Posted by randieri

(Italiano) Art. 126 FN 89 Novembre 2016 – Comunicare in wireless

(Italiano) Art. 126 FN 89 Novembre 2016 – Comunicare in wireless

Sorry, this entry is only available in Italiano.

it-2601-4g-m12-con-sfondo-treno-intellisystem-technologiesIntellisystem Technologies (www.intellisystem.it) presenta un router wireless compatibile con la normativa EN 50155, relativa al settore trasporti, progettato per applicazioni wireless industriali e ferroviarie. In particolare, il router wireless 4G IT-2601-4G-M12 è stato sviluppato per soddisfare a pieno lo standard Ieee 802.11 a/b/ g/n per veicoli e applicazioni ferroviarie. Si tratta di un router wireless 4G affidabile con due porte LAN pienamente compatibile con la certificazione EN 50155. Facilmente configurabile per operare in tre modalità di funzionamento di routing (routing IP dinamico e statico, autenticazione PPPoE e modem cellulare dial-up), garantisce la massima flessibilità. Gli utenti possono impostare l’ambiente Wlan in modo flessibile e rapido, al fine di soddisfare le varie esigenze di applicazioni di diversa natura, mediante una semplice connessione modem cellulare dial-up. Il punto di forza del dispositivo è rappresentato dall’utilizzo dei connettori della serie M, appositamente progettati per garantire connessioni robuste e un funzionamento affidabile contro i disturbi ambientali, quali vibrazioni e urti. Inoltre, la variante 4GS del modello IT-2601-4GSM12 monta a bordo un dispositivo GPS. Grazie all’integrazione di una porta ETH2 compatibile con lo standard Ieee 802.3af PoE P.D. e alle due connessioni digitali su connettori M12, che garantiscono ciascuna quattro porte in ingresso e altrettante in uscita, il router wireless rappresenta una scelta valida per tutte le applicazioni che richiedono più alta affidabilità e versatilità.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Fieldbus & Networks N. 89 – Novembre 2016

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito http://www.intellisystem.it/it/portfolio/fn-novembre-2016

147 I figli di Archimede Settembre/Ottobre 2018 – Industria 4.0

Le PMI che rappresentano l’eccellenza per l’automazione del settore alimentare oggi si confermano come uno dei più importanti driver della ripresa del nostro Paese. Per la loro crescita effettiva restano ancora almeno due importanti gap da colmare che in sintesi sono rappresentati dai concetti innovazione tecnologica e nuove competenze, dettati dalla vera e propria rivoluzione digitale che ci sta investendo, meglio definita mediante il concetto di industria 4.0. Una rivoluzione che ha un effetto dirompente che investe non solo l’intero settore dell’automazione ma anche tutti gli altri settori economici della nostra società, capace d’imporre cambiamenti continui, repentini e pervasivi.  

L’automazione per eccellenza nel settore alimentare

Nell’ottica della più recente evoluzione del concetto di fabbrica, comunemente denominato ‘Industria 4.0’, la digitalizzazione della produzione ha innescato un’ampia trasformazione nel settore nell’automazione tanto che molti esperti la definiscono una vera e propria quarta rivoluzione industriale. Se ancora oggi nel settore alimentare gli impianti sono controllati a livello centrale, in futuro si metteranno a punto dei sistemi cyberfisici che saranno in grado di prendere il controllo e la totale organizzazione della produzione. Con uno sguardo alla storia pensando alla meccanizzazione, nata grazie alla forza motrice del vapore, oggi guardiamo con grande ottimismo la maturazione della quarta rivoluzione industriale anche nel contesto della digitalizzazione della produzione continua su catene di montaggio. In qualsiasi azienda per rendere la produzione più flessibile e più efficiente, le macchine e i prodotti devono comunicare tra loro come se fossero all’interno  di un social network. La fabbrica del futuro sarà non solo intelligente ma anche interconnessa in rete.

In futuro si metteranno a punto dei sistemi cyberfisici che saranno in grado di prendere il controllo e la totale organizzazione della produzione.  

Le macchine e i pezzi in lavorazione si trasformeranno in sistemi cyberfisici che, grazie a sensori, attuatori e piccoli sistemi embedded, saranno ben presto in grado di organizzare autonomamente la produzione, addirittura ben al di là dei confini dell’azienda. Sebbene la realtà di un’industria alimentare che sia in grado di lavorare in totale autonomia e senza supervisione sia ancora lontana, l’impiego di tecnologie internet e il conseguente collegamento in rete delle macchine è all’ordine del giorno per tutte le fabbriche che vogliono investire in innovazione nell’ottica di un miglioramento della produzione compatibilmente con una riduzione dei costi di esercizio. Grazie al protocollo Internet IPv6 è stato possibile porre le basi per la tecnologia “internet delle cose” meglio definita col termine IoT, consentendo in teoria a qualsiasi oggetto di avere un proprio indirizzo IP capace di indentificarlo univocamente all’interno di una infrastruttura di rete. Tuttavia, quando parliamo di industria 4.0 non si tratta solo di dotare le macchine di indirizzi IP e di una certa intelligenza delocalizzata, ma di far crescere di pari passo tutto il sistema di Information Technology  (IT)  che investe sia il settore di produzione che quello di gestione aziendale. In altri termini la vera ottimizzazione del processo  produttivo  si concretizza con la capacità di sincronizzare i processi industriali e macchine  rendendole “intelligenti”, ovvero capaci di prendere autonomamente decisioni in tempo reale. Il presupposto teorico è l’adozione di una produzione adattativa che, secondo questa concezione, sarà concordata liberamente tra pezzi in lavorazione e macchine in una configurazione pear to pear un po’ come quando si scaricano i file torrent da internet. Mi sto proprio riferendo alle moderne tecniche di Blockchain in cui secondo una discretizzazione di tutti gli oggetti, macchine ed entità che compongono una linea di produzione si riuscirà ad avere un ecosistema capace di autogovernarsi. In futuro sarà possibile immaginare l’esistenza di navette autonome capaci non solo di chiedere direttamente ai siti se ci sono ancora materie prime in magazzino, ma anche capaci di ordinare autonomamente il rifornimento al sistema di gestione dell’inventario. Purtroppo al di là della prospezione futura di queste fantastiche tecnologie dobbiamo fare i conti con la realtà del nostro paese.

