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(Italiano) 148 Industry Design 4.0 Nov 2018 – La comunicazione via satellite per la business continuity ed il disaster

(Italiano) 148 Industry Design 4.0 Nov 2018 – La comunicazione via satellite per la business continuity ed il disaster

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E’ ormai un dato di fatto che le moderne applicazioni IT non possono più prescindere dalla rete mediante la quale sono garantiti i collegamenti a sedi remote, i software gestionali centralizzati, la posta elettronica, le operazioni bancarie, le applicazioni CLOUD, i sistemi IoT, e così via.

Purtroppo alla crescente domanda di servizi e traffico di rete non è seguita un’analoga crescita delle relative infrastrutture, tantoché l’attuale ecosistema Internet non è più sostenibile a causa di un traffico dati sempre più gravoso, per lo più generato da applicazioni e servizi fondamentali per ogni azienda. In pochissimo tempo è variato notevolmente l’utilizzo della rete, passando da un sistema che sino a qualche anno fa si basava sulla trasmissione di testi ad un sistema con una forte componente multimediale, circostanza che ha causato un aumento indiscriminato del traffico dati caratterizzato dallo scambio di file multimediali di grandi dimensioni. Sfortunatamente questa mole di traffico è destinata crescere sempre più negli anni, rendendo necessari nuovi investimenti in infrastrutture che tardano a venire, di conseguenza la quasi totalità della rete è oggi gestita in modalità “Best Effort”; ossia la maggior parte degli operatori di telecomunicazione Italiani (ma anche esteri) non garantiscono il loro servizio offerto in termini di interruzione di servizio (cadute di rete). E’ anche vero che la minoranza di essi contrattualizza secondo il concetto di SLA (Service Level Agreement), garantendo al cliente un risarcimento indipendentemente dal danno subito in caso di disservizi della rete. Malgrado ciò nella maggior parte dei casi il danno subito supera di gran lunga in mero risarcimento offerto dall’operatore. Anche il tempo d’intervento di un operatore non po’ essere valutato a priori perché il controllo della rete è frammentato spesso tra i diversi operatori. Tutte queste complessità ci fanno capire che nella maggior parte dei casi i tempi di risoluzione dei problemi saranno certamente più lunghi di quelli che la nostra attività aziendale si può permettere.

Quando si parla di disater recovery e business continuity di norma ci si riferisce a quelle tecniche che assicurano la capacità aziendale nel continuare ad esercitare il proprio business a fronte di eventi avversi che possono colpirla. In particolare oggi la tecnologia offre la possibilità di realizzare varie soluzioni di continuità e Disaster Recovery atte a garantire l’erogazione continua dei servizi IT definiti col termine “mission critical”. La business continuity occupandosi della pianificazione della continuità operativa e di servizio è responsabile del ripristino dei processi aziendali essenziali anche in caso di eventi disastrosi che hanno una probabilità molto bassa di accadere, ma le cui conseguenze possono essere estremamente gravose per il business. Mediante la definizione del Business Continuity Plan (BCP) devono essere identificati i pericoli potenziali che minacciano l’organizzazione; suggerendo e fornendo una struttura che consente di aumentare la capacità di adattamento alle condizioni d’uso con una capacità di risposta la più veloce possibile; in maniera da salvaguardare gli interessi delle parti in causa, le attività produttive, l’immagine, riducendo i rischi e le conseguenze sul piano gestionale, amministrativo e legale. In pratica, di norma i sistemi e i dati considerati “primari” vengono ridondati in un sito secondario denominato “Disaster Recovery Site” per far sì che in caso di disastro tale da rendere inutilizzabili i sistemi informativi del sito primario, sia possibile ripristinare le attività sul sito secondario nel più breve tempo e con la minima perdita di dati possibile.

Per ottemperare a ciò i manager della medio-grandi aziende e grandi aziende guardano sempre più le problematiche della sicurezza informatica con occhi diversi cercando sempre di trovare nuove soluzioni tipicamente basate su componenti hardware e software ma difficilmente viene preso seriamente in considerazione il caso più estremo in cui possa avvenire una catastrofe naturale per cui si ha il cedimento di tutte le infrastrutture terrestri di comunicazione. Tutti quanti sperimentiamo banalmente il collasso delle reti cellulari nei minuti che precedono e susseguono la mezzanotte di ogni nuovo anno. In questi minuti è quasi impossibile riuscire a comunicare con un altro interlocutore a cause del sovraccarico delle linee che non sono progettate per gestire una così grande moltitudine di comunicazioni simultanee. Se adesso per un attimo provassimo ad immaginare un caso concreto di calamità naturale ecco che ci rendiamo subito conto di quanto siano vulnerabili i nostri sistemi di comunicazione. Anche se alcune compagnie stanno seriamente studiando polizze assicurative specifiche, al momento non esistono assicurazioni che possano coprire i danni provocati da un attacco informatico e tanto meno da un evento catastrofico, sia esso naturale che ad opera dell’uomo, che metta in ginocchio tutti i sistemi di telecomunicazioni comunemente adoperati quali ad esempio internet e la telefonia sia essa fissa che mobile.

