terrestri (“rover”) e veri e propri sommergibili in miniatura. I velivoli si utilizzano quando si rende necessaria una visione dall’alto per scopi ben precisi: riprese aeree, ispezioni, mappatura, fotogrammetria, campagne di misure. I rover sono droni su ruote che garantiscono grande stabilità e possibilità di caricare pesi mag­giori, equipaggiabili con video-camere e sensori, che consentono riprese stabili dal basso particolarmente utili in situazioni di ispezione e sorveglianza. I droni marini sono invece simili a piccoli sottomarini su cui è possibile installare una telecamera stagna per fare riprese subacquee, molto utili per il monitoraggio am­bientale e per il controllo della flora e della fauna di tutti gli ambienti acquatici quali laghi, fiumi, mari e oceani. Quello dei droni, grazie alla loro flessibilità d’uso, è diventato in poco tempo uno dei trend tecno­logici emergenti e sono in molti a credere e a investire capitali nell’industria dei remote piloted aircraft sy- stems; le prospettive sono ampie, così come le appli­cazioni che vedranno un uso sempre più intensivo di queste tecnologie nelle nostre città e industrie, am­bienti che possono presentare delle criticità comples­se da affrontare.

ThermalTronix TT1640S-TID-A - Camera View 2 - Intellisystem

Fig. 2 – Particolare della telecamera

 

Alla luce di tutte queste considerazioni, l’azienda italiana Intellisystem Technologies ha messo a punto diversi strumenti drone-based denominati TID (acronimo di Thermal Inspection Drone) per la diagnostica e il monitoraggio industriale, mediante l’utilizzo di particolari droni progettati per un utiliz­zo professionale e intensivo. I droni di Intellisystem Technologies possono essere considerati come dei veri e propri strumenti di misura, in grado di librarsi in volo raccogliendo e trasmettendo i dati misurati a terra in modo facile, sicuro e decisamente economico. I sistemi TID vengono spesso equipaggiati con parti­colari termocamere ultra compatte, installate in una piattaforma stabilizzata, grazie alla quale è possibile ottenere le massime prestazioni in termini di stabilità delle riprese, che permettono la misura dei valori di temperatura superficiale senza entrare direttamente in contatto con l’oggetto da misurare, quale ad esem­pio una porzione di impianto o una linea aerea ad alta tensione. Grazie a queste particolari telecamere, è possibile ottenere dall’alto foto termiche d’insieme e mappature termiche a elevata risoluzione con una precisione che raggiunge gli 0,2 0C. Pur non sosti­tuendo certe operazioni settoriali specialistiche dove aerei ed elicotteri rimangono indispensabili, questa soluzione innovativa rende possibile l’ispezione aerea termografica in tutta sicurezza e velocità anche negli ambienti più critici, come strutture e impianti indu­striali difficili da esaminare per collocazione o dimen­sioni, senza la necessità di allestire ponteggi, utilizza­re cestelli o ricorrere a costosi mezzi aerei alternativi. I droni di Intellisystem Technologies sono stati accu­ratamente applicati in diversi campi di utilizzo indu­striale; reti elettriche e ferroviarie, impianti energeti­ci come parchi eolici o distese fotovoltaiche, sono solo alcuni esempi in cui i sistemi TID sono stati utiliz­zati per individuare anomalie e malfunzionamenti, risparmiando tempo utile in fase di pianificazione dell’intervento e tagliando i costi operativi.

Fig. 3 – Esempio di applicazione del Thermal Inspection Drone in situazione di emergenza

 

I sistemi TID possono essere impiegati in tutti quei settori industriali che prevedono l’offerta di servizi e soluzioni orientate alla conoscenza, al monitoraggio e alla governance del territorio attraverso l’utilizzo dei droni attraverso l’identificazione, la caratterizzazio­ne, la qualificazione e la misurazione degli elementi territoriali ripresi con la loro localizzazione, forma, dimensioni e caratteristiche. Recentemente, anche il comparto Oil&Gas ha mo­strato un particolare interesse verso l’utilizzo dei sistemi TID. Quando una compagnia petrolifera ha bisogno di effettuare delle misure termiche superfi­ciali in un impianto di una raffineria o su una piat­taforma petrolifera, deve sostenere enormi spese per la progettazione e costruzione di imponenti strutture di ponteggio che, nel caso delle piattaforme off-shore, possono superare anche i 100 metri di altezza. Utiliz­zando sistemi come quelli di Intellisystem Technolo­gies, è possibile ridurre drasticamente non solo tali costi ma anche il personale impiegato e i tempi di intervento, passando dall’utilizzo di un team di cin­que tecnici specializzati rispetto a una squadra di 100 persone e riducendo i tempi da diverse settimane a un paio di giorni. L’im­piego dei droni per questa tipologia di con­trolli permette alle com­pagnie petrolifere di of­frire anche una migliore sicurezza sul lavoro, contribuendo a ridurre i rischi a cui sono esposti gli operai che di norma si occupano della ma­nutenzione predittiva. Questo tipo di analisi aerea è un metodo che permette di valutare in maniera completa, rapida e affidabile le prestazioni di impianti di grandi dimensioni. Mantenere le strut­ture onshore e offshore in conformità a standard e requisiti normativi è fondamentale per assicurarne la sicurezza e il rispetto per l’ambiente.

