Fieldbus & Networks N. 82 - February 2015

FN February 2015
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Tavola Rotonda

“Green and profitable”

A cura di Stefano Cazzani e Ilaria De Poli

Con Cristian Randieri, Ph.D., presidente e CEO di Intellisystem Technologies; Vittorio Agostinelli, product manager Factory Automation di Panasonic Electric Works Italia; Peter Lutz, managing director di Sercos International; Paolo Laganà, responsabile tecnico di Inlon Engineering; Martin Rostan, direttore esecutivo di ETG – Ethercat Technology Group; John Browett, general manager di Clpa.

Introduzione 

L’impiego di reti standard, alcune dotate di appositi profili e specifiche che consentono un più efficiente uso dell’energia, può aiutare le aziende ad aumentare i profitti, riducendo i consumi e favorendo la sostenibilità

Ormai da anni si parla di ‘sostenibilità’: di fronte a una crisi economica globale che drena risorse e frena gli investimenti, non si possono più rimandare i ‘bilanci’, non si possono più tollerare gli ‘sprechi’. La produzione deve essere efficiente, l’energia deve essere utilizzata al meglio, quando serve e dove serve, gli scarti devono essere ridotti al minimo, i lotti devono essere prodotti ‘just in time’ seguendo flessibilmente le richieste del mercato. Tutto questo richiede innovazione tecnologica, un’innovazione in sistemi e apparati, hardware e soprattutto software, anche e soprattutto a livello di rete e comunicazione dati. Solo così l’azienda può sfruttare soluzioni, dall’IoT al cloud, che possono renderla più efficiente e competitiva in un mondo, quello del business, fattosi sempre più globale e agguerrito sul fronte sia dei prezzi, sia della qualità. Ecco dunque che essere ‘sostenibili’, essere ‘green’, non può rappresentare solo un’operazione di facciata, ma deve essere parte di un progetto di più ampio respiro che coinvolge l’intera azienda e tutti i suoi dipendenti, cambiando il modo di produrre e di intendere la produzione stessa, affinché l’investimento possa ripagarsi e in tempi brevi. Ma vediamo cosa pensano riguardo a questo tema alcuni protagonisti del settore.

FN Febbraio 2015 - Tavola Rotonda Green and profitable - Intellisystem Technologies

Oltre l’immagine

Fieldbus&Networks: Un investimento in tecnologie ‘green’ può dare ritorni economici concreti o è solo una questione di immagine?

 

Cristian Randieri, Ph.D., presidente e CEO di Intellisystem Technologies (www.intellisystem.it): “In generale, quello delle tecnologie ‘green’ è un mercato in crescita un po’ dappertutto: come riportato da più fonti il settore ‘clean tech’ continua a registrare nuovi investimenti. Basti pensare che tra il 2007 e il 2010 la crescita in media è stata dell’11,8% all’anno. E se a livello mondiale il fenomeno è quanto mai significativo, lo è particolarmente nei Paesi in via di sviluppo, dove può tradursi in nuove possibilità di esportazione di prodotti ‘hi-tech made in Italy’, un’occasione sicuramente da non perdere per le aziende italiane che investono in ricerca e innovazione. Penso che il discorso inerente all’immagine sia secondario a quello concreto di produrre nuove tecnologie a basso costo eco-compatibili, poiché tra qualche decennio dovremo fare i conti con gli effetti delle varie politiche non eco-sostenibili attuate sinora soprattutto dai Paesi emergenti. Sul fronte del lavoro, poi, le tecnologie ‘green’ appaiono una scommessa ragionevole per le imprese che offriranno i cosiddetti ‘green job’, ossia assumendo persone con competenze tecnologiche ‘green’”.