D’altro canto anche l’art. 32 del GDPR che si occupa nello specifico della sicurezza del trattamento dei dati personali (“Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio”) ci ricorda che quest’ultima dovrà essere garantita attraverso l’adozione di una serie di misure concrete. Secondo questa norma, infatti, il titolare e il responsabile del trattamento dei dati personali dovranno predisporre ed attuare delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.

Più nello specifico, alcune delle misure che il titolare o il responsabile del trattamento dei dati potranno concretamente adottare sono, come stabilito dall’art. 32, paragrafo 1:

  1. la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali;
  2. la capacità di assicurare la continua riservatezza, integrità, disponibilità e resilienza dei sistemi e dei servizi che trattano i dati personali;
  3. la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati in caso di incidente fisico o tecnico;
  4. una procedura per provare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.

In particolare il punto 3. attribuisce rilievo anche al concetto di disaster recovery, che come già detto, consiste nella capacità di reagire in modo efficace e tempestivo ad eventuali criticità dovute ad incidenti fisici o tecnici, allo scopo di ripristinare la disponibilità e l’accesso dei dati personali oggetto di trattamento. Considerando che le misure richieste sono improntate sulla tutela dei diritti di privacy, è evidente che tali misure coinvolgono molti degli aspetti operativi della maggior parte delle aziende strettamente legati alla connettività. Qualora infatti il back-up periodico, non possa aver luogo, per motivi di connettività dovuti a disastri (ad esempio alla gestione cloud di database remoti), qualsiasi azienda si troverebbe con le proprie informazioni non allineate. Ne consegue che è importantissimo, anche dal punto di vista giuridico, premunirsi contro il rischio di perdita dati anche in caso di disastri. Per far ciò unitamente ai sistemi di memorizzazione è d’obbligo ridondare anche la connettività.

Ridondare le infrastrutture di rete terrestri con altre terrestri, è una soluzione da scartare in caso di disastri poiché anche se le linee dati sono differenziate è molto probabile che un terremoto o una inondazione possa mettere fuori servizio tutte le centrali della zona; indipendentemente dall’operatore che le gestisce. La stessa cosa vale anche per tutte le reti wireless (siano esse Wi-Fi che cellulari) che poggiano su infrastrutture terrestri (la quasi totalità). Poiché le catastrofi possono verificarsi inaspettatamente in qualsiasi momento, ed ovunque, la capacità aziendale di mantenere in essere le comunicazioni dati in queste situazioni di criticità è una chiave di successo per mantenere in vita una complessa infrastruttura IT aziendale. All’occorrenza di una catastrofe è richiesto un team di persone esperte nel campo delle telecomunicazioni che siano in grado di mantenere in funzione tutti i sistemi IT aziendali. Ad oggi la soluzione via satellite è l’unica che garantisce una la continuità delle telecomunicazioni, anche nei casi più drammatici, fornendo un servizio di ridondanza ed implementabile in pochissimo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati Satellitari è molto cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni prettamente militari. Il lancio di nuovi satelliti e l’innovazione tecnologica degli ultimi giorni hanno permesso l’incremento delle prestazioni proporzionale ad un notevole abbassamento dei costi inerenti i servizi ad essi connessi, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che civile. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 km dalla Terra, la connessione satellitare «bidirezionale» è in grado di offrire collegamenti alla rete ad alta velocità in qualunque zona del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema ad una fonte di energia. Con i recenti satelliti lanciati alla fine del 2013, la connessione satellitare è diventa addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni terrestri in fibra ottica.