In Italia un grosso limite alla diffusione dello Smart Manufacturing nelle aziende del comparto alimentare è insito nella scarsa se non scadente “maturità digitale” generale di queste imprese, con una ridotta diffusione delle soluzioni tradizionali: anche se il 70% di queste ha già adottato soluzioni standard (come Cad, Pdm e sistemi di controllo produzione), meno del 30% utilizza sistemi di gestione più complessi (come Product Lifecycle Management, Manufacturing Execution System e Computerized Maintenance Management System). Le principali motivazioni per cui le imprese dichiarano di avere già adottato tecnologie di Smart Manufacturing sono principalmente la riduzione dei costi e i miglioramenti del servizio, in un approccio pragmatico all’innovazione. Le barriere individuate invece sono molteplici: il contesto, la mancanza di infrastrutture, gli impianti datati, i limiti culturali ed organizzativi. Se a tutto ciò uniamo l’effetto della polverizzazione in microimprese dell’industria alimentare italiana è facile intuire come sia ancor più difficile la trasformazione delle filiere manifatturiere in ecosistemi digitali integrati. Proprio per questi motivi le imprese chiedono al Governo incentivi per l’ammodernamento delle reti o per nuovi sistemi informativi (nel 50% dei casi), seguito da incentivi per nuovi macchinari per le Pmi (46%) e incentivi per corsi di formazione per le grandi aziende (38%). Incentivi che di fatto si sono concretizzati nell’azione volta a finanziare l’iper-ammortamento di tali investimenti. In particolare è previsto un iper-ammortamento pari al 250% entro la fine del 2019, novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 per le imprese, che amplia le misure del piano Industria 4.0. Già con il Decreto Mezzogiorno era stata prevista una proroga fino al 30 settembre 2018, ora il tempo si allunga ulteriormente, anche se ci sono regole e scadenze da rispettare. Più specificatamente la Legge di Bilancio 2018 prevede la possibilità di beneficiare della proroga dell’iper-ammortamento fino al 31 dicembre 2019 a patto che: l’ordine risulti accettato entro il 31 dicembre 2018; il pagamento dell’acconto deve essere pari almeno al 20% del costo del bene e deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2018.

La consegna del prodotto acquistato sarà possibile per tutto il 2019. Al di là delle agevolazioni statali c’è un vero e proprio allarme relativo alle competenze digitali nelle imprese che operano in questo settore: raramente le aziende effettuano un’analisi delle competenze (il 29% delle grandi imprese e il 13% delle medio-piccole), ma quando viene eseguita emergono lacune importanti che richiedono azioni di correzione nel 62% dei casi, mentre nel 32% solo alcune figure possiedono le competenze e nel 6% le imprese si riconoscono già pronte. Pertanto la disponibilità nel mercato di capitale umano qualificato da un lato e di un quadro regolatorio snello e flessibile dall’altro, rappresentano le leve con cui sviluppare innovazione e diffondere/utilizzare le tecnologie digitali alla base di Industria 4.0 anche per questo specifico segmento di mercato. In ultimo, per quanto riguarda il capitale umano, un’industria dominata dalle nuove tecnologie e da una propensione naturale all’innovazione deve poter reperire sul mercato personale altamente qualificato dotato delle competenze necessarie e adeguate ad alimentare costantemente l’avanzamento tecnologico e il rinnovamento del processo produttivo. Partendo dalla scuola di base, fino all’università, la formazione nelle materie tipicamente “STEM” (Science, Technology, Engineering, Maths) assume un ruolo chiave per poter costruire un bacino di competenze qualificate e alimentare il processo innovativo.

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Industry 4.0 Design Magazine N. 4 – Novembre 2018

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/industry-4_0-design-magazine-novembre-2018.

(Italiano) 148 Industry Design 4.0 Nov 2018 – La comunicazione via satellite per la business continuity ed il disaster

Sorry, this entry is only available in Italiano.

E’ ormai un dato di fatto che le moderne applicazioni IT non possono più prescindere dalla rete mediante la quale sono garantiti i collegamenti a sedi remote, i software gestionali centralizzati, la posta elettronica, le operazioni bancarie, le applicazioni CLOUD, i sistemi IoT, e così via.

Purtroppo alla crescente domanda di servizi e traffico di rete non è seguita un’analoga crescita delle relative infrastrutture, tantoché l’attuale ecosistema Internet non è più sostenibile a causa di un traffico dati sempre più gravoso, per lo più generato da applicazioni e servizi fondamentali per ogni azienda. In pochissimo tempo è variato notevolmente l’utilizzo della rete, passando da un sistema che sino a qualche anno fa si basava sulla trasmissione di testi ad un sistema con una forte componente multimediale, circostanza che ha causato un aumento indiscriminato del traffico dati caratterizzato dallo scambio di file multimediali di grandi dimensioni. Sfortunatamente questa mole di traffico è destinata crescere sempre più negli anni, rendendo necessari nuovi investimenti in infrastrutture che tardano a venire, di conseguenza la quasi totalità della rete è oggi gestita in modalità “Best Effort”; ossia la maggior parte degli operatori di telecomunicazione Italiani (ma anche esteri) non garantiscono il loro servizio offerto in termini di interruzione di servizio (cadute di rete). E’ anche vero che la minoranza di essi contrattualizza secondo il concetto di SLA (Service Level Agreement), garantendo al cliente un risarcimento indipendentemente dal danno subito in caso di disservizi della rete. Malgrado ciò nella maggior parte dei casi il danno subito supera di gran lunga in mero risarcimento offerto dall’operatore. Anche il tempo d’intervento di un operatore non po’ essere valutato a priori perché il controllo della rete è frammentato spesso tra i diversi operatori. Tutte queste complessità ci fanno capire che nella maggior parte dei casi i tempi di risoluzione dei problemi saranno certamente più lunghi di quelli che la nostra attività aziendale si può permettere.