Fig. 4 – Esempio di applicazione drone in ambito Oil & Gas

La soluzione offerta rappresenta quindi anche una delle tecnologie più promettenti per migliorare anche la risposta ai disastri ambientali che a volte purtroppo colpiscono il comparto Oil&Gas, proponendosi come valido stru­mento d’ausilio alle relative operazioni di soccorso poiché, grazie alle immagini termiche catturate dai droni, è possibile individuare superstiti, e in caso d’in­cendio è possibile quantificare la presenza dei focolai più attivi per i quali è necessario intervenire più tem­pestivamente. Al tempo stesso, i sistemi TID possono essere usati dai responsabili della sicurezza per avere una visione d’insieme della situazione di emergenza, permettendo una più fa­cile individuazione delle criticità strutturali del­le infrastrutture dan­neggiate e pericolanti. In questo modo, tutte le zone di diffìcile accesso e pericolose per l’uomo possono essere esplora­te e osservate nei detta­gli in tutta sicurezza. In questi scenari, i droni di Intellisystem Technolo­gies possono essere uti­lizzati per assistere la valutazione dei rischi, la mappatura e la pia­nificazione dei soccorsi rendendo le operazioni più sicure e veloci per le squadre di pronto in­tervento. Tra 10 anni, i droni saranno strumen­ti di uso comune grazie alle loro performance sempre più spinte, che faranno leva sulle mo­derne tecniche di In­telligenza Artificiale. Avranno a bordo sistemi avanzati anticollisione e una sensoristica sempre più sofisticata, grazie alla quale saranno in grado di mettersi in volo seguendo rotte sicure in modo del tut­to automatico e senza supervisione di esseri umani. Non saranno solo macchine atte a catturare dati ma saranno capaci di elaborarli in realtime, costituendo di fatto dei sistemi IoT che alimenteranno database in Cloud in modo efficiente, trasparente e fruibile. Intellisystem Technologies sta conducendo, in colla­borazione con altre aziende ed enti, una serie di studi e ricerche finalizzati ad attuare questa vision futura.

A cura di S. Iacobucci. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 66 – Novembre 2017.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-novembre-2017

(Italiano) 141 EMB 67 Febbraio 2018 – Le reti industriali scelgono IIoT

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La connettività al cloud sta cambiando le reti industriali dove i bus di campo perdono terreno travolti dalle applicazioni IIoT che sono riuscite persino a far superare le iniziali ostilità territoriali fra i due principali consorzi IIC e I4.0

Intellisystem propone alcuni nuovi gateway per reti industriali in grado d’interfacciarsi sia ai bus di campo sia alle connessioni Ethernet o Wireless. IT-EMG-1108 può convertire e interfacciare i segnali delle reti Modbus-TCP e Modbus-RTU connettendoli insieme a una connessione 10/100M Ethernet e/o con fino a otto seriali RS-485/422 con velocità di trasferimento fino a 115200 bps. IT-EMG-1104 è simile ma con quattro porte RS-232 mentre l’IT-EMG-1102 ha due porte RS-485/422.

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Fig. 1 – I gateway per reti industriali Intellisystem IT-EMG-1108 interfacciano i protocolli Modbus-TCP, Modbus-RTU e le connessioni Ethernet, RS-485/422 e RS-232

A cura di L. Pellizzari. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 67 – Febbraio 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-febbraio-2018

(Italiano) Copy 142 I figli di Archimede Marzo/Aprile 2018 – Il Cloud Computing che verrà

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Lo stato dell’arte del Cloud Computing 

Il Cloud Computing oggi vive una continua metamorfosi, caratterizzata da un incessante cambiamento che deve essere sfruttato appieno dalle aziende a loro vantaggio. Quest’ultime per rimanere competitive dovranno rispondere alle domande dedicate al mantenimento del loro mercato, facendo i conti con questi mutamenti dinamici ed evitando di rimanere indietro per incompetenza digitale. Nell’epoca della “digital transformation” capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo per consolidare i mercati in cui si opera.  I vantaggi del Cloud Computing sono oramai ben definiti e documentati. Per questo motivo sempre più aziende decidono di affidarsi a questa tecnologia, abbandonando i propri centri di calcolo alla ricerca del contenimento dei costi e della possibilità di usufruire di una struttura IT più performante e innovativa.

Capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo

È proprio il concetto d’innovazione che negli ultimi anni ha spinto gli utenti ad essere sempre più esigenti nei confronti delle soluzioni Cloud portando ad una continua evoluzione del settore, spingendo tale tecnologia a livelli inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Il Cloud Computing, proprio per la sua eterogeneità, è una tecnologia caratterizzata da molteplici sfaccettature che la pone sempre al centro di differenti discussioni IT e che propone scenari tecnologici futuribili. Così, proprio per enfatizzare le possibili applicazioni del Cloud Computing, a volte si specula su ciò che potrebbe essere la prossima evoluzione della nuvola. Si scommette su importanti meccanismi di sicurezza che rendano questa tecnologia più appetibile anche agli scettici che temono per l’incolumità della privacy dei dati. In realtà i servizi Cloud stanno cambiando rapidamente e continueranno a cambiare in maniera repentina nei prossimi anni, portando il Cloud Computing verso un’importante evoluzione, ma gli scenari futuribili sono davvero tanti e per certi versi imprevedibili.

l Cloud Computing: una tecnologia dalle molteplici sfaccettature.