Vittorio Agostinelli, product manager Factory Automation di Panasonic Electric Works Italia (www.panasonic-electricworks.it): “Investire in tecnologie ‘green’ per l’efficienza energetica ‘paga’ in termini economici, in quanto, dopo il periodo di ammortamento dell’investimento, l’azienda ha un elemento in più a favore per mantenersi competitiva sul mercato, oltre che avere un effettivo ritorno in termini di immagine in termini di marketing. Se però si lavora solo per il ritorno di immagine, tutto si traduce in un mero costo ‘commerciale-pubblicitario’”.

Peter Lutz, managing director di Sercos International (www.sercos.de): “Le aziende possono non solo godere dei benefi ci derivanti dal risparmio, dato direttamente dalla riduzione del consumo energetico, ma anche delle agevolazioni fi scali previste da alcuni governi nazionali. Per esempio, in Germania, fra gli obblighi imposti per ottenere una riduzione delle tasse sull’elettricità, figurano la presenza di un sistema di gestone dell’energia conforme alla ISO 50001 e la prova di un effettivo incremento dell’efficienza (al momento dell’1,3%). La riduzione può arrivare anche al 90%”.

Paolo Laganà, responsabile tecnico di Inlon Engineering (www.inlon.it): “Temo che in questo momento e in questo Paese si tratti soprattutto di un investimento di immagine, nel senso che può far differenziare il brand aziendale rispetto alla concorrenza. Di per sé, però, difficilmente le tecnologie generano business, se non sono orientate a un immediato ritorno economico”.

Martin Rostan, direttore esecutivo di ETG Ethercat Technology Group (www.ethercat.org): “Sebbene Ethercat non sia ancora stato dichiarato una tecnologia ‘verde’, abbiamo osservato numerosi casi in cui il suo impiego ha portato a un ritorno economico sugli investimenti in termini di efficienza energetica, risparmio di materiali e incremento del ciclo di vita. Non posso affermare al contrario che questo avviene necessariamente per ogni tecnologia che porti l’etichetta ‘green’”.

John Browett, general manager di Clpa (CC-Link Partner Association – Europe www.clpa-europe.com): “Se si lavora bene gli investimenti in tecnologie ‘green’ possono generare un effettivo ritorno economico. Molti stanno ormai cominciando a comprendere che l’energia deve essere considerata una materia prima, proprio come il metallo, la plastica o il legno, in quanto il modo in cui viene impiegata ha un impatto diretto sulle performance finanziarie aziendali: una gestione attenta dell’energia dovrebbe essere una priorità per il management. Certo, le realtà più ‘capaci’ possono poi anche promuovere la propria immagine facendo leva sulla loro abilità di gestire attentamente l’energia. Oltretutto, a volte gli ‘accorgimenti’ tecnici da prendere per essere più ‘sostenibili’ sono fi n banali. Per esempio, alcune aziende hanno dipinto i loro tetti di colore chiaro in modo da riflettere i raggi del Sole. Questo porta a un risparmio anche significativo dell’energia richiesta per far funzionare i sistemi Hvac atti a mantenere il comfort ambientale negli edifici. Le aziende stanno semplicemente cominciando a realizzare che spesso a livello operativo si spreca energia mentre si potrebbe evitarlo. Per esempio, si è soliti far funzionare alla massima velocità ventilatori e ventole, regolandone il flusso meccanicamente tramite l’apertura o chiusura di bocchette d’aerazione. Ora alcune aziende hanno capito che è più efficiente usare un inverter per controllare la velocità del motore e produrre già il flusso d’aria richiesto. L’attività di questi inverter si può coordinare tramite una rete, la quale può anche consentire di monitorare la quantità e il costo dell’energia impiegata per ciascun dispositivo. In questo modo le aziende possono capire in quali ambiti possono risparmiare. Oltretutto, con l’andar del tempo, sarà sempre più difficile individuare quali siano le eventuali aree di risparmio. Qui è dove le funzionalità di monitoraggio offerte dalle reti che connettono i sistemi principali dell’impianto possono dare un grande aiuto”.