Quando si parla di disater recovery e business continuity di norma ci si riferisce a quelle tecniche che assicurano la capacità aziendale nel continuare ad esercitare il proprio business a fronte di eventi avversi che possono colpirla. In particolare oggi la tecnologia offre la possibilità di realizzare varie soluzioni di continuità e Disaster Recovery atte a garantire l’erogazione continua dei servizi IT definiti col termine “mission critical”. La business continuity occupandosi della pianificazione della continuità operativa e di servizio è responsabile del ripristino dei processi aziendali essenziali anche in caso di eventi disastrosi che hanno una probabilità molto bassa di accadere, ma le cui conseguenze possono essere estremamente gravose per il business. Mediante la definizione del Business Continuity Plan (BCP) devono essere identificati i pericoli potenziali che minacciano l’organizzazione; suggerendo e fornendo una struttura che consente di aumentare la capacità di adattamento alle condizioni d’uso con una capacità di risposta la più veloce possibile; in maniera da salvaguardare gli interessi delle parti in causa, le attività produttive, l’immagine, riducendo i rischi e le conseguenze sul piano gestionale, amministrativo e legale. In pratica, di norma i sistemi e i dati considerati “primari” vengono ridondati in un sito secondario denominato “Disaster Recovery Site” per far sì che in caso di disastro tale da rendere inutilizzabili i sistemi informativi del sito primario, sia possibile ripristinare le attività sul sito secondario nel più breve tempo e con la minima perdita di dati possibile.

Per ottemperare a ciò i manager della medio-grandi aziende e grandi aziende guardano sempre più le problematiche della sicurezza informatica con occhi diversi cercando sempre di trovare nuove soluzioni tipicamente basate su componenti hardware e software ma difficilmente viene preso seriamente in considerazione il caso più estremo in cui possa avvenire una catastrofe naturale per cui si ha il cedimento di tutte le infrastrutture terrestri di comunicazione. Tutti quanti sperimentiamo banalmente il collasso delle reti cellulari nei minuti che precedono e susseguono la mezzanotte di ogni nuovo anno. In questi minuti è quasi impossibile riuscire a comunicare con un altro interlocutore a cause del sovraccarico delle linee che non sono progettate per gestire una così grande moltitudine di comunicazioni simultanee. Se adesso per un attimo provassimo ad immaginare un caso concreto di calamità naturale ecco che ci rendiamo subito conto di quanto siano vulnerabili i nostri sistemi di comunicazione. Anche se alcune compagnie stanno seriamente studiando polizze assicurative specifiche, al momento non esistono assicurazioni che possano coprire i danni provocati da un attacco informatico e tanto meno da un evento catastrofico, sia esso naturale che ad opera dell’uomo, che metta in ginocchio tutti i sistemi di telecomunicazioni comunemente adoperati quali ad esempio internet e la telefonia sia essa fissa che mobile.

D’altro canto anche l’art. 32 del GDPR che si occupa nello specifico della sicurezza del trattamento dei dati personali (“Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio”) ci ricorda che quest’ultima dovrà essere garantita attraverso l’adozione di una serie di misure concrete. Secondo questa norma, infatti, il titolare e il responsabile del trattamento dei dati personali dovranno predisporre ed attuare delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.

Più nello specifico, alcune delle misure che il titolare o il responsabile del trattamento dei dati potranno concretamente adottare sono, come stabilito dall’art. 32, paragrafo 1:

  1. la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali;
  2. la capacità di assicurare la continua riservatezza, integrità, disponibilità e resilienza dei sistemi e dei servizi che trattano i dati personali;
  3. la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati in caso di incidente fisico o tecnico;
  4. una procedura per provare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.

In particolare il punto 3. attribuisce rilievo anche al concetto di disaster recovery, che come già detto, consiste nella capacità di reagire in modo efficace e tempestivo ad eventuali criticità dovute ad incidenti fisici o tecnici, allo scopo di ripristinare la disponibilità e l’accesso dei dati personali oggetto di trattamento. Considerando che le misure richieste sono improntate sulla tutela dei diritti di privacy, è evidente che tali misure coinvolgono molti degli aspetti operativi della maggior parte delle aziende strettamente legati alla connettività. Qualora infatti il back-up periodico, non possa aver luogo, per motivi di connettività dovuti a disastri (ad esempio alla gestione cloud di database remoti), qualsiasi azienda si troverebbe con le proprie informazioni non allineate. Ne consegue che è importantissimo, anche dal punto di vista giuridico, premunirsi contro il rischio di perdita dati anche in caso di disastri. Per far ciò unitamente ai sistemi di memorizzazione è d’obbligo ridondare anche la connettività.