Secondo le ultime ricerche condotte da Gartner, il Cloud Computing diventerà sempre più una soluzione IT di tipo ibrido capace di racchiudere le potenzialità di sicurezza di un Cloud privato con le estensibilità funzionali di un Cloud Computing pubblico. E’ stato stimato che nel biennio 2017-2018 il 75% delle aziende IT si scontreranno con le problematiche di garantire il mantenimento della qualità nei servizi, innovandosi e facendo leva sulla ricerca di nuove soluzione più efficaci ed efficienti. In altre parole, ciò significa che molte aziende italiane nei prossimi anni perderanno le loro attuali posizioni di mercato per incompetenza digitale. E’ proprio il concetto di predizione del futuro delle soluzioni tecnologiche a rappresentare uno dei punti chiave che le nostre aziende devono saper sfruttare per stare al passo con i maggiori competitors.  A mio avviso, il futuro della nuvola è ben più complesso e si giocherà in parallelo su più fronti, tra cui quello della customer experience, della collaborazione online e quello dello storage.

Customer Experience   

In un mercato sempre più saturo di prodotti simili in cui il consumatore è sempre  più evoluto e meno fedele al marchio, le aziende hanno la necessità di spostare l’attenzione del consumatore su altri elementi, come l’esperienza di consumo.  Secondo quest’ottica le aziende iniziano a proporsi come “fornitori di emozioni ed esperienze” dando vita al concetto di Customer Experience che si basa più sulle esperienze di consumo che sul valore d’uso dei prodotti offerti.  Ne segue che la nuova strategia per creare valore non è più incentrata sul prodotto in sé, ma presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente suscitando in esso nuove emozioni e sensazioni a partire dai prodotti stessi. In altri termini, il consumatore non è più interessato solamente all’utilità d’acquisto, ma è alla ricerca di nuove “esperienze d’acquisto” che lo coinvolgano pienamente e che lo rendano protagonista della scelta fatta. Ponendosi come protagonista, acquista un prodotto non solo per soddisfare un bisogno funzionale ma anche per trovare appagamento nel suo utilizzo.

La nuova strategia per creare valore presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente.

Secondo quest’ottica, i Servizi di Cloud contribuiranno ad aumentare l’esperienza del cliente e identificare nuovi modi per trattenere il bacino di clienti già acquisiti. Per mettere in atto queste strategie occorre pianificare ogni interazione e relazione col cliente utilizzando strutture organizzative moderne, facendo training e sviluppando nuovi piani d’azione. Attualmente la maggior parte delle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, utilizzano metodi automatici per la gestione dei rapporti con i propri clienti utilizzando sistemi CRM proprietari, che  richiedono investimenti di una certa importanza. Il problema in questo caso è che è necessario mantenerli aggiornati per tenere il passo con la crescita strategica del business. Il caso limite si raggiunge quando si ha un disperato bisogno di un aggiornamento del sistema CRM, ma non è possibile metterlo in atto per indisponibilità economica. Ciò si traduce nel peggiore dei casi nell’incapacità di soddisfare le aspettative dei clienti deteriorandone le relazioni, sicuramente difficilmente recuperabili. L’utilizzo del Cloud Computing migliorerà l’ambito di innovazione grazie alla sua flessibilità operativa e scalabilità, permettendo di trasformare rapidamente i modelli relazionali dei clienti in soddisfazione del cliente target; raccogliendo i dati dei clienti provenienti da varie fonti (utilizzando i Big Data), analizzandoli, valutandoli ed usandoli per creare nuovi processi di coinvolgimento, consentendo di costruire nuove relazioni più solide con i clienti.  In sostanza, la nuvola sarà un valido strumento per tenere il passo con le richieste del mercato, guidando le aziende del futuro verso l’Experience Economy, migliorando l’agilità del business consentendo  di apportare modifiche all’infrastruttura tecnica aziendale, se e quando necessario; innescando a sua volta un ciclo virtuoso per il raggiungimento di nuovi obiettivi aziendali mirati alla Customers Experience.

Collaborazione Online   

Anche se già esistono svariate suite collaborative tipo Google Drive e Office 365, queste non rappresentano ancora la reale evoluzione che il Cloud Computing potrebbe avere in tal senso. In realtà queste piattaforme di collaborazione online attualmente si limitano a  svolgere un compito semplice limitato al  co-tutorato e alla condivisione di file di piccole dimensioni facilmente trattabili dal punto di vista computazionale, come  ad esempio i documenti Word o Excel. Ragion per cui molti sono ancora convinti che il Cloud Computing si limiti solo ad un sistema di archiviazione online dei  file, in ausilio allo storage già disponibile  in locale a cui far ricorso quando si hanno risorse locali non sufficienti, come spesso accade nel caso dei dispositivi portatili di cui si prediligono le dimensioni ed il peso contenuto. In questo contesto la vera sfida che il Cloud Computing dovrà affrontare, è quella di permettere a tutti di creare, modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi a partire da file di complicata gestione computazionale, come potrebbero essere i file di immagini e di processo in formato RAW.

Il Cloud Computing permetterà di modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi.