I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture connesse alle dorsali in fibra ottica, denominate Teleporti, dislocate in tutto il globo. Grazie a questi ultimi è possibile «prolungare» a largo raggio le comunicazioni internet, dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto: dall’ultimo miglio bidirezionale alla creazione di reti di distribuzione di contenuti, alle connessioni ad Internet a banda larga, alla realizzazione di reti private (VPN), fino all’emissione di segnali radiofonici e televisivi. La ridondanza satellitare è sicuramente uno dei temi che debbono essere affrontati nel BCP di ogni azienda poiché ogni satellite funziona senza alimentazione terrestre; l’unica alimentazione da garantire è quella del modem installato a terra (a bassissimo consumo, e quindi alimentabile con sistemi UPS e batterie tampone). Tutte queste caratteristiche garantiscono la ridondanza a livello di sistema, estrema flessibilità e scalabilità unitamente ad una rapida implementazione. In conclusione possiamo affermare che la tecnologia satellitare, grazie alla sua fisicità, è attualmente il sistema di telecomunicazione più sicuro poiché meno attaccabile e intercettabile da pirati o vandali (motivo per cui è ampiamente usato in ambito militare).

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Industry 4.0 Design Magazine N. 4 – Novembre 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/industry-4_0-design-magazine-novembre-2018

(Italiano) 141 EMB 67 Febbraio 2018 – Le reti industriali scelgono IIoT

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La connettività al cloud sta cambiando le reti industriali dove i bus di campo perdono terreno travolti dalle applicazioni IIoT che sono riuscite persino a far superare le iniziali ostilità territoriali fra i due principali consorzi IIC e I4.0

Intellisystem propone alcuni nuovi gateway per reti industriali in grado d’interfacciarsi sia ai bus di campo sia alle connessioni Ethernet o Wireless. IT-EMG-1108 può convertire e interfacciare i segnali delle reti Modbus-TCP e Modbus-RTU connettendoli insieme a una connessione 10/100M Ethernet e/o con fino a otto seriali RS-485/422 con velocità di trasferimento fino a 115200 bps. IT-EMG-1104 è simile ma con quattro porte RS-232 mentre l’IT-EMG-1102 ha due porte RS-485/422.

it-emg-1108-rs485

Fig. 1 – I gateway per reti industriali Intellisystem IT-EMG-1108 interfacciano i protocolli Modbus-TCP, Modbus-RTU e le connessioni Ethernet, RS-485/422 e RS-232

A cura di L. Pellizzari. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 67 – Febbraio 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-febbraio-2018

(Italiano) Copy 142 I figli di Archimede Marzo/Aprile 2018 – Il Cloud Computing che verrà

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Lo stato dell’arte del Cloud Computing 

Il Cloud Computing oggi vive una continua metamorfosi, caratterizzata da un incessante cambiamento che deve essere sfruttato appieno dalle aziende a loro vantaggio. Quest’ultime per rimanere competitive dovranno rispondere alle domande dedicate al mantenimento del loro mercato, facendo i conti con questi mutamenti dinamici ed evitando di rimanere indietro per incompetenza digitale. Nell’epoca della “digital transformation” capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo per consolidare i mercati in cui si opera.  I vantaggi del Cloud Computing sono oramai ben definiti e documentati. Per questo motivo sempre più aziende decidono di affidarsi a questa tecnologia, abbandonando i propri centri di calcolo alla ricerca del contenimento dei costi e della possibilità di usufruire di una struttura IT più performante e innovativa.

Capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo

È proprio il concetto d’innovazione che negli ultimi anni ha spinto gli utenti ad essere sempre più esigenti nei confronti delle soluzioni Cloud portando ad una continua evoluzione del settore, spingendo tale tecnologia a livelli inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Il Cloud Computing, proprio per la sua eterogeneità, è una tecnologia caratterizzata da molteplici sfaccettature che la pone sempre al centro di differenti discussioni IT e che propone scenari tecnologici futuribili. Così, proprio per enfatizzare le possibili applicazioni del Cloud Computing, a volte si specula su ciò che potrebbe essere la prossima evoluzione della nuvola. Si scommette su importanti meccanismi di sicurezza che rendano questa tecnologia più appetibile anche agli scettici che temono per l’incolumità della privacy dei dati. In realtà i servizi Cloud stanno cambiando rapidamente e continueranno a cambiare in maniera repentina nei prossimi anni, portando il Cloud Computing verso un’importante evoluzione, ma gli scenari futuribili sono davvero tanti e per certi versi imprevedibili.

l Cloud Computing: una tecnologia dalle molteplici sfaccettature.