Ridondare le infrastrutture di rete terrestri con altre terrestri, è una soluzione da scartare in caso di disastri poiché anche se le linee dati sono differenziate è molto probabile che un terremoto o una inondazione possa mettere fuori servizio tutte le centrali della zona; indipendentemente dall’operatore che le gestisce. La stessa cosa vale anche per tutte le reti wireless (siano esse Wi-Fi che cellulari) che poggiano su infrastrutture terrestri (la quasi totalità). Poiché le catastrofi possono verificarsi inaspettatamente in qualsiasi momento, ed ovunque, la capacità aziendale di mantenere in essere le comunicazioni dati in queste situazioni di criticità è una chiave di successo per mantenere in vita una complessa infrastruttura IT aziendale. All’occorrenza di una catastrofe è richiesto un team di persone esperte nel campo delle telecomunicazioni che siano in grado di mantenere in funzione tutti i sistemi IT aziendali. Ad oggi la soluzione via satellite è l’unica che garantisce una la continuità delle telecomunicazioni, anche nei casi più drammatici, fornendo un servizio di ridondanza ed implementabile in pochissimo tempo. Tutto ciò grazie al fatto che il mondo delle connessioni dati Satellitari è molto cambiato; sino a qualche tempo fa gli elevati costi ne permettevano il loro utilizzo solo per applicazioni prettamente militari. Il lancio di nuovi satelliti e l’innovazione tecnologica degli ultimi giorni hanno permesso l’incremento delle prestazioni proporzionale ad un notevole abbassamento dei costi inerenti i servizi ad essi connessi, permettendo la loro diffusione in ambiente sia industriale che civile. Grazie alle nuove flotte di satelliti geostazionari, in orbita a circa 36.000 km dalla Terra, la connessione satellitare «bidirezionale» è in grado di offrire collegamenti alla rete ad alta velocità in qualunque zona del globo, a patto che sia possibile un allacciamento del sistema ad una fonte di energia. Con i recenti satelliti lanciati alla fine del 2013, la connessione satellitare è diventa addirittura tecnicamente competitiva rispetto alle attuali connessioni terrestri in fibra ottica.

I satelliti ricevono e inviano dati alle antenne ricetrasmittenti installate presso il cliente e li ritrasmettono a grandi infrastrutture connesse alle dorsali in fibra ottica, denominate Teleporti, dislocate in tutto il globo. Grazie a questi ultimi è possibile «prolungare» a largo raggio le comunicazioni internet, dati e voce, offrendo servizi ad alto valore aggiunto: dall’ultimo miglio bidirezionale alla creazione di reti di distribuzione di contenuti, alle connessioni ad Internet a banda larga, alla realizzazione di reti private (VPN), fino all’emissione di segnali radiofonici e televisivi. La ridondanza satellitare è sicuramente uno dei temi che debbono essere affrontati nel BCP di ogni azienda poiché ogni satellite funziona senza alimentazione terrestre; l’unica alimentazione da garantire è quella del modem installato a terra (a bassissimo consumo, e quindi alimentabile con sistemi UPS e batterie tampone). Tutte queste caratteristiche garantiscono la ridondanza a livello di sistema, estrema flessibilità e scalabilità unitamente ad una rapida implementazione. In conclusione possiamo affermare che la tecnologia satellitare, grazie alla sua fisicità, è attualmente il sistema di telecomunicazione più sicuro poiché meno attaccabile e intercettabile da pirati o vandali (motivo per cui è ampiamente usato in ambito militare).

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista Industry 4.0 Design Magazine N. 4 – Novembre 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/industry-4_0-design-magazine-novembre-2018

(Italiano) 140 EMB 66 Novembre 2017 – Droni industriali: un nuovo mercato in evoluzione

Sorry, this entry is only available in Italiano.

Valutare e mappare coltivazioni agricole, estensione di boschi, emissioni di inquinanti, danni subiti a seguito di eventi calamitosi o catastrofici: applicazioni a cui i droni assolvono in modo efficace ed economico

I droni rappresentano oggi uno strumento sempre più versati­le, grazie ai numerosi utilizzi e campi di applicazione, tanto da caratterizzare un mercato in forte crescita anche nel nostro Paese. Secondo un rapporto stilato dall’ENAC nel 2015, in Italia erano già in uso due anni fa più di 1200 velivoli ad uso professionale, con ben 600 aziende specializzate nella loro produzione, e questo numero sta crescendo in modo esponen­ziale, grazie ai reali vantaggi offerti dall’im­piego di queste minuscole macchine. Dalle sue origini militari, questo fenomeno si è spostato all’uso civile e industriale, inve­stendo settori che spaziano dalla sicurez­za all’edilizia, passando per l’architettura, l’agricoltura e la manutenzione predittiva di impianti industriali. Il settore può essere essenzialmente suddiviso in due macro aree, una riguardante i rilievi topografici e l’al­tra orientata a vere e proprie campagne di misura, che prevedono l’installazione a bordo di sofisticati sensori e dispositivi quali ad esempio termocamere e sistemi LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging). Stiamo assistendo ad una progressiva specializzazione del settore, da cui stanno emergendo soluzioni industriali sempre più verticali, che lasciano sempre meno spazio all’im­provvisazione degli hobbisti, puntando verso una maggiore qualificazione, promossa dal contributo della normativa di settore dettata dall’ENAC per regolamentare l’utilizzo dei droni in ambienti aperti. Il reale vantaggio derivante dall’utilizzo dei droni consiste nell’aumento di produttività, poiché consente in poco tempo e i modo più economico di compiere operazioni che in altri tempi prevedevano necessariamente l’impiego di aerei ed elicotteri veri e propri.