Questa tipologia di servizi richiede una potenza computazionale non indifferente e significativa che va associata ad un livello di up-time garantito capace di supportare sia i processi molto onerosi che le sessioni collaborative di elaborazione dei file. In realtà, non si è poi così lontani da realizzare anche questo nuovo step del Cloud Computing che sotto certi sensi  si accosta al concetto di Parallel Computing, estendendone le funzionalità. Un esempio embrionale del futuribile potrebbe essere già offerto da ambienti di simulazione Cloud, che permetta agli ingegneri e tecnici di simulare in modo professionale e nel browser i loro modelli e sistemi a partire dai propri dati ed  immagini. Questa piattaforma è ancora in via di evoluzione e la tecnologia su cui si basa è ancora agli inizi, ma potrebbe essere il migliore esempio di quella vera collaborazione a cui il Cloud Computing deve mirare come sua prossima evoluzione.

Efficienza energetica: nuovi processori ARM 

I Cloud provider sono chiamati a soddisfare le richieste sempre più ingenti sia in termini di mole di dati sia in termini di calcolo. È prevedibile quindi che per contenere i costi in termini di efficienza elettrica il prossimo obiettivo sia quello di utilizzare processori specificatamente progettati per il Cloud. In particolare s’intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione quale prossimo passo evolutivo del Cloud Computing. Attualmente la maggior parte dei server Cloud utilizzano processori Intel della famiglia x86 che, essendo stati utilizzati da diversi anni, ancora oggi sono considerati affidabili nel garantire la funzionalità continua del Cloud. Alla luce di ciò è più che ragionevole pensare che nel prossimo futuro i server Cloud possano adottare processori ARM a discapito degli x86.

Si intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione.

Di fatto diversi brand tra cui Dell e Hewlett-Packard, unitamente ai principali fornitori di servizi Cloud, quali Amazon e Microsoft, stanno già studiando nuove  soluzioni che prevedono l’utilizzo di server basati su processori ARM. La partita tra le due tecnologie si giocherà nel campo della maggiore efficienza energetica e della conseguente riduzione dei costi che al momento vede i  server ARM imbattibili rispetto ai cugini X86 in termini di rapporto ingombro-potenza operativa, avvantaggiati nel futuro  del Cloud Computing.

Storage 

Molte infrastrutture Cloud per ottimizzare il loro carico di lavoro utilizzano delle strutture hardware virtualizzate. La nuova esigenza delle architetture Cloud consiste nel voler rinnovare file system e stack software al fine di migliorare l’utilizzo dei rispettivi componenti chiave. Ciò è supportato dal fatto che nel prossimo futuro i carichi di lavoro sostenuti dal Cloud saranno completamente diversi. Occorrono quindi delle soluzioni ottimizzate che possano sfruttare i momenti in cui i processori non effettuano calcoli poiché, quando ciò accade, i fornitori di servizi stanno dissipando risorse a fronte  di una perdita di guadagno.

Le unità disco dovranno lavorare, in futuro, molto di più.

Tutto ciò è riconducibile al classico collo di bottiglia dei sistemi a microprocessore rappresentato dall’inattività delle unità disco di archiviazione dei dati. Dal punto di vista puramente economico, l’optimum si raggiungerebbe se le unità disco eseguissero operazioni di lettura e scrittura continuamente, senza periodi di inattività. Si tratta di un traguardo ambizioso che molti costruttori stanno cercando di perseguire, perché i periodi di inattività dei dischi, di norma, servono per eseguire verifiche e scansioni sui dischi stessi.  Pertanto, oltre a dover essere utilizzate all’interno di ambienti caratterizzati da condizioni più rigide, le unità disco dovranno lavorare molto di più. I costruttori che per primi riusciranno in questo  intento saranno coloro che deterranno  il mercato del futuro sistema InterCloud  che prevede la convergenza dei tre servizi Cloud quali IaaS (Infrastructure as a Service), PaaS (Platform as a Service) e  SaaS (Software as a Service) in un unico  servizio accessibile da ogni luogo.

Conclusioni 

Le sfide del Cloud Computing del futuro spingono ad interrogarsi sul potenziale  trasformativo e sull’impatto che questa tecnologia potrà avere all’interno delle aziende, quale punto di partenza nel  percorso di comprensione dei trend e  dei driver per l’adozione di questo moderno modello di delivery tecnologico che si espande continuamente in nuove  direzioni. Come per il business, l’innovazione che nel prossimo futuro il Cloud Computing porterà passa dall’ICT, ma è prima di tutto una questione di “vision”. Bisogna avere conoscenza ed esperienza, oltre alla necessaria intuizione per essere protagonisti dell’evoluzione della competitività del nostro sistema Paese.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista I figli di Archimede N. 1 – Marzo/Aprile  2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/i-figli-di-archimede-marzo-aprile-2018.

(Italiano) 145 Ingenio Settembre 2018 – Internazionalizzazione ed innovazione: le chiavi per uscire dalla crisi con al centro l’ingegnere italiano

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La figura dell’Ingegnere Italiano per sostenere l’eccellenza italiana in termini di internazionalizzazione ed innovazione

La nostra professione assieme alle società d’Ingegneria Italiane rappresenta oggi potenzialmente l’eccellenza per il settore dell’Hi-Tech design & consulting, confermandosi come uno dei più importanti driver per la ripresa del nostro Paese, ma per la loro crescita effettiva restano ancora almeno due importanti gap da colmare che in sintesi sono rappresentati dai concetti di internazionalizzazione ed innovazione tecnologica dettati dalla vera e propria rivoluzione digitale che ci sta investendo, meglio definita mediante il ben noto concetto di industria 4.0. Una rivoluzione che ha un effetto dirompente non solo sull’intero settore tecnologico ma anche su tutti gli altri settori economici e della società imponendo dei cambiamenti repentini, continui e pervasivi.