Sostenibili e redditizie

FN: Come possono le tecnologie di rete aiutare le aziende a combinare sostenibilità e redditività?

Browett: “Da quando Ethernet è diventato uno standard riconosciuto per le reti industriali, quello della gestione dell’energia ha costituito una delle funzioni per le quali la rete è stata pensata. Oggi, molti protocolli Industrial Ethernet, come CC-Link IE, offrono la possibilità di monitorare e controllare l’uso dell’energia in modo economico. La disponibilità di queste funzioni addizionali riduce il CTO, in quanto non è più necessario implementare una rete a parte per assolvere ai compiti legati alla gestione energetica. Questo rende più facile controllare in modo efficiente la strumentazione industriale, in quanto è possibile monitorare il consumo dei singoli dispositivi, così come di macchine specifiche. Questo costituisce un notevole miglioramento rispetto alle metodologie precedenti, che consentivano il monitoraggio solo di una parte dell’impianto. La sostenibilità è però più difficile da ottenere, in quanto a volte dipende da aspetti che sfuggono al controllo aziendale, per esempio come viene generata la corrente elettrica, o come vengono estratte le materie prime ecc. Focalizzandosi però sulle giuste risorse, si può arrivare anche alla sostenibilità. Per raggiungerla alcune aziende stanno investendo in risorse rinnovabili. Questo ha portato, per esempio, al recente incremento delle vendite di pannelli fotovoltaici. Le reti giocano un ruolo importante nel controllo efficiente di queste risorse. Per esempio, si sa che l’output di un pannello fotovoltaico migliora se questo cambia posizione durante il giorno, per avere il maggiore irraggiamento possibile. È inoltre chiaro che occorre una rete per monitorare e controllare tutti i pannelli fotovoltaici di un vasto parco installato”.

Laganà: “Indubbiamente le tecnologie di rete consentono di ottimizzare l’impiego delle risorse e di ampliare e rendere più efficaci gli strumenti di controllo e analisi, quindi un loro uso intelligente e appropriato non può che andare a beneficio dell’azienda”.

Randieri: “Da sempre il possesso di tecnologie TLC, o tecnologie di rete, sono state vincenti. Oggi alle varie sfi de tecnologiche si aggiunge quella che potremmo definire del ‘green-networking’; essa, dal punto di vista industriale, enfatizza i concetti di maggiore integrazione, riduzione delle distanze, più automazione, diminuzione dei costi di esercizio. Il che si traduce in una maggiore sostenibilità e redditività per chi fa uso di tali tecnologie. Gli sprechi in ambito industriale sono innumerevoli, basti pensare ai lunghi periodi di inattività dei vari dispositivi di networking durante le ore in cui le aziende non lavorano, o allo spreco di energia legato alla lunghezza dei cavi. Per esempio, qualsiasi switch è progettato per supportare sino a 100 m di cavo, quando in media nelle aziende i segmenti sono di 5-10 m. Sarebbe opportuno che lo switch fosse in grado di rilevare la lunghezza del cavo e di regolare conseguentemente i consumi energetici”.

Agostinelli: “Nell’industria, una delle priorità future riguarderà l’attuazione di strategie atte a ottenere un miglioramento dell’effi cienza. Un approccio sistematico alla misura e alla raccolta dati si può avvalere di dispositivi di misura, come la serie Eco-Power Meter di Panasonic. Sono contatori di energia grazie ai quali, attraverso una porta di comunicazione RS485, si possono mettere a disposizione di altri apparati i dati raccolti. Il sistema di raccolta (PLC) può eseguire poi il campionamento dei dati dei diversi strumenti tramite una rete cablata o wireless posta all’interno dell’impianto. Dal punto di raccolta si potrebbe avere una rappresentazione locale dei dati ottenuti tramite interfaccia operatore, oppure memorizzare o mettere i dati a disposizione di un livello superiore di raccolta. Quest’ultimo può essere costituito da PC in rete Ethernet locale (LAN), o da PC in remoto collegabili a PLC tramite diverse metodologie di telecontrollo cablato (Pstn, Adsl ecc.) o wireless (Gprs/Hspa). La rete che permette il passaggio e la condivisione delle informazioni costituisce dunque un elemento centrale, indispensabile per conoscere l’impianto e/o sistema, in modo poi da applicarvi le opportune misure, contromisure e gli investimenti”.