Secondo le ultime ricerche condotte da Gartner, il Cloud Computing diventerà sempre più una soluzione IT di tipo ibrido capace di racchiudere le potenzialità di sicurezza di un Cloud privato con le estensibilità funzionali di un Cloud Computing pubblico. E’ stato stimato che nel biennio 2017-2018 il 75% delle aziende IT si scontreranno con le problematiche di garantire il mantenimento della qualità nei servizi, innovandosi e facendo leva sulla ricerca di nuove soluzione più efficaci ed efficienti. In altre parole, ciò significa che molte aziende italiane nei prossimi anni perderanno le loro attuali posizioni di mercato per incompetenza digitale. E’ proprio il concetto di predizione del futuro delle soluzioni tecnologiche a rappresentare uno dei punti chiave che le nostre aziende devono saper sfruttare per stare al passo con i maggiori competitors.  A mio avviso, il futuro della nuvola è ben più complesso e si giocherà in parallelo su più fronti, tra cui quello della customer experience, della collaborazione online e quello dello storage.

Customer Experience   

In un mercato sempre più saturo di prodotti simili in cui il consumatore è sempre  più evoluto e meno fedele al marchio, le aziende hanno la necessità di spostare l’attenzione del consumatore su altri elementi, come l’esperienza di consumo.  Secondo quest’ottica le aziende iniziano a proporsi come “fornitori di emozioni ed esperienze” dando vita al concetto di Customer Experience che si basa più sulle esperienze di consumo che sul valore d’uso dei prodotti offerti.  Ne segue che la nuova strategia per creare valore non è più incentrata sul prodotto in sé, ma presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente suscitando in esso nuove emozioni e sensazioni a partire dai prodotti stessi. In altri termini, il consumatore non è più interessato solamente all’utilità d’acquisto, ma è alla ricerca di nuove “esperienze d’acquisto” che lo coinvolgano pienamente e che lo rendano protagonista della scelta fatta. Ponendosi come protagonista, acquista un prodotto non solo per soddisfare un bisogno funzionale ma anche per trovare appagamento nel suo utilizzo.

La nuova strategia per creare valore presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente.

Secondo quest’ottica, i Servizi di Cloud contribuiranno ad aumentare l’esperienza del cliente e identificare nuovi modi per trattenere il bacino di clienti già acquisiti. Per mettere in atto queste strategie occorre pianificare ogni interazione e relazione col cliente utilizzando strutture organizzative moderne, facendo training e sviluppando nuovi piani d’azione. Attualmente la maggior parte delle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, utilizzano metodi automatici per la gestione dei rapporti con i propri clienti utilizzando sistemi CRM proprietari, che  richiedono investimenti di una certa importanza. Il problema in questo caso è che è necessario mantenerli aggiornati per tenere il passo con la crescita strategica del business. Il caso limite si raggiunge quando si ha un disperato bisogno di un aggiornamento del sistema CRM, ma non è possibile metterlo in atto per indisponibilità economica. Ciò si traduce nel peggiore dei casi nell’incapacità di soddisfare le aspettative dei clienti deteriorandone le relazioni, sicuramente difficilmente recuperabili. L’utilizzo del Cloud Computing migliorerà l’ambito di innovazione grazie alla sua flessibilità operativa e scalabilità, permettendo di trasformare rapidamente i modelli relazionali dei clienti in soddisfazione del cliente target; raccogliendo i dati dei clienti provenienti da varie fonti (utilizzando i Big Data), analizzandoli, valutandoli ed usandoli per creare nuovi processi di coinvolgimento, consentendo di costruire nuove relazioni più solide con i clienti.  In sostanza, la nuvola sarà un valido strumento per tenere il passo con le richieste del mercato, guidando le aziende del futuro verso l’Experience Economy, migliorando l’agilità del business consentendo  di apportare modifiche all’infrastruttura tecnica aziendale, se e quando necessario; innescando a sua volta un ciclo virtuoso per il raggiungimento di nuovi obiettivi aziendali mirati alla Customers Experience.