tid-in-volo-intellisystem

Fig. 1 ll drone Intellisystem Technologies TT1640S-TID-A

La rapidità di accesso, la capacità di avvicinarsi e di spostarsi in tutte le direzioni, di mantenere una posizione per tutto il tempo desiderato ed effettuare riprese da prospettive differenti, tipiche di un drone, consentono di individuare facilmente punti di una struttura in cui risulti necessario un intervento, consentendo una riduzione di costi e tempi in fase di manutenzione. Anche se i droni aerei sono quelli maggiormente dif­fusi nel mercato, il termine “drone” sta assumendo un significato sempre più allargato, comprendendo non solo velivoli, ma anche apparecchiature terrestri (“rover”) e veri e propri sommergibili in miniatura. I velivoli si utilizzano quando si rende necessaria una visione dall’alto per scopi ben precisi: riprese aeree, ispezioni, mappatura, fotogrammetria, campagne di misure. I rover sono droni su ruote che garantiscono grande stabilità e possibilità di caricare pesi mag­giori, equipaggiabili con video-camere e sensori, che consentono riprese stabili dal basso particolarmente utili in situazioni di ispezione e sorveglianza. I droni marini sono invece simili a piccoli sottomarini su cui è possibile installare una telecamera stagna per fare riprese subacquee, molto utili per il monitoraggio am­bientale e per il controllo della flora e della fauna di tutti gli ambienti acquatici quali laghi, fiumi, mari e oceani. Quello dei droni, grazie alla loro flessibilità d’uso, è diventato in poco tempo uno dei trend tecno­logici emergenti e sono in molti a credere e a investire capitali nell’industria dei remote piloted aircraft sy- stems; le prospettive sono ampie, così come le appli­cazioni che vedranno un uso sempre più intensivo di queste tecnologie nelle nostre città e industrie, am­bienti che possono presentare delle criticità comples­se da affrontare.

ThermalTronix TT1640S-TID-A - Camera View 2 - Intellisystem

Fig. 2 – Particolare della telecamera

 

Alla luce di tutte queste considerazioni, l’azienda italiana Intellisystem Technologies ha messo a punto diversi strumenti drone-based denominati TID (acronimo di Thermal Inspection Drone) per la diagnostica e il monitoraggio industriale, mediante l’utilizzo di particolari droni progettati per un utiliz­zo professionale e intensivo. I droni di Intellisystem Technologies possono essere considerati come dei veri e propri strumenti di misura, in grado di librarsi in volo raccogliendo e trasmettendo i dati misurati a terra in modo facile, sicuro e decisamente economico. I sistemi TID vengono spesso equipaggiati con parti­colari termocamere ultra compatte, installate in una piattaforma stabilizzata, grazie alla quale è possibile ottenere le massime prestazioni in termini di stabilità delle riprese, che permettono la misura dei valori di temperatura superficiale senza entrare direttamente in contatto con l’oggetto da misurare, quale ad esem­pio una porzione di impianto o una linea aerea ad alta tensione. Grazie a queste particolari telecamere, è possibile ottenere dall’alto foto termiche d’insieme e mappature termiche a elevata risoluzione con una precisione che raggiunge gli 0,2 0C. Pur non sosti­tuendo certe operazioni settoriali specialistiche dove aerei ed elicotteri rimangono indispensabili, questa soluzione innovativa rende possibile l’ispezione aerea termografica in tutta sicurezza e velocità anche negli ambienti più critici, come strutture e impianti indu­striali difficili da esaminare per collocazione o dimen­sioni, senza la necessità di allestire ponteggi, utilizza­re cestelli o ricorrere a costosi mezzi aerei alternativi. I droni di Intellisystem Technologies sono stati accu­ratamente applicati in diversi campi di utilizzo indu­striale; reti elettriche e ferroviarie, impianti energeti­ci come parchi eolici o distese fotovoltaiche, sono solo alcuni esempi in cui i sistemi TID sono stati utiliz­zati per individuare anomalie e malfunzionamenti, risparmiando tempo utile in fase di pianificazione dell’intervento e tagliando i costi operativi.

Fig. 3 – Esempio di applicazione del Thermal Inspection Drone in situazione di emergenza

 

I sistemi TID possono essere impiegati in tutti quei settori industriali che prevedono l’offerta di servizi e soluzioni orientate alla conoscenza, al monitoraggio e alla governance del territorio attraverso l’utilizzo dei droni attraverso l’identificazione, la caratterizzazio­ne, la qualificazione e la misurazione degli elementi territoriali ripresi con la loro localizzazione, forma, dimensioni e caratteristiche. Recentemente, anche il comparto Oil&Gas ha mo­strato un particolare interesse verso l’utilizzo dei sistemi TID. Quando una compagnia petrolifera ha bisogno di effettuare delle misure termiche superfi­ciali in un impianto di una raffineria o su una piat­taforma petrolifera, deve sostenere enormi spese per la progettazione e costruzione di imponenti strutture di ponteggio che, nel caso delle piattaforme off-shore, possono superare anche i 100 metri di altezza. Utiliz­zando sistemi come quelli di Intellisystem Technolo­gies, è possibile ridurre drasticamente non solo tali costi ma anche il personale impiegato e i tempi di intervento, passando dall’utilizzo di un team di cin­que tecnici specializzati rispetto a una squadra di 100 persone e riducendo i tempi da diverse settimane a un paio di giorni. L’im­piego dei droni per questa tipologia di con­trolli permette alle com­pagnie petrolifere di of­frire anche una migliore sicurezza sul lavoro, contribuendo a ridurre i rischi a cui sono esposti gli operai che di norma si occupano della ma­nutenzione predittiva. Questo tipo di analisi aerea è un metodo che permette di valutare in maniera completa, rapida e affidabile le prestazioni di impianti di grandi dimensioni. Mantenere le strut­ture onshore e offshore in conformità a standard e requisiti normativi è fondamentale per assicurarne la sicurezza e il rispetto per l’ambiente.