Innovation Cristian Randieri

Capacità di anticipare le nuove tecnologie e diversificazione del servizio

Se da un lato ancora oggi molti nostri colleghi riescono a confermare la propria eccellenza nel settore tecnologico dall’altro non dobbiamo mai dimenticare che per trainare la crescita del Paese occorre dotarsi di competenze utili per poter “leggere” in anticipo il contesto dinamico nel quale sono continuamente inserite. Questo concetto influirà positivamente sulla loro capacità di testare nuove tecnologie o servizi affermandosi anche nei mercati esteri, rispetto a tutti i concorrenti che ritarderanno il processo di innovazione interna. Se a tutto ciò aggiungiamo che in un economia globalizzata i vantaggi che le azioni di internazionalizzazione per la nostra professione costituiscono un enorme opportunità anche in relazione alle difficoltà che quest’ultime hanno incontrato a partire dalla profonda crisi avvenuta a partire dal 2008. La possibilità di affacciarsi ad altri mercati, di fatto, rappresenta una chiave di successo e di sopravvivenza grazie alla quale è possibile intercettare in modo proattivo nuove opportunità di business volte ad affermare l’eccellenza del “Design in Italy” inteso come progettazione made in Italy. Le strategie di internazionalizzazione e di diversificazione del servizio offerto, costituiscono, oggi a maggior ragione, la principale risposta della parte più vitale del sistema produttivo italiano al lungo ristagno economico che purtroppo stiamo ancora vivendo. Non dimentichiamo che l’impatto della crisi in Italia nella nostra professione è stata maggiore rispetto ad altri paesi proprio a causa di una struttura professionale composta prevalentemente da piccole società e studi d’ingegneria, molti dei quali poco propensi ad adottare nuove tecnologie e ad aprirsi a meccanismi di internazionalizzazione. Purtroppo ad una maggiore specializzazione dei leader nazionali tecnologici corrisponde sempre una maggiore polverizzazione in microimprese che di fatto rendono più difficile la trasformazione della nostra professionalità in ecosistemi omogeni digitalmente integrati.

 

L’internazionalizzazione come chiave per uscire dalla crisi

Non è un caso se l’internazionalizzazione figura tra i principali obiettivi strategici chiave dei vari ministeri competenti, specialmente in questa fase di debolezza della domanda interna. L’investimento all’estero da parte delle nostre professionalità finalizzato all’insediamento stabile di attività di progettazione e consulenza diventa determinante, ed è necessario che i nostri colleghi comprendano l’importanza di proiettarsi e di promuoversi non solo al di fuori dei confini nazionali ma anche al di fuori di quelli europei offrendo soluzioni e servizi che da sempre hanno contraddistinto la caratteristica del “fatto bene”. Ne va da sé che l’internazionalizzazione non può prescindere dall’innovazione tecnologica che riveste un ruolo ancora più importante nella fase attuale di ripresa dalla Grande Recessione, che oltre a ridurre il tasso di crescita potenziale, ha generato alti livelli di disoccupazione e un elevato debito pubblico non solo in Italia ma anche in molti altri Paesi industrializzati. Nel breve periodo, caratterizzato ancora da profonde incertezze sulle prospettive economiche a livello globale e finanze pubbliche limitate, per la nostra professione sostenere un alto grado d’innovazione tecnologica è un compito molto arduo. Più che mai è necessaria una strategia comune ben definita che al di là del rallentamento economico permetta alle aziende di continuare ad innovare non solo per aumentare la varietà e la complessità dei loro prodotti per incrementare margini e utili, ma anche per ridurre la complessità e i costi dei loro prodotti.

In Italia, le sfide per promuovere le riforme tese a sostenere innovazione e produttività sono accentuate non solo dal contesto macroeconomico particolarmente difficile, ma anche da una forte pressione competitiva da parte dei Paesi emergenti e da tecnologie e processi produttivi in continua e rapida evoluzione. Innovazione è sinonimo di attività di ricerca e sviluppo che vincola il processo innovativo ad un insieme sempre più articolato di fattori interrelati, fattore imprescindibile da cui l’ingegnere Italiano non può sottrarsi. In un contesto caratterizzato da una maggiore complessità nei processi di innovazione e da costi crescenti, soprattutto per le imprese vicine o prossime alla frontiera tecnologica, la collaborazione tra imprese e la figura del libero professionista ingegnere è diventata una fattore di vitale importanza. Tengo particolarmente a sottolineare che la collaborazione non rappresenta solo un modo per risparmiare sui costi dell’innovazione, ma anche, un modo per estendere la portata di un progetto prettamente innovativo sfruttando le complementarietà con altre realtà. Diverse analisi dell’OCSE confermano continuamente che le entità che sono coinvolte in collaborazioni su processi di innovazione spendono di più per le innovazioni stesse rispetto alle aziende che non collaborano.