Collaborazione Online   

Anche se già esistono svariate suite collaborative tipo Google Drive e Office 365, queste non rappresentano ancora la reale evoluzione che il Cloud Computing potrebbe avere in tal senso. In realtà queste piattaforme di collaborazione online attualmente si limitano a  svolgere un compito semplice limitato al  co-tutorato e alla condivisione di file di piccole dimensioni facilmente trattabili dal punto di vista computazionale, come  ad esempio i documenti Word o Excel. Ragion per cui molti sono ancora convinti che il Cloud Computing si limiti solo ad un sistema di archiviazione online dei  file, in ausilio allo storage già disponibile  in locale a cui far ricorso quando si hanno risorse locali non sufficienti, come spesso accade nel caso dei dispositivi portatili di cui si prediligono le dimensioni ed il peso contenuto. In questo contesto la vera sfida che il Cloud Computing dovrà affrontare, è quella di permettere a tutti di creare, modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi a partire da file di complicata gestione computazionale, come potrebbero essere i file di immagini e di processo in formato RAW.

Il Cloud Computing permetterà di modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi.

Questa tipologia di servizi richiede una potenza computazionale non indifferente e significativa che va associata ad un livello di up-time garantito capace di supportare sia i processi molto onerosi che le sessioni collaborative di elaborazione dei file. In realtà, non si è poi così lontani da realizzare anche questo nuovo step del Cloud Computing che sotto certi sensi  si accosta al concetto di Parallel Computing, estendendone le funzionalità. Un esempio embrionale del futuribile potrebbe essere già offerto da ambienti di simulazione Cloud, che permetta agli ingegneri e tecnici di simulare in modo professionale e nel browser i loro modelli e sistemi a partire dai propri dati ed  immagini. Questa piattaforma è ancora in via di evoluzione e la tecnologia su cui si basa è ancora agli inizi, ma potrebbe essere il migliore esempio di quella vera collaborazione a cui il Cloud Computing deve mirare come sua prossima evoluzione.

Efficienza energetica: nuovi processori ARM 

I Cloud provider sono chiamati a soddisfare le richieste sempre più ingenti sia in termini di mole di dati sia in termini di calcolo. È prevedibile quindi che per contenere i costi in termini di efficienza elettrica il prossimo obiettivo sia quello di utilizzare processori specificatamente progettati per il Cloud. In particolare s’intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione quale prossimo passo evolutivo del Cloud Computing. Attualmente la maggior parte dei server Cloud utilizzano processori Intel della famiglia x86 che, essendo stati utilizzati da diversi anni, ancora oggi sono considerati affidabili nel garantire la funzionalità continua del Cloud. Alla luce di ciò è più che ragionevole pensare che nel prossimo futuro i server Cloud possano adottare processori ARM a discapito degli x86.

Si intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione.

Di fatto diversi brand tra cui Dell e Hewlett-Packard, unitamente ai principali fornitori di servizi Cloud, quali Amazon e Microsoft, stanno già studiando nuove  soluzioni che prevedono l’utilizzo di server basati su processori ARM. La partita tra le due tecnologie si giocherà nel campo della maggiore efficienza energetica e della conseguente riduzione dei costi che al momento vede i  server ARM imbattibili rispetto ai cugini X86 in termini di rapporto ingombro-potenza operativa, avvantaggiati nel futuro  del Cloud Computing.

Storage 

Molte infrastrutture Cloud per ottimizzare il loro carico di lavoro utilizzano delle strutture hardware virtualizzate. La nuova esigenza delle architetture Cloud consiste nel voler rinnovare file system e stack software al fine di migliorare l’utilizzo dei rispettivi componenti chiave. Ciò è supportato dal fatto che nel prossimo futuro i carichi di lavoro sostenuti dal Cloud saranno completamente diversi. Occorrono quindi delle soluzioni ottimizzate che possano sfruttare i momenti in cui i processori non effettuano calcoli poiché, quando ciò accade, i fornitori di servizi stanno dissipando risorse a fronte  di una perdita di guadagno.

Le unità disco dovranno lavorare, in futuro, molto di più.

Tutto ciò è riconducibile al classico collo di bottiglia dei sistemi a microprocessore rappresentato dall’inattività delle unità disco di archiviazione dei dati. Dal punto di vista puramente economico, l’optimum si raggiungerebbe se le unità disco eseguissero operazioni di lettura e scrittura continuamente, senza periodi di inattività. Si tratta di un traguardo ambizioso che molti costruttori stanno cercando di perseguire, perché i periodi di inattività dei dischi, di norma, servono per eseguire verifiche e scansioni sui dischi stessi.  Pertanto, oltre a dover essere utilizzate all’interno di ambienti caratterizzati da condizioni più rigide, le unità disco dovranno lavorare molto di più. I costruttori che per primi riusciranno in questo  intento saranno coloro che deterranno  il mercato del futuro sistema InterCloud  che prevede la convergenza dei tre servizi Cloud quali IaaS (Infrastructure as a Service), PaaS (Platform as a Service) e  SaaS (Software as a Service) in un unico  servizio accessibile da ogni luogo.