Fig. 4 – Esempio di applicazione drone in ambito Oil & Gas

La soluzione offerta rappresenta quindi anche una delle tecnologie più promettenti per migliorare anche la risposta ai disastri ambientali che a volte purtroppo colpiscono il comparto Oil&Gas, proponendosi come valido stru­mento d’ausilio alle relative operazioni di soccorso poiché, grazie alle immagini termiche catturate dai droni, è possibile individuare superstiti, e in caso d’in­cendio è possibile quantificare la presenza dei focolai più attivi per i quali è necessario intervenire più tem­pestivamente. Al tempo stesso, i sistemi TID possono essere usati dai responsabili della sicurezza per avere una visione d’insieme della situazione di emergenza, permettendo una più fa­cile individuazione delle criticità strutturali del­le infrastrutture dan­neggiate e pericolanti. In questo modo, tutte le zone di diffìcile accesso e pericolose per l’uomo possono essere esplora­te e osservate nei detta­gli in tutta sicurezza. In questi scenari, i droni di Intellisystem Technolo­gies possono essere uti­lizzati per assistere la valutazione dei rischi, la mappatura e la pia­nificazione dei soccorsi rendendo le operazioni più sicure e veloci per le squadre di pronto in­tervento. Tra 10 anni, i droni saranno strumen­ti di uso comune grazie alle loro performance sempre più spinte, che faranno leva sulle mo­derne tecniche di In­telligenza Artificiale. Avranno a bordo sistemi avanzati anticollisione e una sensoristica sempre più sofisticata, grazie alla quale saranno in grado di mettersi in volo seguendo rotte sicure in modo del tut­to automatico e senza supervisione di esseri umani. Non saranno solo macchine atte a catturare dati ma saranno capaci di elaborarli in realtime, costituendo di fatto dei sistemi IoT che alimenteranno database in Cloud in modo efficiente, trasparente e fruibile. Intellisystem Technologies sta conducendo, in colla­borazione con altre aziende ed enti, una serie di studi e ricerche finalizzati ad attuare questa vision futura.

A cura di S. Iacobucci. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 66 – Novembre 2017.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-novembre-2017

(Italiano) 141 EMB 67 Febbraio 2018 – Le reti industriali scelgono IIoT

Sorry, this entry is only available in Italiano.

La connettività al cloud sta cambiando le reti industriali dove i bus di campo perdono terreno travolti dalle applicazioni IIoT che sono riuscite persino a far superare le iniziali ostilità territoriali fra i due principali consorzi IIC e I4.0

Intellisystem propone alcuni nuovi gateway per reti industriali in grado d’interfacciarsi sia ai bus di campo sia alle connessioni Ethernet o Wireless. IT-EMG-1108 può convertire e interfacciare i segnali delle reti Modbus-TCP e Modbus-RTU connettendoli insieme a una connessione 10/100M Ethernet e/o con fino a otto seriali RS-485/422 con velocità di trasferimento fino a 115200 bps. IT-EMG-1104 è simile ma con quattro porte RS-232 mentre l’IT-EMG-1102 ha due porte RS-485/422.

it-emg-1108-rs485

Fig. 1 – I gateway per reti industriali Intellisystem IT-EMG-1108 interfacciano i protocolli Modbus-TCP, Modbus-RTU e le connessioni Ethernet, RS-485/422 e RS-232

A cura di L. Pellizzari. Articolo pubblicato sulla rivista Embedded N. 67 – Febbraio 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/embedded-febbraio-2018

(Italiano) 146 I figli di Archimede Settembre/Ottobre 2018 – 63° Congresso del CNI

Sorry, this entry is only available in Italiano.

La mia proposta

Da diverso tempo all’interno di tutti gli Ordini professionali e del CNI non si fa altro che porsi la domanda sul come trovare nuove soluzioni capaci di far superare i forti limiti dei nostri professionisti, dovuti in gran parte alle esigue dimensioni dei vari studi professionali di appartenenza, facendo leva sul concetto di aggregazione. Considerando che l’approccio dei vari professionisti a costituirsi in associazioni di professionisti ha tutt’oggi un’applicazione molto limitata per via della pesante burocrazia che impone dei passaggi molto impegnativi. Ne va da sé che comunque il problema rimane e che l’opportunità di aggregarsi con strumenti nuovi rappresenta una vera e propria necessità per far fronte alle sfide interne del mercato italiano e soprattutto quando ci si accinge a quel processo di internazionalizzazione per il quale bisogna fare squadra con gli altri colleghi. Occorre pertanto essere capaci di superare le limitazioni legate alla funzione del sistema ordinistico e quindi i vincoli legati alle dinamiche del territorio di appartenenza.

Ciò che occorre è l’istituzione e quindi creazione di una rete professionale tra gli ingegneri con un approccio più moderno. Mi riferisco ad un approccio non più gerarchico ma bensì ad un approccio che potremmo definire tipico del modello Blockchain, ovvero un approccio pear to pear che non prevede un terzo elemento quale garante. In occasione del 63° Congresso del CNI tenutosi a Roma nei giorni 12-14 Settembre con riferimento a quanto il CNI stesso ha riconosciuto nelle premesse della mozione congressuale in corso di approvazione, ovvero “l’opportunità di proporre e sperimentare nuove e più efficienti forme organizzative del lavoro professionale per fare fronte alle forze competitive del mercato, anche incentivando strumenti di interscambio di informazioni e di opportunità di lavoro.”, ho sentito l’esigenza di proporre una mozione specifica e propositiva a nome dell’Ordine Professionale di Siracusa, di cui faccio attivamente parte quale referente per il Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione C3i. Considerando che oggi il mezzo di comunicazione più moderno ed efficace risiede nell’utilizzo professionale dei social networks, a mio avviso, appare ovvio che tale strumento è da considerarsi fondamentale per favorire il concetto di “aggregazione” precedentemente espresso.