Rostan: “Se utilizzate correttamente, prestazioni di rete superiori e banda di comunicazione contribuiscono a risparmiare risorse ed energia. Anzitutto le prestazioni: gli utilizzatori di Ethercat, per esempio, riferiscono che, grazie ai brevissimi tempi-ciclo ottenibili mediante questo standard, essi hanno potuto ridurre drasticamente i tempi di attesa e incrementare in tal modo il rendimento dell’impianto in misura superiore all’aumento del consumo di energia. In altre parole, è stato ridotto il consumo di energia per singolo pezzo prodotto. Inoltre, la disponibilità di un’ampia banda di comunicazione, come quella messa a disposizione da Ethercat grazie al suo principio di funzionamento, costituisce una premessa per l’integrazione all’interno della rete di tecnologie di misura dell’energia, per il rilevamento e l’ottimizzazione dei consumi nei sistemi esistenti”.

Lutz: “In generale, si può dire che le tecnologie di rete abbiano un notevole impatto sull’efficienza e le performance, così come sul TCO delle macchine. Il bus di automazione Sercos, per esempio, è progettato per offrire performance elevate, alta flessibilità e un’accuratezza dell’ordine di nanosecondi, in modo da essere applicabile a tutti i tipi di applicazione di automazione, anche nelle macchine ad alte prestazioni. La possibilità di utilizzare una rete consolidata e standard per lo scambio dei dati legati al processo (motion, safety, I/O, visione) porta significativi vantaggi in termini di costi. Al contempo, le reti semplificano la comunicazione fra la periferia delle macchine e i sistemi di supervisione IT, in modo da offrire ulteriori vantaggi potenziali, per esempio legati al condition monitoring e all’ottimizzazione dei processi”.

Certificare o no?

FN: Sarebbe utile che esistesse uno standard o un marchio riconosciuto per le tecnologie di comunicazione atto a certifi carne l’effi cienza energetica o la sostenibilità, come ‘Energy Star’ per il settore ICT o le ‘etichette energetiche’ che contraddistinguono gli elettrodomestici?

Rostan: “No, non credo, nel caso delle tecnologie di comunicazione l’efficienza energetica viene conseguita piuttosto in modo indiretto, con il miglioramento del rendimento dell’applicazione, che non sul piano della tecnologia di comunicazione stessa. Per questo motivo una certificazione della tecnologia non credo abbia senso”.

Lutz: “Una rete può offrire determinate funzionalità, ma la sfida principale sta poi nella capacità di saperle impiegare al meglio per risparmiare energia o diventare più sostenibili. Penso che l’introduzione di una sorta di certificazione atta a provare il livello di efficienza energetica e/o sostenibilità di una rete di per sé creerebbe solo confusione”.

Laganà: “Aggiungerei che forse il problema riguarda più la certificazione dei fornitori, che quella dei prodotti”.

Randieri: “Ritengo che sarebbe utile, invece, poiché, così come già accade in altri settori, il consumatore avrebbe uno strumento in più per orientarsi meglio nella scelta degli apparati di rete da adottare, magari ponendosi dei quesiti sulle problematiche inerenti ai loro consumi. Sembra banale ma la maggior parte delle PMI in Italia non si è mai posto il problema di adottare delle soluzioni per la riduzione dei costi legati ai consumi energetici degli apparati di rete. Dalle parole non sarà facile passare ai fatti, occorreranno infatti anni prima che si definiscano dei protocolli di valutazione e attuazione condivisi”.