Conclusioni 

Le sfide del Cloud Computing del futuro spingono ad interrogarsi sul potenziale  trasformativo e sull’impatto che questa tecnologia potrà avere all’interno delle aziende, quale punto di partenza nel  percorso di comprensione dei trend e  dei driver per l’adozione di questo moderno modello di delivery tecnologico che si espande continuamente in nuove  direzioni. Come per il business, l’innovazione che nel prossimo futuro il Cloud Computing porterà passa dall’ICT, ma è prima di tutto una questione di “vision”. Bisogna avere conoscenza ed esperienza, oltre alla necessaria intuizione per essere protagonisti dell’evoluzione della competitività del nostro sistema Paese.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista I figli di Archimede N. 1 – Marzo/Aprile  2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/i-figli-di-archimede-marzo-aprile-2018.

(Italiano) 142 I figli di Archimede Marzo/Aprile 2018 – Il Cloud Computing che verrà

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Lo stato dell’arte del Cloud Computing 

Il Cloud Computing oggi vive una continua metamorfosi, caratterizzata da un incessante cambiamento che deve essere sfruttato appieno dalle aziende a loro vantaggio. Quest’ultime per rimanere competitive dovranno rispondere alle domande dedicate al mantenimento del loro mercato, facendo i conti con questi mutamenti dinamici ed evitando di rimanere indietro per incompetenza digitale. Nell’epoca della “digital transformation” capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo per consolidare i mercati in cui si opera.  I vantaggi del Cloud Computing sono oramai ben definiti e documentati. Per questo motivo sempre più aziende decidono di affidarsi a questa tecnologia, abbandonando i propri centri di calcolo alla ricerca del contenimento dei costi e della possibilità di usufruire di una struttura IT più performante e innovativa.

Capire meglio l’evoluzione del Cloud Computing nel suo prossimo futuro rappresenta un fattore chiave e di successo

È proprio il concetto d’innovazione che negli ultimi anni ha spinto gli utenti ad essere sempre più esigenti nei confronti delle soluzioni Cloud portando ad una continua evoluzione del settore, spingendo tale tecnologia a livelli inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Il Cloud Computing, proprio per la sua eterogeneità, è una tecnologia caratterizzata da molteplici sfaccettature che la pone sempre al centro di differenti discussioni IT e che propone scenari tecnologici futuribili. Così, proprio per enfatizzare le possibili applicazioni del Cloud Computing, a volte si specula su ciò che potrebbe essere la prossima evoluzione della nuvola. Si scommette su importanti meccanismi di sicurezza che rendano questa tecnologia più appetibile anche agli scettici che temono per l’incolumità della privacy dei dati. In realtà i servizi Cloud stanno cambiando rapidamente e continueranno a cambiare in maniera repentina nei prossimi anni, portando il Cloud Computing verso un’importante evoluzione, ma gli scenari futuribili sono davvero tanti e per certi versi imprevedibili.

l Cloud Computing: una tecnologia dalle molteplici sfaccettature.

Secondo le ultime ricerche condotte da Gartner, il Cloud Computing diventerà sempre più una soluzione IT di tipo ibrido capace di racchiudere le potenzialità di sicurezza di un Cloud privato con le estensibilità funzionali di un Cloud Computing pubblico. E’ stato stimato che nel biennio 2017-2018 il 75% delle aziende IT si scontreranno con le problematiche di garantire il mantenimento della qualità nei servizi, innovandosi e facendo leva sulla ricerca di nuove soluzione più efficaci ed efficienti. In altre parole, ciò significa che molte aziende italiane nei prossimi anni perderanno le loro attuali posizioni di mercato per incompetenza digitale. E’ proprio il concetto di predizione del futuro delle soluzioni tecnologiche a rappresentare uno dei punti chiave che le nostre aziende devono saper sfruttare per stare al passo con i maggiori competitors.  A mio avviso, il futuro della nuvola è ben più complesso e si giocherà in parallelo su più fronti, tra cui quello della customer experience, della collaborazione online e quello dello storage.