Italian Engineer Cristian Randieri

In questo quadro, si è agevolato il consolidamento di una tradizione artigiana italiana, punto di forza del Made in Italy, che trova ragion d’essere nella presenza di tante micro imprese nel mercato. Un elemento quasi di natura “culturale”, che, in un contesto come quello di Industria 4.0, può risultare di assoluto vantaggio per la nostra professione, per sfruttare al meglio le nuove tecnologie per la customizzazione dei prodotti, ma a condizione di un effettivo up-grade tecnologico, anche limitato e specifico, purché reale. La figura dell’ingegnere Italiano rappresenta la disponibilità nel mercato di capitale umano qualificato associato ad un quadro regolatorio snello e flessibile, che sia capace di incidere su fattispecie nuove nel contesto di un mercato in costante evoluzione, rappresentano di fatto le leve con cui sviluppare innovazione e diffondere/utilizzare le tecnologie digitali alla base di Industria 4.0. Un’industria dominata dalle nuove tecnologie e da una tensione naturale all’innovazione deve poter reperire sul mercato capitale umano dotato delle competenze necessarie e adeguate ad alimentare costantemente l’avanzamento tecnologico e il rinnovamento del processo produttivo. Partendo dalla scuola di base, fino all’università, la formazione nelle materie tipicamente “STEM” (Science, Technology, Engineering, Maths) assume un ruolo chiave per poter costruire un bacino di competenze qualificate e alimentare il processo innovativo. E’ proprio su questo in cui i nostri colleghi dovrebbero investire alla luce di una maggiore flessibilità per offrire servizi sempre più all’avanguardia capaci di essere esportati in tutto il mondo.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Ingenio – Settembre 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ingenio-settembre-2018.

(Italiano) 142 I figli di Archimede Marzo/Aprile 2018 – Il Cloud Computing che verrà

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Lo stato dell’arte del Cloud Computing 

Il Cloud Computing oggi vive una continua metamorfosi, caratterizzata da un incessante cambiamento che deve essere sfruttato appieno dalle aziende a loro vantaggio. Quest’ultime per rimanere competitive dovranno rispondere alle domande dedicate al mantenimento del loro mercato, facendo i conti con questi mutamenti dinamici ed evitando di rimanere indietro per incompetenza digitale. Nell’epoca della “digital transformation” capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo per consolidare i mercati in cui si opera.  I vantaggi del Cloud Computing sono oramai ben definiti e documentati. Per questo motivo sempre più aziende decidono di affidarsi a questa tecnologia, abbandonando i propri centri di calcolo alla ricerca del contenimento dei costi e della possibilità di usufruire di una struttura IT più performante e innovativa.

Capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo

È proprio il concetto d’innovazione che negli ultimi anni ha spinto gli utenti ad essere sempre più esigenti nei confronti delle soluzioni Cloud portando ad una continua evoluzione del settore, spingendo tale tecnologia a livelli inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Il Cloud Computing, proprio per la sua eterogeneità, è una tecnologia caratterizzata da molteplici sfaccettature che la pone sempre al centro di differenti discussioni IT e che propone scenari tecnologici futuribili. Così, proprio per enfatizzare le possibili applicazioni del Cloud Computing, a volte si specula su ciò che potrebbe essere la prossima evoluzione della nuvola. Si scommette su importanti meccanismi di sicurezza che rendano questa tecnologia più appetibile anche agli scettici che temono per l’incolumità della privacy dei dati. In realtà i servizi Cloud stanno cambiando rapidamente e continueranno a cambiare in maniera repentina nei prossimi anni, portando il Cloud Computing verso un’importante evoluzione, ma gli scenari futuribili sono davvero tanti e per certi versi imprevedibili.

l Cloud Computing: una tecnologia dalle molteplici sfaccettature.

Secondo le ultime ricerche condotte da Gartner, il Cloud Computing diventerà sempre più una soluzione IT di tipo ibrido capace di racchiudere le potenzialità di sicurezza di un Cloud privato con le estensibilità funzionali di un Cloud Computing pubblico. E’ stato stimato che nel biennio 2017-2018 il 75% delle aziende IT si scontreranno con le problematiche di garantire il mantenimento della qualità nei servizi, innovandosi e facendo leva sulla ricerca di nuove soluzione più efficaci ed efficienti. In altre parole, ciò significa che molte aziende italiane nei prossimi anni perderanno le loro attuali posizioni di mercato per incompetenza digitale. E’ proprio il concetto di predizione del futuro delle soluzioni tecnologiche a rappresentare uno dei punti chiave che le nostre aziende devono saper sfruttare per stare al passo con i maggiori competitors.  A mio avviso, il futuro della nuvola è ben più complesso e si giocherà in parallelo su più fronti, tra cui quello della customer experience, della collaborazione online e quello dello storage.

Customer Experience   

In un mercato sempre più saturo di prodotti simili in cui il consumatore è sempre  più evoluto e meno fedele al marchio, le aziende hanno la necessità di spostare l’attenzione del consumatore su altri elementi, come l’esperienza di consumo.  Secondo quest’ottica le aziende iniziano a proporsi come “fornitori di emozioni ed esperienze” dando vita al concetto di Customer Experience che si basa più sulle esperienze di consumo che sul valore d’uso dei prodotti offerti.  Ne segue che la nuova strategia per creare valore non è più incentrata sul prodotto in sé, ma presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente suscitando in esso nuove emozioni e sensazioni a partire dai prodotti stessi. In altri termini, il consumatore non è più interessato solamente all’utilità d’acquisto, ma è alla ricerca di nuove “esperienze d’acquisto” che lo coinvolgano pienamente e che lo rendano protagonista della scelta fatta. Ponendosi come protagonista, acquista un prodotto non solo per soddisfare un bisogno funzionale ma anche per trovare appagamento nel suo utilizzo.