Browett: “L’esigenza di un riconoscimento si sente, in realtà, e qualcosa in questo senso si sta già muovendo. Alcune tecnologie di rete, per esempio CC-Link IE, offrono già delle funzioni particolari per la gestione energetica. Un’azienda che impiega le nostre reti sta già facendo delle dichiarazioni relative alla loro capacità di gestire l’energia. Ovviamente, questo tipo di asserzioni non sono comparabili con un sistema di certificazione come quello legato al marchio ‘Energy Star’. Per questo tipo di certificazione di conformità dovrebbero muoversi organismi come OSI o IEC”.

L’innovazione tecnologica si fa ‘green’

FN: Quali innovazioni tecnologiche possono aiutare la diffusione delle reti di comunicazione in progetti ‘green’?

 

Browett: “Potrebbe sembrare ironico, ma, ovviamente, anche le reti che servono a monitorare e controllare l’uso dell’energia, consumano a loro volta, in qualche modo, energia! Ebbene, i sistemi devono consumare poca energia, altrimenti saranno a loro volta parte del problema, anziché aiutare a risolverlo. Fra le tecnologie che possono supplire in questo figurano, per esempio, quelle legate all’energy harvesting. Grazie a esse un dispositivo di monitoraggio può letteralmente essere alimentato tramite vibrazioni o altri movimenti, in modo da ‘auto-alimentarsi’. Del resto, alla fi ne l’aspetto decisivo sarà economico, non tecnologico: se verrà dimostrato che il ritorno su questo tipo di sistemi si ottiene in un periodo relativamente ragionevole, e poi si continuano a generare ricavi, allora questa sarà la strada giusta da percorrere”.

Agostinelli: “Più che concentrarsi su tecnologie innovative, sarebbe utile definire quale caratteristica deve avere una tecnologia per una valida e significativa diffusione. Apertura e standardizzazione, per esempio, sono parte integrante delle soluzioni proposte da Panasonic, con l’obiettivo di garantire gli ingenti investimenti allocati dall’utilizzatore per il tempo più lungo possibile, rendendoli immuni da un’eccessiva dipendenza dai fornitori e da una troppo rapida obsolescenza tecnologica. Ciò avviene perché la standardizzazione porta alla creazione di una possibile offerta di più partner, tutti focalizzati su un’unica soluzione”.

Laganà: “Ho la sensazione che si vada avanti a colpi di annunci e nuove proposte, senza però che vi sia qualcosa di effettivamente consolidato e implementato”.

Randieri: “Sicuramente le tecnologie di ‘smart sensing’, ovvero le applicazioni di sensori e reti di sensori, possono contribuire in modo significativo a un uso più efficiente delle risorse, per affrontare le sfide ambientali e ridurre gli effetti del cambiamento climatico. Negli ‘smart building’, per esempio, l’accoppiamento degli standard minimi di efficienza energetica con l’uso della tecnologia dei sensori può essere un fattore importante per ridurre l’uso di energia elettrica e le emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia, si devono prendere in considerazione eventuali effetti di tipo ‘rimbalzo’, in particolare nei trasporti. Una maggiore efficienza dovuta all’impiego della tecnologia dei sensori deve essere accompagnata da una gestione della domanda di internalizzazione dei costi ambientali, per esempio incoraggiando il cambiamento sistematico nel comportamento dei consumatori e degli utenti, educandoli a un consapevole uso dell’energia. Le politiche e le iniziative del governo, a mio avviso, sono cruciali per favorire gli effetti ambientali positivi scaturiti dall’uso di sensori e reti di sensori. Una soluzione potrebbe essere un’intensa attività programmatica, che abbia come obiettivo quello di dimostrare e promuovere l’uso della tecnologia dei sensori mediante progetti pilota atti a offrire un valido supporto per lo sviluppo di standard aperti”.