Customer Experience   

In un mercato sempre più saturo di prodotti simili in cui il consumatore è sempre  più evoluto e meno fedele al marchio, le aziende hanno la necessità di spostare l’attenzione del consumatore su altri elementi, come l’esperienza di consumo.  Secondo quest’ottica le aziende iniziano a proporsi come “fornitori di emozioni ed esperienze” dando vita al concetto di Customer Experience che si basa più sulle esperienze di consumo che sul valore d’uso dei prodotti offerti.  Ne segue che la nuova strategia per creare valore non è più incentrata sul prodotto in sé, ma presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente suscitando in esso nuove emozioni e sensazioni a partire dai prodotti stessi. In altri termini, il consumatore non è più interessato solamente all’utilità d’acquisto, ma è alla ricerca di nuove “esperienze d’acquisto” che lo coinvolgano pienamente e che lo rendano protagonista della scelta fatta. Ponendosi come protagonista, acquista un prodotto non solo per soddisfare un bisogno funzionale ma anche per trovare appagamento nel suo utilizzo.

La nuova strategia per creare valore presuppone di far vivere una nuova esperienza al possibile acquirente.

Secondo quest’ottica, i Servizi di Cloud contribuiranno ad aumentare l’esperienza del cliente e identificare nuovi modi per trattenere il bacino di clienti già acquisiti. Per mettere in atto queste strategie occorre pianificare ogni interazione e relazione col cliente utilizzando strutture organizzative moderne, facendo training e sviluppando nuovi piani d’azione. Attualmente la maggior parte delle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, utilizzano metodi automatici per la gestione dei rapporti con i propri clienti utilizzando sistemi CRM proprietari, che  richiedono investimenti di una certa importanza. Il problema in questo caso è che è necessario mantenerli aggiornati per tenere il passo con la crescita strategica del business. Il caso limite si raggiunge quando si ha un disperato bisogno di un aggiornamento del sistema CRM, ma non è possibile metterlo in atto per indisponibilità economica. Ciò si traduce nel peggiore dei casi nell’incapacità di soddisfare le aspettative dei clienti deteriorandone le relazioni, sicuramente difficilmente recuperabili. L’utilizzo del Cloud Computing migliorerà l’ambito di innovazione grazie alla sua flessibilità operativa e scalabilità, permettendo di trasformare rapidamente i modelli relazionali dei clienti in soddisfazione del cliente target; raccogliendo i dati dei clienti provenienti da varie fonti (utilizzando i Big Data), analizzandoli, valutandoli ed usandoli per creare nuovi processi di coinvolgimento, consentendo di costruire nuove relazioni più solide con i clienti.  In sostanza, la nuvola sarà un valido strumento per tenere il passo con le richieste del mercato, guidando le aziende del futuro verso l’Experience Economy, migliorando l’agilità del business consentendo  di apportare modifiche all’infrastruttura tecnica aziendale, se e quando necessario; innescando a sua volta un ciclo virtuoso per il raggiungimento di nuovi obiettivi aziendali mirati alla Customers Experience.

Collaborazione Online   

Anche se già esistono svariate suite collaborative tipo Google Drive e Office 365, queste non rappresentano ancora la reale evoluzione che il Cloud Computing potrebbe avere in tal senso. In realtà queste piattaforme di collaborazione online attualmente si limitano a  svolgere un compito semplice limitato al  co-tutorato e alla condivisione di file di piccole dimensioni facilmente trattabili dal punto di vista computazionale, come  ad esempio i documenti Word o Excel. Ragion per cui molti sono ancora convinti che il Cloud Computing si limiti solo ad un sistema di archiviazione online dei  file, in ausilio allo storage già disponibile  in locale a cui far ricorso quando si hanno risorse locali non sufficienti, come spesso accade nel caso dei dispositivi portatili di cui si prediligono le dimensioni ed il peso contenuto. In questo contesto la vera sfida che il Cloud Computing dovrà affrontare, è quella di permettere a tutti di creare, modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi a partire da file di complicata gestione computazionale, come potrebbero essere i file di immagini e di processo in formato RAW.

Il Cloud Computing permetterà di modificare e simulare in modo collaborativo modelli e sistemi.

Questa tipologia di servizi richiede una potenza computazionale non indifferente e significativa che va associata ad un livello di up-time garantito capace di supportare sia i processi molto onerosi che le sessioni collaborative di elaborazione dei file. In realtà, non si è poi così lontani da realizzare anche questo nuovo step del Cloud Computing che sotto certi sensi  si accosta al concetto di Parallel Computing, estendendone le funzionalità. Un esempio embrionale del futuribile potrebbe essere già offerto da ambienti di simulazione Cloud, che permetta agli ingegneri e tecnici di simulare in modo professionale e nel browser i loro modelli e sistemi a partire dai propri dati ed  immagini. Questa piattaforma è ancora in via di evoluzione e la tecnologia su cui si basa è ancora agli inizi, ma potrebbe essere il migliore esempio di quella vera collaborazione a cui il Cloud Computing deve mirare come sua prossima evoluzione.