La nuova strategia per creare valore presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente.

Secondo quest’ottica, i Servizi di Cloud contribuiranno ad aumentare l’esperienza del cliente e identificare nuovi modi per trattenere il bacino di clienti già acquisiti. Per mettere in atto queste strategie occorre pianificare ogni interazione e relazione col cliente utilizzando strutture organizzative moderne, facendo training e sviluppando nuovi piani d’azione. Attualmente la maggior parte delle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, utilizzano metodi automatici per la gestione dei rapporti con i propri clienti utilizzando sistemi CRM proprietari, che  richiedono investimenti di una certa importanza. Il problema in questo caso è che è necessario mantenerli aggiornati per tenere il passo con la crescita strategica del business. Il caso limite si raggiunge quando si ha un disperato bisogno di un aggiornamento del sistema CRM, ma non è possibile metterlo in atto per indisponibilità economica. Ciò si traduce nel peggiore dei casi nell’incapacità di soddisfare le aspettative dei clienti deteriorandone le relazioni, sicuramente difficilmente recuperabili. L’utilizzo del Cloud Computing migliorerà l’ambito di innovazione grazie alla sua flessibilità operativa e scalabilità, permettendo di trasformare rapidamente i modelli relazionali dei clienti in soddisfazione del cliente target; raccogliendo i dati dei clienti provenienti da varie fonti (utilizzando i Big Data), analizzandoli, valutandoli ed usandoli per creare nuovi processi di coinvolgimento, consentendo di costruire nuove relazioni più solide con i clienti.  In sostanza, la nuvola sarà un valido strumento per tenere il passo con le richieste del mercato, guidando le aziende del futuro verso l’Experience Economy, migliorando l’agilità del business consentendo  di apportare modifiche all’infrastruttura tecnica aziendale, se e quando necessario; innescando a sua volta un ciclo virtuoso per il raggiungimento di nuovi obiettivi aziendali mirati alla Customers Experience.

Collaborazione Online   

Anche se già esistono svariate suite collaborative tipo Google Drive e Office 365, queste non rappresentano ancora la reale evoluzione che il Cloud Computing potrebbe avere in tal senso. In realtà queste piattaforme di collaborazione online attualmente si limitano a  svolgere un compito semplice limitato al  co-tutorato e alla condivisione di file di piccole dimensioni facilmente trattabili dal punto di vista computazionale, come  ad esempio i documenti Word o Excel. Ragion per cui molti sono ancora convinti che il Cloud Computing si limiti solo ad un sistema di archiviazione online dei  file, in ausilio allo storage già disponibile  in locale a cui far ricorso quando si hanno risorse locali non sufficienti, come spesso accade nel caso dei dispositivi portatili di cui si prediligono le dimensioni ed il peso contenuto. In questo contesto la vera sfida che il Cloud Computing dovrà affrontare, è quella di permettere a tutti di creare, modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi a partire da file di complicata gestione computazionale, come potrebbero essere i file di immagini e di processo in formato RAW.

Il Cloud Computing permetterà di modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi.

Questa tipologia di servizi richiede una potenza computazionale non indifferente e significativa che va associata ad un livello di up-time garantito capace di supportare sia i processi molto onerosi che le sessioni collaborative di elaborazione dei file. In realtà, non si è poi così lontani da realizzare anche questo nuovo step del Cloud Computing che sotto certi sensi  si accosta al concetto di Parallel Computing, estendendone le funzionalità. Un esempio embrionale del futuribile potrebbe essere già offerto da ambienti di simulazione Cloud, che permetta agli ingegneri e tecnici di simulare in modo professionale e nel browser i loro modelli e sistemi a partire dai propri dati ed  immagini. Questa piattaforma è ancora in via di evoluzione e la tecnologia su cui si basa è ancora agli inizi, ma potrebbe essere il migliore esempio di quella vera collaborazione a cui il Cloud Computing deve mirare come sua prossima evoluzione.

Efficienza energetica: nuovi processori ARM 

I Cloud provider sono chiamati a soddisfare le richieste sempre più ingenti sia in termini di mole di dati sia in termini di calcolo. È prevedibile quindi che per contenere i costi in termini di efficienza elettrica il prossimo obiettivo sia quello di utilizzare processori specificatamente progettati per il Cloud. In particolare s’intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione quale prossimo passo evolutivo del Cloud Computing. Attualmente la maggior parte dei server Cloud utilizzano processori Intel della famiglia x86 che, essendo stati utilizzati da diversi anni, ancora oggi sono considerati affidabili nel garantire la funzionalità continua del Cloud. Alla luce di ciò è più che ragionevole pensare che nel prossimo futuro i server Cloud possano adottare processori ARM a discapito degli x86.

Si intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione.