L’utilizzo professionale di questi strumenti di fatto permette la creazione di un modello peer to peer capace di evolversi autonomamente nella creazione di un ecosistema che si basa sullo scambio di informazione e conoscenza tra i vari professionisti enfatizzando il concetto di collaborazione ed appunto “aggregazione”. L’oggetto della mozione da me presentata è stato quello di suggerire la definizione e pianificazione di una strategia comune per istruire le segreterie e i media manager degli Ordini Provinciali e gli ingegneri tutti, ad utilizzare in modo coordinato i social network commerciali (Linkedin, Twitter, Facebook, Instagram, Pinterest e così via). Al fine di dare visibilità alle attività dei diversi Ordini Provinciali e del CNI, occorre creare una massa critica volta a far leva sulla comunicazione per favorire l’aggregazione tra i vari soggetti. La mia proposta è stata accolta favorevolmente dal Presidente Zambrano, che ha evidenziato un pregresso interesse e sensibilità del CNI stesso verso queste nuove tematiche. Personalmente mi ha anche richiesto l’invio di un’adeguata comunicazione per l’inserimento di quanto suggerito al documento ufficiale inerente la mozione congressuale stessa.

Il video ufficiale della mozione da me presentata è reperibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?- v=kzWsVXueSvM

 

A cura di Cristian Randieri. Articolo pubblicato sulla rivista I figli di Archimede N. 3 – Settembre/Ottobre 2018.

Per scaricare l’articolo pubblicato sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/i-figli-di-archimede-settembre-ottobre-2018.

Atomic Email Hunter Review – Extra Emails from Websites, newsgroups,etc

Atomic Email  Hunter Review:

You know how important it is to build an email list – to find prospects that are interested in which products and services you have.

And you also know how difficult can it be to build an email list in this highly competitive digital world.

The common way is to build a blog, regularly post quality content on it, slap an opt-in form there and hope for the best. But what if you need to be a bit more proactive? What if there is a more aggressive way to build your e-mail list?

The above-mentioned content marketing method is a good one. But sometimes, you need to diversify your efforts. And this is where a good email extractor can simplify your process of building an email list.

It Isn’t Unethical

First things first.

I know what you must be thinking, and let me clarify it.

No, it isn’t unethical.

It’s only immoral and unethical when you spam random people that aren’t even interested in what you have to say. It’s unethical when you steal other people’s information and misuse it.

But it’s definitely not unethical when you have something so good that can massively improve your prospects’ lives. Is it?

Imagine this.

You have a brilliant product that your prospect doesn’t know about. But the product has the capabilities to improve her life, double her business, sales and income. You should contact that person and inform her about your product.

This is how you should be using an e-mail extractor. And this is how you can use Atomic Email Hunter to great effect!

Atomic Email Hunter Review

Atomic Email Hunter makes it extremely easy and simple to find relevant email addresses and collect.

“Keyword research” is probably the best feature of Atomic Email Hunter.

You type in a few relevant keywords and the software starts searching for websites that are ranked on search engines (like Google) for those keywords.

The software then searches the website, finds the email addresses, extracts them for you and saves the addresses for future reference and use.

Or if you have a particular website in mind, where you can find a lot of targeted e-mails, simply insert that website’s URL into Atomic Email Hunter. The software will run a thorough search, and all the emails from that particular URL will be presented in a nice and clean format.

Moreover, to improve the results you get, you can also specify a few words that you don’t want to be included in the search. For example, you can add words like, “feedback”, “no-reply” to avoid all such e-mail addresses from your end-results.

Furthermore, you also have the options of exporting your newly generated e-mail list to multiple formats. For instance, the same e-mail list can be either saved to your computer or exported to a Microsoft Word file or a Microsoft Excel spreadsheet. You can also add a relevant name for each e-mail address that the Atomic Email Hunter collects for you.

There are simply tons of different features in this little gem of a software. It is, without any doubt, one of the most powerful and action-oriented e-mail marketing tools. It is then up to you to decide its application and practical use.

But any internet marketer, who uses it wisely and efficiently,will always have a distinct advantage over other marketers who don’t.

Check out the Atomic Email Hunter in live action in this following video, and get your own copy

(Italiano) 139 AO 399 Giugno/Luglio 2017 – Tavola Rotonda “Edge e Cloud Computing”

Sorry, this entry is only available in Italiano.

un vantaggio strategico per ridefinire le modalità in cui un’azienda può sviluppare i suoi servizi, fornirli ai suoi clienti e gestire in modo eciente le sue operazioni. Ne parliamo con le aziende

Quando nel 2006 è stato lanciato l’Amazon Web Service pochi ipotizzavano che questo servizio avrebbe raggiunto un valore di oltre 3 miliardi. La crescita esponenziale dell’Internet of Things ha, poi, ulteriormente contribuito alla diffusione del cloud e alla conseguente esplorazione di nuove applicazioni, l’Edge Computing è una di queste. Il passo successivo è quello di far diventare l’Edge Computing l’architettura dominante per tutte le applicazioni data driven.

La voce dei protagonisti

Con Christian Eder, marketing director di Congatec; Giuseppe Surace, chief product & marketing officer di Eurotech; Cristian Randieri, predicente & CEO di Intellisystem Technologies (www.intellisystem.it); Alberto Griffini, product manager avanced PLC & Scada di Mitsubishi Electric; Alberto Olivini, portfolio consultant motion control di Siemens Italia; Lodovico Piermattei, consulting & solution engineer di Vertiv in Italia; Locatelli Claudio, membro del comitato scientifico SPS IPC Drives Italia.

 

______

Di seguito si riporta l’estratto dell’Intervista riguardante le risposte date da parte del Presidente e CEO Cristian Randieri.

Automazione Oggi: Il concetto di architettura a tre livelli si è completamente trasformato rispetto a quello degli anni ‘90, quando era basato su interfaccia, business logic e database. In che modo l’Edge Computing sta cambiando l’attuale concetto di architettura a tre livelli i cui pilastri sono il cloud, il machine learning e il fast data?