Efficienza energetica: nuovi processori ARM 

I Cloud provider sono chiamati a soddisfare le richieste sempre più ingenti sia in termini di mole di dati sia in termini di calcolo. È prevedibile quindi che per contenere i costi in termini di efficienza elettrica il prossimo obiettivo sia quello di utilizzare processori specificatamente progettati per il Cloud. In particolare s’intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione quale prossimo passo evolutivo del Cloud Computing. Attualmente la maggior parte dei server Cloud utilizzano processori Intel della famiglia x86 che, essendo stati utilizzati da diversi anni, ancora oggi sono considerati affidabili nel garantire la funzionalità continua del Cloud. Alla luce di ciò è più che ragionevole pensare che nel prossimo futuro i server Cloud possano adottare processori ARM a discapito degli x86.

Si intravede all’orizzonte il possibile utilizzo dei processori ARM di ultima generazione.

Di fatto diversi brand tra cui Dell e Hewlett-Packard, unitamente ai principali fornitori di servizi Cloud, quali Amazon e Microsoft, stanno già studiando nuove  soluzioni che prevedono l’utilizzo di server basati su processori ARM. La partita tra le due tecnologie si giocherà nel campo della maggiore efficienza energetica e della conseguente riduzione dei costi che al momento vede i  server ARM imbattibili rispetto ai cugini X86 in termini di rapporto ingombro-potenza operativa, avvantaggiati nel futuro  del Cloud Computing.

Storage 

Molte infrastrutture Cloud per ottimizzare il loro carico di lavoro utilizzano delle strutture hardware virtualizzate. La nuova esigenza delle architetture Cloud consiste nel voler rinnovare file system e stack software al fine di migliorare l’utilizzo dei rispettivi componenti chiave. Ciò è supportato dal fatto che nel prossimo futuro i carichi di lavoro sostenuti dal Cloud saranno completamente diversi. Occorrono quindi delle soluzioni ottimizzate che possano sfruttare i momenti in cui i processori non effettuano calcoli poiché, quando ciò accade, i fornitori di servizi stanno dissipando risorse a fronte  di una perdita di guadagno.

Le unità disco dovranno lavorare, in futuro, molto di più.

Tutto ciò è riconducibile al classico collo di bottiglia dei sistemi a microprocessore rappresentato dall’inattività delle unità disco di archiviazione dei dati. Dal punto di vista puramente economico, l’optimum si raggiungerebbe se le unità disco eseguissero operazioni di lettura e scrittura continuamente, senza periodi di inattività. Si tratta di un traguardo ambizioso che molti costruttori stanno cercando di perseguire, perché i periodi di inattività dei dischi, di norma, servono per eseguire verifiche e scansioni sui dischi stessi.  Pertanto, oltre a dover essere utilizzate all’interno di ambienti caratterizzati da condizioni più rigide, le unità disco dovranno lavorare molto di più. I costruttori che per primi riusciranno in questo  intento saranno coloro che deterranno  il mercato del futuro sistema InterCloud  che prevede la convergenza dei tre servizi Cloud quali IaaS (Infrastructure as a Service), PaaS (Platform as a Service) e  SaaS (Software as a Service) in un unico  servizio accessibile da ogni luogo.

Conclusioni 

Le sfide del Cloud Computing del futuro spingono ad interrogarsi sul potenziale  trasformativo e sull’impatto che questa tecnologia potrà avere all’interno delle aziende, quale punto di partenza nel  percorso di comprensione dei trend e  dei driver per l’adozione di questo moderno modello di delivery tecnologico che si espande continuamente in nuove  direzioni. Come per il business, l’innovazione che nel prossimo futuro il Cloud Computing porterà passa dall’ICT, ma è prima di tutto una questione di “vision”. Bisogna avere conoscenza ed esperienza, oltre alla necessaria intuizione per essere protagonisti dell’evoluzione della competitività del nostro sistema Paese.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista I figli di Archimede N. 1 – Marzo/Aprile  2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/i-figli-di-archimede-marzo-aprile-2018.

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