Di fatto diversi brand tra cui Dell e Hewlett-Packard, unitamente ai principali fornitori di servizi Cloud, quali Amazon e Microsoft, stanno già studiando nuove  soluzioni che prevedono l’utilizzo di server basati su processori ARM. La partita tra le due tecnologie si giocherà nel campo della maggiore efficienza energetica e della conseguente riduzione dei costi che al momento vede i  server ARM imbattibili rispetto ai cugini X86 in termini di rapporto ingombro-potenza operativa, avvantaggiati nel futuro  del Cloud Computing.

Storage 

Molte infrastrutture Cloud per ottimizzare il loro carico di lavoro utilizzano delle strutture hardware virtualizzate. La nuova esigenza delle architetture Cloud consiste nel voler rinnovare file system e stack software al fine di migliorare l’utilizzo dei rispettivi componenti chiave. Ciò è supportato dal fatto che nel prossimo futuro i carichi di lavoro sostenuti dal Cloud saranno completamente diversi. Occorrono quindi delle soluzioni ottimizzate che possano sfruttare i momenti in cui i processori non effettuano calcoli poiché, quando ciò accade, i fornitori di servizi stanno dissipando risorse a fronte  di una perdita di guadagno.

Le unità disco dovranno lavorare, in futuro, molto di più.

Tutto ciò è riconducibile al classico collo di bottiglia dei sistemi a microprocessore rappresentato dall’inattività delle unità disco di archiviazione dei dati. Dal punto di vista puramente economico, l’optimum si raggiungerebbe se le unità disco eseguissero operazioni di lettura e scrittura continuamente, senza periodi di inattività. Si tratta di un traguardo ambizioso che molti costruttori stanno cercando di perseguire, perché i periodi di inattività dei dischi, di norma, servono per eseguire verifiche e scansioni sui dischi stessi.  Pertanto, oltre a dover essere utilizzate all’interno di ambienti caratterizzati da condizioni più rigide, le unità disco dovranno lavorare molto di più. I costruttori che per primi riusciranno in questo  intento saranno coloro che deterranno  il mercato del futuro sistema InterCloud  che prevede la convergenza dei tre servizi Cloud quali IaaS (Infrastructure as a Service), PaaS (Platform as a Service) e  SaaS (Software as a Service) in un unico  servizio accessibile da ogni luogo.

Conclusioni 

Le sfide del Cloud Computing del futuro spingono ad interrogarsi sul potenziale  trasformativo e sull’impatto che questa tecnologia potrà avere all’interno delle aziende, quale punto di partenza nel  percorso di comprensione dei trend e  dei driver per l’adozione di questo moderno modello di delivery tecnologico che si espande continuamente in nuove  direzioni. Come per il business, l’innovazione che nel prossimo futuro il Cloud Computing porterà passa dall’ICT, ma è prima di tutto una questione di “vision”. Bisogna avere conoscenza ed esperienza, oltre alla necessaria intuizione per essere protagonisti dell’evoluzione della competitività del nostro sistema Paese.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista I figli di Archimede N. 1 – Marzo/Aprile  2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/i-figli-di-archimede-marzo-aprile-2018.

A versatile device for Building Automation - Intellisystem - randieri

(Italian) A versatile device for Building Automation

Frutto di una costante ricerca dell’innovazione e dell’adeguamento alla domanda crescente di prodotti destinati all’automazione domestica, Intellisystem Technologies (www.intellisystem.it) risponde con la produzione di un rivoluzionario sistema denominato Recs Home, acronimo di Remote Ethernet Control System Home. Il sistema introdotto è un Network Controller capace di gestire sino ad 8 ingressi ed 8 uscite digitali. Per la sua gestione non necessita di alcun pc o software poiché di fatto Recs Home racchiude nella propria architettura embedded un potente webserver d’ultima generazione. Grazie a queste caratteristiche è possibile controllare attraverso Internet qualsiasi dispositivo della propria abitazione annullando di fatto i confini che ci separano dalla nostra dimora quando ci si trova al di fuori di essa. Infatti basta una connessione ad Internet per poter accedere al pannello di controllo di Recs Home e gestire i vari elettrodomestici o sistemi che si decidono di telecontrollare.

Recs Home - Intellisystem Randieri

Abbinando a Recs Home una qualsiasi network camera della linea Intellisystem Technologies è possibile interagire con la propria casa anche in modo audio-visivo riuscendo a percepire la sensazione di essere presenti quando si attiva o disattiva un elettrodomestico. Basti pensare ad esempio che è possibile attivare a distanza il proprio forno a microonde, controllare lo stato di cottura del cibo e quindi disattivarlo quando si ritiene opportuno che sia stato raggiunto il grado di cottura desiderato. Oppure si potrebbe pensare di fornire la corretta razione di cibo al proprio animale domestico, procurare l’apertura di un cancelletto per farlo uscire nel giardino e così via a tutto l’immaginario possibile. Poiché il dispositivo è stato progettato per lavorare tramite Internet particolare attenzione è stata curata nella tutela della privacy per cui è possibile accedere al sistema in modo riservato mediante l’utilizzo di password d’accesso al sistema. Recs Home è un sistema aperto realizzato appositamente per poterne personalizzare l’uso grazie all’apposito Sdk (Software Deleping Kit) che a richiesta degli sviluppatori Intellisystem Technologies mette a disposizione.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Commercio Elettrico N. 3 – Marzo 2005.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito http://www.intellisystem.it/portfolio/ce-marzo-2005/

Intellisystem Technologies