Cristian Randieri, presidente & CEO di Intellisystem Technologies (www.intellisystem.it): L’uso delle infrastrutture cloud ha permesso di rendere virtuale e scalabile la ben consolidata architettura a tre strati. L’evoluzione dei dispositivi IoT ha prodotto una nuova classe di applicazioni aventi caratteristiche molto stringenti per quanto riguarda la modalità di interazione e connessione tra la sorgente di produzione dei dati e la risorsa che li elabora. Ciò si traduce in un aumento della latenza, spesse volte intollerabile per alcune applicazioni che spaziano dalla realtà aumentata sino alla guida autonoma nel contesto automotive. Di conseguenza, occorre spostare le risorse in un punto della rete più vicino alla produzione dei dati utilizzando il modello Edge Computing, da cui nasce la definizione di una nuova infrastruttura di rete a tre livelli che inserisce risorse utilizzabili direttamente sull’edge della rete.

A.O.: Secondo l’ABI il valore di mercato dell’IoT raggiungerà i 23 miliardi di dollari entro la fine del decennio. Altri studi atte-stano che il numero dei dispositivi connessi attraverso l’IoT è di circa 5 miliardi. Con il suo diffondersi l’Edge Computing è destinato a diventare il principale strumento per la raccolta dei dati. I vantaggi rispetto ai suoi lontani ‘antenati’ sono facilmente riconoscibili, ma quali sono le applicazioni attuali e future  per le principali industrie italiane?

Randieri: È ovvio supporre che le applicazioni attuali e future per le principali industrie italiane riguarderanno tutti i progetti che richiedono minore latenza, maggiore flessibilità e più capacità di elaborazione a livello locale. Mi riferisco a tutti quei progetti industriali basati sull’Internet of Things che richiedono applicazioni realtime sul territorio, quali ad esempio la Smart Mobility e le Smart City, ovvero tutte quelle applicazioni in cui il tempo di latenza è un fattore cruciale che può essere risolto con soluzioni specifiche e verticali rappresentate dall’Edge Computing o meglio dagli Edge Data Center.

A.O.: Ad oggi i settori più restii nell’applicazione di soluzioni cloud ed edge rimangono quello pubblico e quello finanziario. Quali sono le soluzioni più adatte alle imprese di questi settori?

Randieri: Malgrado a oggi questi settori rimangono ancora quelli più restii nell’applicazione di soluzioni cloud ed edge, è noto che nel settore finanziario i millisecondi possono fare una differenza drammatica per gli algoritmi di trading e che in quello sanitario le informazioni sui pazienti in tempo reale possono marcare il confine tra la vita e la morte. Questi scenari richiedono, quindi, velocità e scalabilità, raggiungibili con l’implementazione di un’architettura di calcolo edge, capace di ottimizzare in loco la sicurezza e, soprattutto, il tempo d’elaborazione dei dati.

A.O.: Dal lato delle SMB (Server Message Block), invece, come si può rispondere all’esigenza di allineare le architetture in cloud con l’Edge computing?

Randieri: Per rispondere all’esigenza di allineare le architetture cloud con l’Edge Computing le SMB devono in primis attuare quello che viene definito ‘Shift in Corporate Thinking’ unitamente a una maggiore comprensione dell’architettura Edge da configurare e adottare. In generale, senza dubbio è possibile ottenere una riduzione dei costi garantendo un servizio migliore data-oriented con piattaforme più efficienti appositamente progettate.

A.O.: L’infrastruttura IT di un’azienda è sempre più sotto pressione per lo smisurato volume di dati che vengono processati. L’integrazione tra Cloud ed Egde Computing fornisce una valida risposta in termini di ottimizzazione dell’infrastruttura, ma come si inserisce il Fog Computing in questo scenario?

Randieri: Da più fonti il Fog Computing è indicato come il paradigma di elezione per l’Internet of Things, che vede sempre più oggetti interconnessi in rete per scambiare dati da elaborare e analizzare. In realtà riportare l’elaborazione più vicina alla fonte dei dati si rivela di grande utilità anche in molti altri contesti, come le Smart Grid nel contesto di un’ottimizzazione della comunicazione m2m, anche per le stesse Smart City spinte dall’esigenza di portare le decisioni sempre più vicine al luogo in cui vengono acquisiti i dati.

A.O.: Integrazione, automazione e analisi sono le tre sfide che continuano a guidare lo sviluppo delle infrastrutture IoT. Quali sono le soluzioni che proponete per rispondere ecacemente queste sfide?

Randieri: Le soluzioni che intendiamo proporre nel prossimo futuro riguardano l’unificazione delle piattaforme di networking per il supporto eterogeno di varie tecnologie di networking. Siamo convinti di poter offrire nuove metodologie d’integrazione delle tecnologie siano esse operative sia dell’informazione. La tecnologia fog amplierà di fatto l’offerta di nuovi servizi che il Cloud Computing da solo non potrà sostenere, come ad esempio quelli di sicurezza. È proprio a tali servizi di sicurezza che stiamo puntando pensando di offrire nuove soluzioni capaci di includere il monito-raggio locale dello stato di sicurezza degli endpoint, delle credenziali di protezione e degli aggiornamenti software agli endpoint, nonché la rilevazione e la protezione di malware per conto degli endpoint stessi. Cooperando con altri fornitori di servizi e infra-strutture locali intendiamo offrire la tecnologia fog come servizio capace di permettere agli utenti di accedere a sistemi fog privati e pubblici distribuiti prossimi ad essi. In altre parole intendiamo offrire ai nostri clienti un servizio fog chiavi in mano.

 

Tavola Rotonda – Automazione Oggi N. 399 (Giugno/Luglio 2017), pubblicata da S. Beraudo.

Per scaricare l’Intervista completa pubblicata sulla rivista, seguire il link riportato di seguito https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ao-giugno_luglio-2017-3

Intellisystem Technologies