Lutz: “Fieldbus e reti possono essere le architetture ‘abilitanti’, sulla base delle quali i costruttori di macchine e gli utenti finali implementano progetti ‘green’. Un buon esempio di questo è costituito dal profilo ‘Energy’ di Sercos. Sercos Energy è un profilo implementabile a livello applicativo, che definisce parametri e comandi per la riduzione dei consumi di energia in modo uniforme e indipendente dal fornitore. Può essere incorporato nei dispositivi Sercos da qualsiasi fornitore. Riduce il consumo di energia in tre modi: riduzione del carico permanente quando macchine/motori sono in stand by; aggiustamento dinamico del consumo energetico legato al processo in base ai tempi/dati di completamento ‘target’, per ottenere un carico parziale più efficiente; risparmio dell’energia durante il processo spegnando i componenti che non sono necessari in un certo particolare momento o punto del processo (attività parziale delle macchine)”.

Qualche esempio…

FN: Avete dei risultati da condividere, ottenuti in progetti vostri o dei vostri clienti?

 

Randieri: “La nostra azienda da sempre si è occupata di queste tematiche ed è stata una delle prime a progettare e costruire dei sistemi embedded per il telecontrollo remoto di apparati, con il duplice obiettivo di automatizzare questi ultimi, compatibilmente con il risparmio energetico. Siamo stati tra i primi in Italia a introdurre un sistema capace di controllare i carichi degli apparati permettendone l’attivazione e disattivazione in funzione delle politiche di risparmio energetico. Oggi, le maggiori esigenze dei nostri clienti sono focalizzate sul monitoraggio dei consumi delle macchine per la produzione. Stiamo mettendo a punto un sistema basato su tecnologie ‘smart sensing’, che stimiamo permetterà un abbattimento dei consumi tra il 10% e il 30% in funzione delle tipologie di applicazione”.

Agostinelli: “Primo fruitore della tecnologia Panasonic è la stessa Panasonic. Per cui riporto a titolo di esempio il sistema di monitoraggio realizzato presso l’impianto produttivo di Tastuno, dove, grazie a un sistema di raccolta dati su rete e alla serie Eco-Power Meter, vengono monitorate le varie utenze. In un momento successivo sono state prese le appropriate contromisure. Per la competitività aziendale, uno dei fronti di analisi è proprio la riduzione dei costi e, se si riesce grazie all’efficienza energetica a ottenere una riduzione nei costi dell’energia e un miglioramento dell’immagine aziendale, ciò va positivamente a beneficio dell’intera azienda”.

Rostan: “Un esempio significativo ci è stato riportato da un costruttore di macchine nel settore plastico: grazie alla riduzione dei tempi-ciclo che si è potuta ottenere grazie alle prestazioni di Ethercat, è stato possibile migliorare la precisione di fabbricazione. Di conseguenza, lo spessore delle pareti delle confezioni di yogurt prodotte è stata ridotta. La migrazione a una tecnologia di controllo basata su Ethercat ha portato in questo modo a un risparmio di circa 125 tonnellate di materiale plastico all’anno per singola macchina e a un conseguente risparmio energetico, infatti non è stato necessario fondere queste 125 tonnellate di plastica…”.

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Round Table published on Fieldbus & Networks N. 82 – February 2015

Fieldbus & Networks è uno strumento indispensabile per tutti coloro che progettano o utilizzano bus di campo e reti locali o geografiche in campo industriale o civile. La rivista descrive sia gli ambienti fieldbus standard sia quelli proprietari offrendo quindi una visione d’insieme su argomenti che spaziano dai problemi dei fieldbus utilizzati per collegare sensori e attuatori, alla connessione di unità di controllo, all’interfacciamento fra i dispositivi in campo e i sistemi di monitoraggio e supervisione. Fra i temi specifici, da segnalare l’uso di Internet e delle reti intranet nell’automazione industriale e la building automation. Fieldbus & Networks, si rivolge agli specialisti della comunicazione in campo industriale, ai system integrator e ai tecnici di produzione.

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